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Fuggire da guerra diventa un lusso: jet privati a 200’000 dollari

Keystone-SDA

Nel Medio Oriente insanguinato dal conflitto la possibilità di lasciare la regione non è più una formalità, ma è diventata un privilegio riservato a chi può permetterselo.

(Keystone-ATS) Con le principali compagnie aeree del Golfo che operano a capacità ridotte è emerso un mercato parallelo tanto discreto quanto lucrativo, che interessa anche in particolare la Svizzera: quello dell’esfiltrazione con jet privati.

I prezzi – riferisce oggi Le Temps, che al tema dedica un’inchiesta – hanno raggiunto cifre astronomiche: fino a 200’000 dollari (circa 158’000 franchi) per poche ore di volo, soldi che consentono a clienti VIP di lasciare la zona di guerra in sicurezza. “Assistiamo semplicemente alla legge del mercato”, spiega al quotidiano Andreas Wittmer, direttore del Centro per l’aviazione e lo spazio dell’Università di San Gallo. “Se la domanda aumenta, i prezzi salgono. Esiste una clientela in grado di sostenere queste tariffe elevate”.

Stando alla testata romanda le società di aerei privati ginevrine e zurighesi figurano tra gli attori principali di questo nuovo mercato. In una situazione che evolve di ora in ora, si sono mobilitate per rispondere alla crisi, mettendo a disposizione velivoli a lungo raggio e offrendo soluzioni di co-jetting (condivisione dell’aereo) per ripartire i costi tra più clienti.

I prezzi sono schizzati alle stelle. Un volo Dubai-Istanbul che prima della crisi costava circa 50’000 dollari può ora raggiungere i 100’000 dollari su un light jet (6-8 posti). Per un aereo più grande, il prezzo può arrivare a 200’000 dollari. Molti testimoni riferiscono che per raggiungere l’Europa via Oman o Arabia Saudita si spendono tra 150’000 e 200’000 euro (da 137 000 e 183 000 franchi).

Ma non sono solo i miliardari a fuggire. Secondo Le Temps sempre più spesso sono expat ordinari a diventare clienti involontari del lusso. Il giornale presenta il caso di un 43enne residente a Dubai con famiglia che dopo aver tentato invano con le compagnie commerciali ha trovato su un gruppo WhatsApp un’altra famiglia con cui dividere un jet. Il costo, inizialmente di 180’000 dollari, si è così dimezzato. Più famiglie si uniscono insomma per trasformare un prezzo insostenibile in una cifra ancora accettabile.

La crisi – concludono i giornalisti di Le Temps – ha rivelato un mondo in cui l’accesso alla sicurezza si segmenta quasi istantaneamente. Da un lato chi attende un messaggio dal consolato o un posto su un volo commerciale pagato a caro prezzo. Dall’altro chi chiama un broker, un autista, una società di risk management e magari successivamente trasferisce anche una parte dei propri averi. In questa ricomposizione, la Svizzera appare un discreto crocevia. “Quando Dubai vacilla, Ginevra e Zurigo non restano fuori dal campo: formano, a loro modo, una delle retrovie della crisi”, conclude il giornale.

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