La lotta mondiale contro il tabacco è ostacolata dalle ingerenze dell’industria, di cui la Svizzera resta l’epicentro
Ginevra ospita la sede dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), eppure la Svizzera non ha ratificato la convenzione quadro per la lotta al tabagismo e rimane uno dei Paesi più permeabili all'influenza dell’industria delle sigarette.
In quanto sede dell’OMS, Ginevra è la capitale mondiale della lotta contro il tabagismo. L’undicesima sessione della Conferenza delle Parti (COP11) alla Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo (CCLAT)Collegamento esterno si è tenuta dal 17 al 22 novembre 2025.
La Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo (CCLAT) impegna le sue parti a porre fine all'”epidemia mondiale di tabagismo”. Il trattato fornisce un quadro giuridico e una serie di misure per contrastare il fumo. Le avvertenze sanitarie illustrate sui pacchetti di sigarette, le leggi che vietano di fumare e gli aumenti delle tasse sui prodotti del tabacco ne sono alcuni esempi.
La Convenzione conta 183 Parti. La Svizzera l’ha firmata nel giugno 2004, ma non l’ha mai ratificata.
La CCLAT ha festeggiato nel 2025 i suoi 20 anni di esistenza. È il primo trattato negoziato sotto gli auspici dell’OMS e uno dei trattati delle Nazioni Unite più ampiamente adottati della storia.
“Diverse decisioni chiave sono state adottate” nel corso di questa COP11, ha annunciato Andrew Black, capo ad interim del Segretariato della CCLAT, durante la conferenza stampa di chiusura. “Queste decisioni rafforzeranno l’attuazione del trattato, (…) contribuiranno a salvare milioni di vite negli anni a venire e a proteggere il pianeta dai danni ambientali causati dal tabacco”, ha dichiarato.
Tra queste, figurano misure mirate all’inquinamento ambientale provocato dai rifiuti dei prodotti del tabacco e dei loro derivati, o ancora il divieto dei prodotti del tabacco e delle sigarette elettroniche in tutti i locali delle Nazioni Unite. È stata inoltre ribadita l’importanza del finanziamento dei programmi nazionali di lotta al tabagismo.
Una COP sotto influenza
Resta il fatto che, non essendo stato raggiunto un consenso entro i termini previsti, due punti all’ordine del giorno sono stati rinviati alla COP12, che si terrà nel 2027 in Armenia. Tali punti riguardavano l’obbligo per i Paesi di attuare misure di lotta contro la dipendenza da nicotina e di proteggersi dagli interessi dell’industria del tabacco e dalle sue “affermazioni sanitarie fallaci sulla riduzione degli effetti nocivi”, ha spiegato Kate Lannan, giurista principale presso il Segretariato della CCLAT.
Il riferimento era agli argomenti sviluppati dai colossi del tabacco secondo cui un prodotto a tabacco riscaldato, per fare un esempio, sarebbe meno nocivo per la salute di una sigaretta. “L’industria del tabacco (…) fornisce informazioni attraverso la propria prospettiva commerciale, che sono del tutto incompatibili con il diritto umano alla salute e con la Convenzione”, ha sottolineato la dottoressa Reina Roa, presidente della COP.
Per la CCLAT, “l’incredibile ingerenza dell’industria del tabacco” rimane uno dei principali ostacoli all’attuazione di un controllo del tabacco veramente efficace su scala globale, ha rincarato Andrew Black, aggiungendo che l’industria si era particolarmente interessata a questa COP e che erano stati segnalati tentativi d’influenzare i negoziati.
“Possiamo constatare che molte delegazioni sono state probabilmente istruite [dall’industria]”, ha indicato un membro di una delegazione nazionale dell’Unione Europea al sito EuractivCollegamento esterno. “Ripetono gli stessi argomenti, a volte parola per parola”.
Fin dall’apertura della COP11, diversi piccoli Paesi avevano ripreso gli argomenti della “riduzione del rischio” promossi dai produttori, si legge nell’articolo.
Un’industria influente in tutto il mondo
Le tattiche d’ingerenza dei produttori di sigarette non arretrano nel mondo, al contrario. Sarebbero sempre più aggressive, secondo l’edizione 2025 del Global Tobacco Industry Interference IndexCollegamento esterno (Indice mondiale di interferenza dell’industria del tabacco).
Pubblicato a metà novembre dello scorso anno, il rapporto indica che i fabbricanti hanno tentato d’interferire attivamente nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche, avvicinando figure decisionali di numerosi Paesi con promesse di investimenti e occupazione, viaggi tutto compreso per visitare i loro impianti o ancora iniziative di responsabilità sociale.
Molti governi cedono alla pressione. L’influenza del settore si è rafforzata in quasi la metà (46) dei 100 Paesi valutati dall’indice. Poco più di una trentina hanno fatto progressi e solo 18 hanno adottato nuove misure o rafforzato l’attuazione di quelle esistenti per proteggersene.
