Falò in tutto l'arco alpino per un ecosistema fragile

Il falò acceso sul Bernina, nel Cantone dei Grigioni Keystone

Come ormai accade da 15 anni, il secondo sabato di agosto sull'arco alpino sono stati accesi numerosi falò a rammentare che la montagna va protetta e salvaguardata dai pericoli rappresentati più che mai dal traffico e dall'inquinamento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 agosto 2001 - 13:37

I fuochi in montagna - dalla Slovenia al Mediterraneo - servono a destare l'attenzione sulle minacce che gravano sulle Alpi e il loro ecosistema. L'iniziativa è coordinata dall'associazione «Fuochi nelle Alpi». I falò, in particolare in Svizzera, ricordano quelli che nei secoli passati servivano alle popolazioni montane per segnalare pericoli e sciagure.

In Ticino, invece dell'usuale fuoco sul Monte Generoso, si è preferita la pianura ed è stata scelta la località di Mendrisio, in segno di protesta contro il traffico dei camion sulla A2.

Gli ambientalisti vorrebbero ridurre la velocità a 100 km/h proprio sull'autostrada nella regione di Chiasso, quale misura per contenere e abbassare il tasso di ozono. Ai manifestanti hanno portato il loro sostegno i socialisti ticinesi Fabio Pedrina, in qualità di presidente dell'Iniziativa delle Alpi, e la consigliera di Stato Patrizia Pesenti.

Falò anche contro il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo: sono stati accesi a Hochalp ob Urnäsch (AI) e ad Alpe Fieud (TI). Altre fiamme di sensibilizzazione si sono levate a Belalp e Riederalp (VS), Marbach (LU), Rossberg ob Goldau (SZ), Sidelhorn (BE), Sissach (BL) e al passo Bernina (GR).

Gli ambientalisti dei paesi dell'arco alpino vogliono trasmettere, con questa loro iniziativa, anche un messaggio simbolico di resistenza e speranza. In questo modo, dal 1986, protestano contro il turismo di massa e l'aumento del traffico di transito nelle Alpi. Stigmatizzando la «follia della mobilità», propongono come alternativa una «regionalizzazione dell'economia». Condannano inoltre i danni causati dagli eserciti e lo sfruttamento abusivo di risorse idriche.

swissinfo e agenzie

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