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Iniziativa SBTi finanza e clima, colpo di freno in Svizzera

Tra le aziende che hanno voltato le spalle all'iniziativa vi sono anche due colossi della Borsa elvetica. Keystone-SDA

La Science Based Targets initiative (SBTi), un'iniziativa internazionale che aiuta aziende e istituzioni finanziarie a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni allineati all'accordo di Parigi, sta perdendo colpi in Svizzera.

(Keystone-ATS) Dopo anni di crescita sostenuta il numero di imprese che aderiscono al progetto procede ora a rilento e alcuni dei nomi più illustri del panorama economico elvetico hanno scelto di fare marcia indietro. Un fenomeno che, a livello mondiale, non trova invece riscontro.

A fine 2025 le aziende elvetiche affiliate alla SBTi erano 286, mentre oggi sono 303, con un incremento di appena il 6% in sei mesi, molto inferiore rispetto ai ritmi degli anni precedenti. Nel frattempo 249 realtà hanno già ottenuto la validazione per i propri obiettivi di riduzione delle emissioni a breve termine e 90 hanno anche un piano di zero emissioni nette; le restanti 54 sono ancora nella fase “committed”, in attesa di presentare i propri obiettivi.

A frenare la crescita non è però solo il minore entusiasmo di nuove adesioni: sono infatti ben 23 le aziende che hanno voltato le spalle alla SBTi o che non hanno rispettato i termini per la presentazione degli obiettivi. Tra queste spiccano due colossi dello Swiss Market Index (SMI), l’indice di riferimento della borsa svizzera, che comprende i 20 gruppi principali: la compagnia assicurativa Zurich e il riassicuratore Swiss Re. Nell’elenco degli addii illustri figurano anche il gigante chimico EMS-Chemie, il gruppo industriale Sulzer e MCH Group, società attiva nell’organizzazione di fiere.

Interpellato sulle tendenze in atto, Damian Oettli di WWF Svizzera, uno dei fondatori dell’iniziativa, non si dice preoccupato. “Non esiste probabilmente un’altra iniziativa ambientale che sia riuscita a radicarsi così rapidamente nel mondo imprenditoriale”, spiega all’agenzia Awp. “D’altro canto, per raggiungere il traguardo di zero emissioni nette nella Confederazione c’è ancora molto lavoro da fare: tutte le imprese devono dare il loro contributo”.

Secondo l’esperto il rallentamento della crescita è fisiologico. “Dopo una prima fase di forte espansione molte grandi aziende pioniere hanno già presentato i loro obiettivi. Inoltre i requisiti per la definizione dei target sono diventati più ambiziosi: le aziende investono oggi più tempo nella creazione di strategie climatiche robuste e nella loro attuazione. Dal nostro punto di vista, questo è più importante che raggiungere numeri di adesioni il più alti possibile.”

Riguardo ai ritiri di Zurich e Swiss Re, l’esponente del WWF parla di una scelta “senza dubbio deplorevole, poiché entrambi i gruppi sono attori importanti nel settore finanziario.” Aggiungendo però: “La credibilità della SBTi non viene messa in discussione da questo: essa dipende dalla base scientifica degli standard e dai processi trasparenti, non dai singoli membri.” Oettli riconosce però come “questi casi mostrino anche chiaramente che, in particolare nel settore finanziario, esistono notevoli tensioni politiche e regolatorie”. Ciò che conta, a suo dire, “è che le aziende continuino a perseguire obiettivi climatici credibili e rendano pubblici i loro progressi, a prescindere da un impegno con la SBTi”.

A livello globale, il quadro è completamente diverso. Alla fine del 2025, la SBTi contava oltre 12’300 aziende in tutto il mondo e a metà del 2026 il numero ha superato le 13’800 unità. La progressione internazionale è quindi molto più sostenuta rispetto a quella svizzera, trainata in particolare da un’impennata di nuove adesioni provenienti dall’Asia – con Cina, Giappone, Taiwan e India in prima fila – ma anche da Africa, America Latina e Caraibi.

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