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Economia e università: “Chi non è nel mainstream viene scomunicato”

Keystone-SDA

L'ambiente universitario vive in un clima di forte conformismo: chi in ambito economico esprime idee che si discostano dalla visione prevalente viene emarginato o messo a tacere.

(Keystone-ATS) Lo sostiene Alfred Schindler, finora alla testa dell’Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik (IWP).

Dopo sei anni alla guida del consiglio di fondazione dell’istituto annesso all’Università di Lucerna che si occupa di politica economica lo storico imprenditore attivo nel campo degli ascensori passa il testimone, riferisce oggi la Neue Zürcher Zeitung. A raccoglierlo sarà l’ex presidente della direzione della Banca nazionale svizzera (BNS) Thomas Jordan. In un’intervista congiunta, i due espongono le ragioni del loro impegno, lanciando un duro atto d’accusa contro l’attuale dibattito economico.

Il timore per il deterioramento delle condizioni quadro in Svizzera ha spinto Schindler a sostenere la fondazione dell’IWP nel 2020. Oggi, pur cedendo la presidenza “per motivi anagrafici e di salute”, resta convinto della missione: “All’IWP ci siamo dati il compito di comunicare fatti scientifici in un linguaggio comprensibile”, afferma il 76enne, sottolineando la necessità di contrastare la disinformazione e di spiegare la complessità, nell’ambito di una democrazia diretta che vede i cittadini sempre più passivi.

Thomas Jordan, uscito di scena dalla BNS nell’autunno 2024, illustra la sua adesione all’IWP con la volontà di colmare un vuoto percepito come pericoloso. “Prendiamo ad esempio la politica fiscale, che riveste un’importanza fondamentale per lo sviluppo economico: ho ripetutamente constatato che nel dibattito pubblico i fondamenti e i nessi vengono presentati in modo errato o incompleto. In questo caso l’IWP può contribuire con le sue analisi a una migliore comprensione”.

Oggi il mondo accademico appare a suo avviso anche poco concreto. “Sono sempre meno i professori che si esprimono sull’attuale politica economica”, osserva il 63enne. “Trent’anni o quarant’anni or sono era diverso. Evidentemente per gli scienziati non è molto allettante esporsi su questo tema. Preferiscono rinunciare a prendere posizione e non rischiare così di prestare il fianco alle critiche dell’opinione pubblica. La scienza si sta spostando sempre più verso ambiti puramente teorici: di conseguenza mancano ricercatori che si occupino di questioni pratiche. Deploro questo sviluppo. Ritengo quindi ancora più importante che l’IWP si opponga a questa tendenza”.

È Schindler, però, a usare le parole più dure, dipingendo un clima intollerante verso il dissenso nel mondo della ricerca economica. “Gli scienziati e i professori sono sotto forte pressione per conformarsi alle opinioni predominanti. Chi non si allinea al mainstream e sostiene una posizione diversa viene scomunicato, e questo può avvenire molto rapidamente. Proprio per questo motivo, all’IWP attribuiamo grande importanza alla completa indipendenza della ricerca. Il consiglio di fondazione non assegna alcun incarico. Allo stesso modo, non conduciamo campagne; altrimenti non mi sarei impegnato in questa iniziativa. L’istituto può essere credibile solo se è indipendente al cento per cento”.

Guardando alla Svizzera, entrambi condividono un’analisi critica. Schindler vede “un certo compiacimento, unito a un crescente disorientamento” e una frammentazione politica che blocca le riforme. Jordan lamenta che i presupposti del successo elvetico siano dati per scontati: “Penso che in Svizzera ci chiediamo troppo poco per quali ragioni da noi i salari rispetto all’estero sono così alti e perché lo stato funzioni in modo così esemplare”. Incoraggia, invece, una rivalutazione della figura dell’imprenditore, a suo dire cruciale per le giovani generazioni: “Sarebbe sicuramente da auspicare che il riconoscimento tornasse ad aumentare”.

Sulle crisi globali, dalla tensione fra Stati Uniti e Cina al debito pubblico, i due portano la loro esperienza. Schindler, pioniere in Cina con una joint venture nel 1980, la prima operazione di questo tipo per un’azienda occidentale, esorta alla resilienza di fronte all’incertezza, mentre Jordan ricorda come “l’essenza delle crisi cambia continuamente e così anche il modo in cui stati e aziende devono reagire”. Per la piccola Svizzera, la ricetta è la flessibilità, fondata su “stabilità fiscale e monetaria, cioè un basso indebitamento e una bassa inflazione”.

Schindler, da imprenditore, mette in guardia sul debito dello stato: “C’è un punto di non ritorno, la cosiddetta dominanza fiscale. Questo punto viene raggiunto quando lo stato non è più in grado di ripagare il proprio debito e costringe la banca centrale a mantenere artificialmente bassi i tassi di interesse. A mio avviso, la situazione in Francia è attualmente più preoccupante rispetto a quella italiana. In definitiva, ci sono solo due possibili soluzioni al problema del debito: lo stato dichiara bancarotta oppure si verifica un’iperinflazione”.

Infine il patron industriale lancia un monito sul tema della disuguaglianza, respingendo l’idea di un’élite finanziaria chiusa. “Ogni paese ha bisogno di persone di successo; ciò va ben oltre l’essere ricchi. Significa che aver successo deve valere la pena”, afferma. “Mi sembra importante spiegare questo nesso ai giovani: dobbiamo mostrare loro che molte porte sono aperte se si impegnano e credono nelle proprie possibilità”, conclude.

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