Il processo a Trump per il caso pornostar inizia il 25 marzo
(Keystone-ATS) Comincerà il 25 marzo il processo a Donald Trump per l’accusa di aver pagato illegalmente la pornostar Stormy Daniels e un’ex coniglietta di Playboy perché non rivelassero durante la sua precedente campagna elettorale le relazioni che aveva avuto con loro.
Lo ha deciso il giudice di New York Juan Merchan. Il caso della pornostar sarà quindi il primo processo penale che Trump dovrà affrontare durante la campagna elettorale, anche se viene ritenuto il meno rischioso dei quattro pendenti, sia politicamente che in termini di potenziale condanna in carcere (rara per un incensurato per la falsificazione di documenti contabili).
La decisione del giudice è arrivata dopo l’ennesimo show di The Donald prima e dopo l’udienza. “Non c’è alcun caso, non c’è alcun crimine… è solo un’interferenza elettorale per tentare di fermarmi perché sono avanti nei sondaggi. Invece di essere in giro per gli eventi elettorali sono in tribunale a difendermi da una persecuzione politica da terzo mondo, da repubblica delle banane”, ha attaccato come se fosse un comizio, accusando il procuratore Alvin Bragg di occuparsi di lui “anziché di una New York sempre più sporca, corrotta e pervasa dalla violenza criminale”.
Il processo è il meno rischioso dei quattro pendenti, perché si tratta di reati precedenti alla presidenza di Trump e la potenziale condanna in carcere è rara per un incensurato accusato di questo reato. Ma il dibattimento pubblico su una vicenda del genere rischia di essere imbarazzante. E, nel caso fosse ritenuto colpevole e venisse eletto presidente, non potrà concedersi la grazia, trattandosi di reati statali.
Idem per il processo ad Atlanta per i suoi tentativi di ribaltare il voto in Georgia nel 2020, che rischia però di essere rinviato o di saltare per la relazione clandestina e i possibili conflitti d’interesse tra la procuratrice Fani Willis e Nathan Wade, il collega ingaggiato per istruire l’inchiesta e che avrebbe utilizzato parte dei lauti compensi ricevuti (oltre 500 mila dollari) per pagare viaggi di coppia con lei.
Robin Yeartie, una ex amica e collaboratrice della procuratrice, ha testimoniato oggi che il suo affair con Wade cominciò nel 2019, ben prima che lei lo coinvolgesse nell’inchiesta contro il tycoon, smentendo così Willis. La coppia ha subito un interrogatorio imbarazzante e ora il giudice Scott McMcAfee dovrà decidere se escludere la procuratrice dal processo, come chiede il tycoon.
Intanto è attesa per venerdì la sentenza nel processo civile a Donald Trump e ai suoi due figli Donald Jr ed Eric per gli asset gonfiati dell’holding di famiglia. L’accusa ha chiesto sanzioni per 370 milioni di dollari e il bando del tycoon dall’attività imprenditoriale nello Stato di New York (per i figli solo per cinque anni): sarebbe una batosta micidiale all’impero economico di The Donald e alla sua immagine di imprenditore di successo.