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Prepensionamento sempre più in voga presso le grandi aziende

La proposta del presidente dei radicali Franz Steinegger di innalzare l'età di pensionamento ha sollevato un polverone. Tra i grandi gruppi industriali intanto il trend è però un altro: sempre più persone lasciano il lavoro prima dei 65 anni.

Con incentivi generosi grandi società come la ABB o la Novartis rendono il prepensionamento attrattivo per gli impiegati, come rivela un’inchiesta dell’Agenzia telegrafica svizzera. Karin Hottiger, direttrice dell’amministrazione della cassa pensione dell’ABB, ha detto che «il numero dei prepensionamenti è fortemente aumentato negli ultimi anni». Più di un collaboratore su due va in pensione prima dei 65 anni.

Chi si ritira dalla vita attiva a partire dai 62 anni all’ABB non è penalizzato, ad eccezione della rendita del secondo pilastro, che risulta ridotta per i mancati versamenti di contributi. Il gruppo elettrotecnico infatti concede una rendita di transizione: secondo la Hottiger si tratta di non mettere il bastone tra le ruote a collaboratori che si sentono stanchi. Si devono invece prevedere delle deduzioni della rendita in caso di partenza prima dei 62 anni.

Il quadro è differente alla Novartis: a seguito della ristrutturazione che ha seguito la fusione nei settori della chimica e farmaceutica praticamente tutti i pensionamenti sono anticipati, ha detto Hanni Thurnherr, sostituta caposervizio della cassa pensione. Nei prossimi anni la situazione dovrebbe normalizzarsi con un pensionamento prima dei 65 anni ogni due impiegati. Ogni anno di mancata attività costa all’assicurato il 2 percento della rendita, ma quale compensazione la Novartis prevede, come la ABB, una rendita di transizione.

La ristrutturazione incide sulla situazione anche alla Swisscom, che però ha la stessa politica: promuovere i pensionamenti anticipati con contributi finanziari. L’impiegato che si è assicurato sin dal ventesimo anno d’età a partire dai 60 anni percepisce la rendita completa sul 60 percento del guadagno assicurato. Con contributi solo a partire dal venticinquesimo anno la deduzione è dell’ 1,5 percento. Anche il gigante della telecomunicazione addolcisce la partenza a partire dai 62 anni con una rendita transitoria.

Non tutti gli imprenditori sanno offrire queste prestazioni: casse pensione meno dotate riducono la rendita fino a un massimo del 6,4 percento per ogni anno. Secondo Gregor Ruh, capo del servizio dell’Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza (ASIP), ciò ha un effetto dissuasivo sui lavoratori che rinunciano al prepensionamento.

Mentre i sindacati annunciano che a fare la spese di un innalzamento dell’età di pensionamento sarebbero i lavoratori a basso reddito e a tempo parziale, dunque con un modesto capitale nella cassa pensione, gli imprenditori, malgrado la tendenza attuale, temono un inaridimento del mercato del lavoro. La crescita economica, dicono, potrebbe rendere necessario il reimpiego di persone più anziane.

I prepensionamenti sono un segnale del bisogno di flessibilità dell’economia attuale ma, ammonisce Rudolf Schuppisser, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori, la Svizzera potrebbe avere un problema di un mercato del lavoro prosciugato. L’evoluzione demografica fa ritenere che il numero di pensionati aumenterà: secondo Schuppisser il capitale di know how che rappresentano potrebbe essere richiesto un giorno. «Il trend dei prepensionamenti degli anni ’90 potrebbe capovolgersi», ha concluso Schuppisser.

swissinfo e agenzie

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