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Train surfing, un giovane sopravvisuto per miracolo: “È stato il dolore peggiore della mia vita”

Giovane con il volto coperto davanti a un treno
Noah la scorsa estate è rimasto folgorato dopo essere salito su un treno fermo in stazione. Ustionato a una gamba, è sopravvissuto. [GETTY IMAGES ISTOCK]

Per la corsa ai "like" sui social network, alcuni giovani si arrampicano sui treni e mettono a rischio la propria vita. Nella Svizzera tedesca, dall'inizio dell'anno sono stati registrati quattro decessi. Due ex adepti del "train surfing" raccontano alla SRF perché hanno smesso.

La scorsa estate, quando aveva 17 anni, Noah (nome di fantasia) è scampato per un soffio alla morte, nell’ambito di una pratica che fino ad allora gli procurava adrenalina e un senso di libertà: il “train surfing”.

Salito su un treno ancora fermo in stazione, tocca con la gamba un elemento sotto tensione. La corrente attraversa il suo corpo fino al suolo. “È stato il dolore peggiore della mia vita”, confida alla SRF.

La scarica lo proietta dal tetto e il govane atterra sul pietrisco. Adrenalina e dolore si mescolano nel suo corpo. “Avevo l’impressione che le mie ossa stessero bruciando dall’interno, che il mio sangue bollisse nella gamba.” Riesce a raggiungere la banchina e a chiedere aiuto. Poi tutto diventa confuso. Assistito, trascorrerà due giorni in ospedale. “Non mi sentivo più un essere umano.”

Testimoniare per evitare nuovi drammi

Per Noah, questo episodio doloroso ha segnato la fine della sua esperienza di “train surfing”. Ha dovuto rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia minorile. Un “male minore”, secondo lui. “Avrebbe potuto succedere su un treno lanciato a 200 km/h. Ora non sarei più qui”. Oggi fatica a capire come abbia potuto correre rischi simili; all’epoca, racconta, sognava persino di salire un giorno su un TGV.

Noah ha filmato l’incidente con una videocamera montata sul corpo. L’urlo che il giovane emette nel momento in cui l’arco elettrico lo colpisce è glaciale. “Gli altri devono vedere queste immagini. È la realtà nuda e cruda. Altrimenti non smetteranno”, insiste Beni (nome di fantasia). Anche lui, ex adepto del “train surfing”, ha deciso di testimoniare per prevenire nuovi drammi.

due giovani uomini
Ex adepti del “train surfing”, Noah e Beni hanno accettato di testimoniare in forma anonima per evitare nuovi drammi. SRF

Ustioni gravi, amputazioni o morte

Bruno Gugelmann, responsabile della sede di Olten del servizio d’intervento delle Ferrovie federali svizzere (FFS), conferma la pericolosità di questa pratica. La corrente elettrica “è un pericolo che non si sente, non si vede e non si percepisce”, sottolinea. Poiché è impossibile stabilire con precisione da quale distanza una linea ad alta tensione diventi pericolosa, raccomanda di rimanere distanti sempre almeno due metri.

La corrente può attraversare il corpo anche a distanza, con conseguenze estremamente gravi: ustioni severe, amputazioni o decesso. All’inizio di febbraio, un adolescente nel Canton Argovia è salito su un treno con un amico nella stazione di Lenzburg, si è avvicinato troppo a elementi sotto tensione ed è rimasto folgorato. La scarica, nel suo caso, è stata fatale.

Per Bruno Gugelmann, questi incidenti sono traumatici per i familiari, ma anche per chi interviene in aiuto. Dopo simili casi, vengono mobilitate le squadre d’intervento delle FFS, i macchinisti e i servizi di soccorso. “Vivere una situazione del genere sul posto, non lo auguro a nessuno”, afferma. E mette severamente in guardia: “State giocando con la vostra vita. E la vita non è un gioco.”

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Mettere a rischio la vita per un “like”

Il giovane deceduto in Argovia era attivo nel piccolo ambiente dei “train surfer” ed era in contatto con Beni e Noah. Entrambi sono rimasti profondamente segnati dalla nuova tragedia. “Mi sento in parte responsabile”, confida Noah. Il giovane osa perfino un paragone: “Se vendo un’arma a qualcuno e lui la usa per uccidere, ho anch’io una parte di responsabilità.”

Questo senso di colpa non nasce dal nulla. Come molti altri appassionati, Beni e Noah pubblicavano online le loro “imprese”, video che potevano indurre altri giovani a imitarli. Un recente studio dell’Ospedale universitario di Zurigo (“Burned for the likes”, letteralmente “Bruciati per i like”) mostra che i social network tendono a glorificare questi comportamenti a rischio e a incoraggiarne l’emulazione.

Con il tempo, i due giovani hanno preso coscienza della pericolosità delle loro azioni. Prima hanno reso privato il loro account, poi lo hanno definitivamente cancellato. Oggi invitano gli altri membri della scena a fare lo stesso. Se ora mettono in guardia con tanta insistenza, è perché l’incidente di Noah e gli altri drammi lasciano cicatrici. I due ragazzi hanno capito che la vita può cambiare all’improvviso.

Quattro morti in Svizzera dall’inizio dell’anno

Quest’anno, in appena tre mesi, quattro adolescenti sono morti in Svizzera dopo essere saliti su treni e aver subito un’elettrocuzione.

A gennaio, un quattordicenne è morto a Langenthal (canton Berna), poi un altro diciassettenne a Zofingen (Argovia), entrambi dopo essere saliti su vagoni merci.

All’inizio di febbraio, un diciottenne ha perso la vita tra Lenzburg e Beinwil am See (Argovia). All’inizio di marzo, un diciannovenne è deceduto anche a Erstfeld (Uri).

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