La Svizzera in coda al gruppo
E, in materia, la Svizzera fa la figura del cattivo allievo. Ottiene il secondo punteggio più alto, ovvero il penultimo posto. Solo la Repubblica Dominicana fa peggio. E il punteggio della Svizzera non ha fatto che aumentare, passando da 92/100 nel 2021 a 95 nel 2023, per attestarsi a 96 nel 2025.
Per spiegare questo risultato così negativo, bisogna innanzitutto precisare che, pur ospitando la sede della Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo, la Confederazione stessa figura tra la manciata di Paesi che non ne fanno parte. Non è quindi vincolata da alcun impegno internazionale.
Benché abbia firmato la CCLAT nel 2004, non l’ha mai ratificata, non riuscendo a conformarsi alle sue esigenze. Il 26 novembre, in risposta a una mozione parlamentareCollegamento esterno socialista, il Governo si è detto favorevole a tale ratifica. Mentre il personale sanitario la chiede a gran voceCollegamento esterno, gli ambienti economici vi si oppongonoCollegamento esterno.
La sede dei colossi del tabacco
L’industria del tabacco è un peso massimo dell’economia in Svizzera. Il Paese alpino ospita da molti anni le sedi di tre dei giganti mondiali del settore: Philip Morris International (PMI), British American Tobacco (BAT) e Japan Tobacco International (JTI), ma anche di altri attori come Oettinger Davidoff e Villiger Söhne.
Questi siti sono importanti fonti sia di entrate fiscali che di posti di lavoro. Le loro sedi, in particolare il modernissimo sito di ricerca e sviluppo di PMI a Neuchâtel, sono regolarmente oggetto di visite sponsorizzate da parte di figure decisionali di altri Paesi, si legge nel rapporto del Global Tobacco Industry Interference Index.
Numerose ramificazioni politiche
Forte del suo contributo economico, l’industria del tabacco è anche molto ben inserita nei circoli politici elvetici. La nota porosità tra i due mondi è la ragione principale della pessima classifica della Svizzera, come avevamo già spiegato nell’articolo sottostante, nel 2022.
Altri sviluppi
La Svizzera è uno dei Paesi in cui la lobby del tabacco è più influente
“Esiste un numero incredibilmente alto di legami diretti tra il Parlamento e la lobby del tabacco”, afferma LobbywatchCollegamento esterno, un’organizzazione specializzata nel monitoraggio dei gruppi di interesse in Svizzera, che ha contribuito all’indice di interferenza dell’industria del tabacco.
Secondo le sue ricerche, una trentina di membri del Parlamento intrattengono relazioni dirette o indirette con il settore, tra cui parlamentari che siedono nelle commissioni incaricate della regolamentazione del tabacco, le cui deliberazioni sono segrete. Diversi esponenti del Legislativo hanno consegnato a rappresentanti dell’industria i propri tesserini di accesso alle aree riservate del Parlamento federale, in modo del tutto legale.
Il sistema svizzero autorizza i membri del Parlamento a essere retribuiti da vari gruppi e organizzazioni private, parallelamente alle loro funzioni elettive. Questi legami d’interesse devono essere dichiarati, ma non l’importo dei compensi.
Queste regole differiscono da quelle che disciplinano il lobbismo al Parlamento europeo. Anche lì l’industria del tabacco svolge un’attività di lobbying attiva e legale. Ma chi fa lobbismo deve iscriversi al Registro per la trasparenzaCollegamento esterno e dichiarare, ad esempio, l’importo e l’oggetto delle proprie attività, o ancora l’elenco degli appuntamenti. I versamenti di denaro a eurodeputate ed eurodeputati non sono considerati lobbismo, ma corruzione.
Un debole controllo sul tabacco
In Svizzera, invece, nulla impedisce all’industria del tabacco di finanziare candidature o partiti (i partiti di destra UDC e PLR hanno d’altronde ricevuto denaro da PMI durante le elezioni federali del 2023), né di partecipare all’elaborazione delle politiche.
Lobbywatch ritiene che “l’influenza della lobby del tabacco nel processo legislativo si sia manifestata chiaramente durante l’attuazione dell’iniziativa popolare ‘Giovani senza tabacco’”. Un testo accettato nel 2022, che esigeva il divieto della pubblicità per i prodotti del tabacco destinata a bambine, bambini e giovani, e che all’epoca costituiva una delle prime misure di regolamentazione degne di nota da anni. Alcune disposizioni centrali sono state “annacquate”, afferma Lobbywatch.
Per il Global Tobacco Industry Interference Index, tutto ciò si riflette nella “debolezza delle leggi svizzere in materia di lotta al tabagismo”. Secondo l’ultima classifica della “scala di controllo del tabacco” (Tobacco Control Scale), che risale al 2021, la Confederazione è il Paese del continente europeo che regolamenta meno il tabacco dopo la Bosnia-Erzegovina.
A cura di Virginie Mangin
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