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Immagine macro della superficie di un passaporto svizzero: si vedono bene le croci in rilievo e intravvede la scritta

Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all'estero,

vi spero bene.

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E buona lettura.

Immagine macro della superficie di un passaporto svizzero: si vedono bene le croci in rilievo e intravvede la scritta
© Keystone / Christian Beutler

Più di uno svizzero su dieci vive all’estero; quasi due terzi dei nostri espatriati si sono stabiliti in Europa.

È quanto emerge dai dati pubblicati martedì dall’Ufficio federale di statistica (UST). A fine 2020, i cittadini svizzeri registrati presso una rappresentanza elvetica fuori dalla Confederazione erano 776’300, con un incremento dello 0,7% rispetto al 2019, più marcato tra gli anziani (over 65). Questi ultimi segnano un +2,8% e costituiscono il 22,2% del totale, mentre la fascia 18-64 cresce solo dello 0,2% e corrisponde al 56,7%.

Il 63% dei connazionali all’estero vive in Europa (in particolare in Francia, nella cui statistica rientrano però anche i territori d’oltremare); il 24% in America. Seguono l’Asia (7%), l’Oceania (4%) e l’Africa (2%).

Ma quali sono i singoli Paesi in cui vivono più svizzeri? E i Paesi/continenti in cui si registrano le maggiori variazioni?

  • Le principali risposte, nella notizia come riportata da tvsvizzera.it
  • Più dati (inclusi quelli di genere), nel sunto di SWI swissinfo.ch
  • Intanto, il Consiglio degli svizzeri all’estero è destinato a cambiare; come? L’analisi del mio collega Balz Rigendinger

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Dibattito
Moderato da: Melanie Eichenberger

Avete il passaporto elvetico, ma non siete mai stati in Svizzera?

Come mai? Non siete curiosi di scoprire le vostre origini? Raccontateci la vostra storia!

3 Commenti
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Palazzo federale a Berna visto specchiato in una pozza d acqua su piazza Federale
Keystone / Peter Klaunzer

Trasparenza non significa accesso gratuito alle informazioni. Di principio vale anzi il contrario.

È quel che ritiene la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, che ha respinto l’entrata in materia su un progetto del Nazionale che chiedeva che l’accesso ai documenti ufficiali, garantito a ogni cittadino in virtù della Legge sulla trasparenza, fosse di norma gratuito.

Stando alla maggioranza della CIP-S -6 voti contro 4 e 3 astenuti- la consultazione dei documenti deve invece prevedere la riscossione di un emolumento poiché il trattamento delle domande genera talvolta costi considerevoli. I commissari la ritengono inoltre una garanzia affinché vengano sottoposte solo richieste legittime.

La legislazione in vigore prevede tariffe differenziate (in molti casi l’evasione della richiesta è già gratuita) e, a giudizio della Commissione, appropriate.

Scaffale colmo di bottiglie in PET a loro volta colme di mozziconi di sigaretta, esposto all aperto in una giornata di sole
Parte del risultato della raccolta effettuata nell’ambito di stop2drop. Keystone / Anthony Anex

Classi scolastiche della Svizzera e del Liechtenstein hanno raccolto quasi un milione di mozziconi di sigaretta in due settimane.

Nell’ambito di una campagna promossa dall’Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo (At), si è così evitato l’inquinamento di una quantità d’acqua corrispondente a 31 piscine olimpioniche, secondo le stime della stessa At.

La raccolta -che ha rimosso dall’ambiente 958’181 cicche– si è svolta tra il 7 e il 22 marzo. Gli scolari hanno potuto contare su un ampio sostegno: familiari, gruppi ambientalisti locali, attivisti contro il fumo.

Lo scopo -oltre a convincere i giovani a non cominciare a fumare- è anche informare i tanti fumatori inconsapevoli dell’impatto che questi rifiuti hanno sulla natura. Le sostanze tossiche contenute in un solo filtro avvelenano oltre 40 litri d’acqua nelle falde e contaminano i microorganismi che ci vivono. Senza contare gli animali che ingeriscono i mozziconi.

Donne con copricapo attorno a un fuoco di notte in un campo profughi
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Una petizione consegnata martedì alla Cancelleria federale chiede di accogliere subito 5’000 rifugiati bloccati sulle isole greche.

Indirizzata al consigliere federale Ignazio Cassis, responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), e lanciata da medici vodesi della MASM, associazione per la salute dei migranti, la petizione ha raccolto 11’000 firme.

Secondo i medici, i rifugiati si trovano in condizioni “atroci e disumane”, perciò la Confederazione dovrebbe accoglierli “in maniera non burocratica, rapida e senza compromessi”, conducendo una procedura d’asilo in Svizzera.

I promotori, che invitano Cassis in quanto ex medico a ricordarsi degli “impegni etici” presi all’inizio della carriera e agire secondo coscienza, ritengono che si tratti di una sfida ampiamente alla portata di Berna.

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