Kaouther Ben Hania: “L’impatto di ‘La voce di Hind Rajab’ cresce”
La regista tunisina Kaouther Ben Hania, che con "La voce di Hind Rajab" (2025) ha commosso il mondo intero, è ospite del Festival internazionale del film di Friburgo (FIFF) dove riceve un premio e un diploma universitario. Keystone-ATS l'ha incontrata per l'occasione.
(Keystone-ATS) La pellicola narra la storia vera dell’uccisione di una bambina palestinese di sei anni, Hind Rajab, a Gaza per mano dell’esercito israeliano. La bimba si trovava in auto con i suoi quattro cugini e gli zii quando una bomba ha colpito il veicolo uccidendo tutti sul colpo, tranne lei. Unica superstite, ha contatto la Mezzaluna Rossa nel disperato tentativo di essere salvata.
“La voce di Hind Rajab” si è aggiudicato il Leone d’argento, ovvero il Gran Premio della Giuria, alla Mostra di Venezia lo scorso settembre. Il film utilizza le registrazioni autentiche della chiamata fra Hind Rajab e la Mezzaluna Rossa. “Quando ho sentito la sua voce non mi ha più lasciato” spiega la regista tunisina Kaouther Ben Hania.
La voce, spina dorsale del film
“All’epoca, la Mezzaluna Rossa aveva pubblicato un breve estratto della sua voce, dove chiedeva di salvarla”, precisa indicando di averlo trovato su Internet. Da quel momento, la cineasta sapeva di doverne fare un film.
Per questo ha chiesto il consenso della madre: “Mi ha detto ‘voglio giustizia per mia figlia. Se questo film può aiutare, fallo’.” La regista ha collaborato strettamente con la Mezzaluna Rossa che le ha fornito l’intera registrazione della chiamata. “Ho capito molto rapidamente che la sua voce sarebbe stata la spina dorsale del film e che avrei dovuto costruire tutto attorno ad essa”, dice.
Nella pellicola non vediamo mai Hind Rajab, se non in foto, l’intensità emotiva è data dalla sua voce e dal punto di vista dei soccorritori che, a distanza, hanno cercato di rassicurarla e aiutarla.
Impatto continua
“La violenza che mi interessa è la violenza dei sistemi. Volevo mostrare perché c’è un’ambulanza a 8 minuti di distanza ma non la si può inviare”, spiega. L’ambulanza della Mezzaluna Rossa necessitava di un corridoio di sicurezza per poter intervenire.
Una volta che questo le è stato accordato dall’esercito israeliano, si è avvicinata, ma giunta a pochi metri di distanza dall’auto in cui si trovava Hind Rajab è stata colpita da una bomba che ha ucciso i due soccorritori, così come la bambina.
La pellicola non ha fermato la guerra a Gaza, ma ha scosso l’opinione pubblica. “Il numero di persone che mi hanno detto che questo film li ha cambiati profondamente è incredibile”, spiega la regista. “Perché guardarlo è come assistere a un crimine. E quando assisti ad un crimine, non puoi far finta di non averlo visto.”
Il film sta avendo un impatto diretto e tangibile negli Stati Uniti, dove un disegno di legge, denominato Hind Rajab Bill for Accountability, verrà proposto al Senato e al Congresso, spiega Kaouther Ben Hania. Esso “richiede la responsabilità non solo per Hind Rajab, ma per tutti i crimini di guerra che stanno avvenendo a Gaza”, precisa.
“È un film, credo, che col passare degli anni diventerà sempre più grande”, dice, aggiungendo che ciò richiede anche tempo da parte sua. Ieri, ad esempio, si trovava alla sede dell’ONU a Ginevra con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, per presentare la pellicola.
Cinema impegnato
Kaouther Ben Hania, che ha avuto carta bianca per la sezione “Fribourg Cinema Award”, che comprende cinque film, conferma la sua predilezione per il cinema impegnato, a iniziare da “Close-up” (1990) del regista iraniano Abbas Kiarostami. Si tratta di una pellicola fra realtà e finzione, che rimette in scena un processo dove l’accusato interpreta sé stesso. “È un film che è stato molto importante, nel mio approccio al cinema. Mi ha dato un’idea delle incredibili possibilità del cinema”, spiega la regista.
Cita poi il documentario “A World Not Ours” (2012) di Mahdi Fleifel, regista danese-palestinese che racconta la storia della sua famiglia e le estati passate nel campo profughi palestinese di Ain al-Hilweh, in Libano. “Mi piacciono molto le storie personali, chi può raccontare le proprie storie e chi ha una vita che non è affatto un destino privilegiato”, dice la cineasta tunisina.
Nella sua selezione non poteva mancare un film tunisino, afferma ridendo. Il frutto della tarda estate (“Under the fig trees”, 2021) di Erige Sehiri “è una pellicola dalla semplicità disarmante”, afferma. Dal ritmo lento, essa segue un gruppo di donne che passano una giornata a raccogliere fichi. Benché sia una fiction, ha molto del cinema documentario, mondo da cui proviene Sehiri. Il risultato: “è un film femminista e naturalistico”, dice.
Un premio e un diploma
Kaouther Ben Hania ripartirà da Friburgo con un premio – il Fribourg Cinema Award – istituito quest’anno da una collaborazione fra il FIFF e l’Università di Friburgo – e con un diploma universitario. Riceverà il riconoscimento – che premia “un contributo eccezionale al mondo attraverso l’arte del cinema”, si legge nel programma -, domani in occasione della cerimonia di premiazione del FIFF che si terrà al Théâtre Équilibre.
“Sono davvero onorata e trovo estremamente importante l’idea di un festival associato a un’università”, afferma la regista, sottolineando il fatto di essere un’eterna studente. “Faccio film per imparare, mi piace l’apprendimento, il fatto di fare ricerca. Ogni film, per me, è come fare una tesi di dottorato.”
La regista ha ripreso a lavorare al film che aveva messo in pausa nell’urgenza di realizzare “La voce di Hind Rajab”. “Sarà pronto nel 2027”, dice, precisando che si tratta di una saga familiare che si svolge in Tunisia su due periodi, gli anni ’40 e ’90.
La 40esima edizione del FIFF, iniziata il 20 marzo, termina domenica.