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India: rogo a ospedale di Calcutta, strage di pazienti

(Keystone-ATS) Un pauroso incendio in un moderno ospedale di Kolkata, l’antica Calcutta megalopoli famosa per Madre Teresa, ha causato la morte di 89 pazienti e sollevato un’ondata di polemiche sulla mancanza di misure di sicurezza nei locali pubblici indiano.

Il disastroso rogo, uno dei più gravi mai accaduti in India, si è sviluppato in piena notte in un centro della catena ospedaliera privata Amri Hospital, una struttura all’avanguardia, ma priva di misure antincendio e sistemi di evacuazione di emergenza. Per la grave carenza, la polizia ha arrestato sei responsabili, tra cui due industriali, RS Goenka e SK Todi, che sei anni fa hanno fondato l’ospedale che si vanta sul suo website di essere uno tra i migliori dieci nosocomi della città bengalese. La tragedia ha provocato anche la rabbia dei familiari delle vittime che accusano i medici e infermieri di aver abbandonato i pazienti per mettersi in salvo.

Secondo la ricostruzione dei media indiani, le fiamme si sono propagate in un sotterraneo dove è situato l’impianto di condizionamento dell’aria e dove c’erano diverse sostanze infiammabili. La combustione del materiale ha sprigionato in pochi istanti una colonna di fumo che ha invaso i piani superiori dove erano ricoverati 160 pazienti, tra cui una cinquantina in sala di rianimazione. Le squadre di vigili del fuoco sono intervenute quasi subito, ma i soccorsi sono stati rallentati dai gas nocivi accumulati nei reparti privi di finestre e di uscite di emergenza.

Dall’autopsia è emerso che la maggior parte delle morti sono state causate da avvelenamento da monossido di carbonio, il “killer invisibile” che ha colto molti nel sonno. Intrappolati nelle stanze piene di fumo e incapaci di muoversi, i malati sono così stati condannati a un’orribile fine.

L’ultimo rogo risale allo scorso 23 marzo quando oltre 40 persone sono morte carbonizzate in un palazzo d’epoca della centrale Park Street.

Calcutta tra miseria e ospedali a 5 stelle

Calcutta, o Kolkata secondo la nuova denominazione, è la terza metropoli indiana con una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, ma è al primo posto per il degrado e lo squallore delle baraccopoli dove ancora adesso le suore di Madre Teresa raccolgono i “più poveri tra i poveri”.

Ma accanto alla profonda miseria nella città bengalese, ex capitale dell’India britannica, convivono anche i segni del benessere sorti di recente grazie al boom economico. Il centro privato specializzato Amri Hospital, dove un rogo ha ucciso quasi 90 pazienti, è una catena ospedaliera all’avanguardia dotata di strutture moderne riservata alla nuova classe emergente. Nulla a che vedere con i fatiscenti ospedali governativi.

Nonostante fosse COme un hotel a “cinque stelle”, la palazzina era completamente priva di misure antincendio e di un sistema di evacuazione in caso di emergenza. La sciagura ha sollevato il velo sulla sicurezza degli edifici pubblici nella megalopoli diventata famosa come “Città della gioia” grazie a un fortunato romanzo scritto nel 1985 dal francese Dominique Lapierre e dedicato all’infaticabile opera della suora albanese nei lazzaretti. Da quest’anno lo Stato del West Bengala, di cui fa parte, è governato da una nuova leader, Mamata Banerjee, nota come la “pasionaria dei contadini”, che è riuscita a sconfiggere il partito comunista che era al potere da 34 anni, ma che aveva completamente fallito le politiche di lotta alla povertà e di industrializzazione della regione.

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