Fleur Jaeggy ricorda l’amica Ingeborg Bachmann in un libro
L'autrice zurighese di lingua italiana Fleur Jaeggy era una cara amica della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann (1926-1973). Nel centenario della sua nascita, Jaeggy ricorda la poetessa nel libro "Gli ultimi giorni di Ingeborg" (Adelphi), in uscita oggi.
(Keystone-ATS) La morte di Bachmann, avvenuta il 17 ottobre 1973, suscita ancora oggi dubbi e congetture. È morta a causa delle ustioni che si era procurata da sola? O c’era qualcos’altro dietro? Fleur Jaeggy, Gran Premio svizzero di letteratura nel 2025, non si lascia coinvolgere da queste domande quando ricorda, con grande affetto, l’amica.
Nel libro “Gli ultimi giorni di Ingeborg” (Adelphi 2026), scritto in italiano ma uscito prima nella sua traduzione tedesca un mese fa, Jaeggy descrive tre episodi con il suo stile conciso.
Nell’agosto del 1971, lei e Bachmann si concedono una pausa in campagna. Jaeggy ricorda un’amica rilassata, che voleva semplicemente staccare la spina e si godeva il tempo trascorso a non fare nulla, tra chiacchierate serali e visite occasionali. Con il passare del tempo, di quei momenti sono rimasti solo dei ricordi sfuggenti.
Quella “geflügelte Heiterkeit über Abgründe” (in tedesco anche nel libro, che in italiano si può tradurre con “allegria alata sopra gli abissi”), così Jaeggy descrive quelle settimane citando un verso di Bachmann, si trasforma in oscurità nel ricordo che segue. L’amica, di 14 anni più giovane, sogna una lunga vita al suo fianco. Ma a Bachmann non viene concesso un tale destino: muore troppo presto.
Il letto d’ospedale: una zona di conflitto
Con poche parole, Jaeggy riapre nella terza parte del libro la ferita degli ultimi giorni di Bachmann. Jaeggy il 1° ottobre 1973 riceve una telefonata da Zurigo: “‘Die Ingeborg hat sich verbrannt’. Ingeborg si è ustionata”.
Si reca immediatamente a Roma, dove il letto d’ospedale nel reparto di terapia intensiva si trasforma in una zona di conflitto. Attraverso rapide annotazioni di diario, lascia intendere come siano entrati in gioco interessi che non hanno tenuto conto dei desideri della poetessa. Quest’ultima non ha potuto nemmeno scegliere il luogo della sua ultima dimora. “Avrebbe voluto essere sepolta nel cimitero inglese di Roma. Ma i suoi genitori hanno deciso altrimenti” – optando per la provinciale Klagenfurt, osserva Jaeggy con sobrietà.
Di tutto ciò rimangono solo speculazioni e questi ricordi precisi e intensi. Jaeggy, tra le righe, lascia ampio spazio per stati d’animo e intuizioni, in cui l’intima amicizia tra le due donne trova il posto giusto. Il 25 giugno cade il centenario della nascita della poetessa austriaca.*