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Iran: funzionario, morti verificate sono almeno 5000

Keystone-SDA

Un funzionario iraniano ha dichiarato che le autorità hanno accertato che almeno 5000 persone sono state uccise durante le proteste in Iran, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza.

(Keystone-ATS) Il funzionario incolpa “terroristi e rivoltosi armati” per l’uccisione di “iraniani innocenti”, scrive l’agenzia di stampa britannica Reuters sul suo sito.

Il funzionario, che ha preferito restare anonimo data la delicatezza della questione, ha anche riferito all’agenzia che alcuni degli scontri più pesanti e il maggior numero di morti si sono verificati nelle aree curde nel nordovest dell’Iran, una regione in cui i separatisti curdi sono stati attivi e dove le tensioni sono state tra le più violente nei passati periodi di disordini.

“Non si prevede che il bilancio finale aumenti drasticamente”, ha affermato il funzionario, aggiungendo che “Israele e gruppi armati all’estero” hanno sostenuto e equipaggiato coloro che sono scesi in piazza.

Le autorità iraniane attribuiscono regolarmente la colpa dei disordini ad avversari stranieri, tra cui Israele, acerrimo nemico della Repubblica islamica, che ha lanciato attacchi militari contro l’Iran a giugno.

Medici: 16’500 vittime

Il bilancio delle vittime della repressione supererebbe i 16’500 morti secondo un rapporto redatto da medici iraniani citato dal domenicale britannico The Sunday Times. Il documento indica nello specifico che la maggior parte delle vittime sono giovani sotto i 30 anni e che altre 330’000 persone sono rimaste ferite, con gran parte delle uccisioni avvenute nell’arco di due giorni.

“Questo è un livello di brutalità completamente nuovo”, ha detto al giornale il professor Amir Parasta, chirurgo oculista iraniano-tedesco che ha contribuito a creare la rete di medici che ha messo a punto il documento. “Questa volta stanno usando armi di livello militare e quello che stiamo vedendo sono ferite da arma da fuoco e da schegge alla testa, al collo e al torace”.

Il rapporto precisa che i dati sono stati raccolti dal personale di otto importanti ospedali oculistici e 16 pronto soccorso in tutto l’Iran. Aggiunge che i medici sono stati in grado di comunicare utilizzando la tecnologia vietata Starlink durante il blocco di Internet. Il rapporto segnala anche un elevato numero di lesioni agli occhi: le forze di sicurezza avrebbero fatto ricorso anche a fucili da caccia, con almeno 700 persone che hanno perso la vista.

L’organizzazione non governativa (ong) Human Rights Activists in Iran (Hrana, ong con sede negli Stati Uniti che si dedica alla promozione e alla difesa dei diritti umani in Iran), ha indicato ieri che il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 3308, con altri 4382 casi in fase di revisione. L’organizzazione ha inoltre confermato oltre 24’000 arresti.

Per uno studio realizzato da Iran International, organizzazione d’opposizione basata a Londra, la stima invece arriva ad oltre 12’000 vittime.

Analogamente a quanto affermato oggi dal funzionario citato da Reuters, Hengaw, ong per i diritti umani registrata in Norvegia che si concentra sulla denuncia e la documentazione delle violazioni dei diritti umani in Iran, in particolare contro la minoranza curda, sostiene che alcuni degli scontri più violenti durante le proteste scoppiate a fine dicembre si siano verificati nelle aree curde del nordovest.

Verso ripristino di internet

Intanto le autorità iraniane stanno valutando di ripristinare “gradualmente” l’accesso a internet dopo il blocco delle comunicazioni, riporta l’agenzia di stampa France-Presse (Afp) citando media locali.

Afp aggiunge esser riuscita stamani a connettersi a internet dall’ufficio di Teheran, sebbene la maggioranza dei provider web e mobili restino interrotti.

Le chiamate internazionali sono possibili da martedì e la messaggistica di testo è stata ripristinata ieri. Sempre ieri sera, l’agenzia di stampa semiufficiale iraniana Tasnim ha riferito che “le autorità hanno annunciato che anche l’accesso a internet sarebbe stato gradualmente ripristinato”, senza fornire altri dettagli.

L’Iran avvierà il ripristino “graduale” dell’accesso a internet, bloccato dall’8 gennaio a causa delle proteste nazionali iniziate il 28 dicembre, ha dal canto suo riferito all’agenzia di stampa italiana Ansa una non meglio definita “fonte informata”.

Le piattaforme Instagram, Telegram, X, Facebook e YouTube erano già state vietate in Iran alcuni anni fa, spingendo gli utenti a utilizzare reti private virtuali (VPN, dall’inglese virtual private network), ma anche queste sono state vietate dall’8 gennaio.

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