Renens, la Mecca svizzera dell’hip-hop
La mostra “Get Rich or Die Tryin’” mette in luce la forza universale della cultura hip-hop, le cui radici svizzere si trovano in un sobborgo di Losanna.
Renens, alla periferia di Losanna, ha avuto un ruolo centrale nella storia del rap svizzero. “Renens è stato uno degli epicentri del rap negli anni Ottanta e Novanta e ha segnato la storia, perché da qui provengono Carlos Leal e il gruppo Sens Unik”, spiega Chantal Bellon, direttrice dello spazio espositivo Ferme des Tilleuls a Renens.
Il rapper Carlos Leal ha potuto allestire un intero piano della mostra, che ripercorre il suo percorso personale e la nascita della cultura hip-hop a Renens.
Un tuffo nel passato
La sala è allestita come la stanza di un adolescente degli anni Ottanta: su un vecchio televisore scorrono videoclip musicali, in un angolo c’è un banco con i vecchi quaderni di Carlos Leal. Alle pareti, foto di famiglia, amici, graffiti – e persino una multa per danni materiali, che richiama gli anni giovanili ribelli.
Carlos Leal ha scritto a mano sulle pareti dei versi, un testo rap. Per esempio: “All’inizio eravamo una manciata di nomi solari, figli di operai”. Una frase che riflette le origini di Leal come figlio di immigrati spagnoli e collega la sua storia alla narrazione universale dell’hip-hop.
Chantal Bellon sottolinea: “La cultura hip-hop è una storia universale di migrazione, rivendicazioni e desiderio di conquistare una voce attraverso la musica”.
La parete di fronte è dedicata alla storia del gruppo Sens Unik, a partire dal 1989. Qui si trova un articolo del Sonntagsblick del 1° marzo 1992 sul primo album della band, “Le VIième Sens”. “Rap dalla Romandia? Mais oui!” recita il titolo incorniciato. Accanto, dischi d’oro, premi e foto dallo studio.
Il ritorno di Sens Unik:
Rap come promessa di ascesa
La mostra principale “Get Rich or Die Tryin’” (anche il titolo dell’albo di debutto del rapper americano 50 cents), curata dal fotografo Paolo Woods e dal curatore Lars Lindemann, è stata ripresa da un festival fotografico italiano.
Presenta opere di dodici fotografe e fotografi internazionali che hanno documentato e diffuso l’evoluzione della cultura hip-hop. Tra queste, gli scatti di Sophie Bramley con scene di strada crude dal Bronx degli anni Ottanta, ma anche immagini di rapper che posano con auto vistose.
Il filo conduttore di questa esposizione fotografica, spiega Bellon, è mostrare come il rap sia stato percepito – e lo sia ancora – come un’opportunità per salire nella scala sociale e diventare ricchi.
Tutto è iniziato con i beat del Bronx
La mostra di Renens è arricchita da un’ampia panoramica storica: dalle origini della cultura hip-hop nel Bronx – passando per il successo di Sens Unik in Svizzera – fino a Kendrick Lamar, che l’anno scorso è stato il primo rapper solista a esibirsi nello show dell’intervallo del Super Bowl.
L’esposizione, articolata in tre sezioni, attira un pubblico variegato: “vecchi fan del rap degli anni Novanta, che vengono per nostalgia e amore per l’hip-hop. E ventenni che non conoscono Sens Unik”, racconta Chantal Bellon. “Non è grave, ma è importante ricordare da dove viene questo movimento e chi sono le persone che gli hanno permesso di esistere anche in Svizzera”.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
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