Kennedy Center a rischio bancarotta, ‘solo Trump può salvarlo’
Attraverso i suoi fedelissimi Donald Trump torna a minacciare il Kennedy Center che potrebbe chiudere già domani e in ogni caso "rischia la bancarotta" nell'arco di poche settimane se il nome del presidente non sarà reinstallato sulla facciata dell'edificio.
(Keystone-ATS) La mossa, contenuta in una risoluzione preparata in vista di una riunione del board di domani, rientra in una serie di sforzi messi in campo dagli alleati di Trump per convincere il giudice Christopher Cooper che il futuro del centro nazionale per le arti è strettamente legato all’omaggio che lo stesso Trump si è regalato: lo scorso dicembre, in seguito a un voto praticamente unanime del consiglio di amministrazione, aveva infatti fatto affiggere il proprio nome sulla facciata, sopra quello del predecessore John F. Kennedy a cui il centro è dedicato.
Ma solo Capitol Hill poteva approvare il cambio di denominazione, come ha stabilito in giugno il giudice Cooper ordinando la rimozione delle lettere. Ora la contromossa, con l’affermazione che il tracollo finanziario dell’istituzione potrà essere evitato solo se il tycoon interverrà a salvarla: “Trump ha offerto di intervenire e di raccogliere i fondi necessari”, si legge nella risoluzione destinata ai membri del board. “Difficilmente però lo farà senza un appropriato riconoscimento del suo ruolo”.
Il consiglio di amministrazione deve affrontare domani due aspetti della crisi che incombe sul Kennedy Center: una finanziaria, l’altra strutturale. I dirigenti – affermando che “nel giro di poche settimane” l’istituzione potrebbe non essere più in grado di pagare gli stipendi o i normali contratti di manutenzione – ne hanno raccomandato l’immediata chiusura, sostenendo che si metterebbero altrimenti a rischio vite umane.
“Trump attira denaro e, quando Trump dice ‘donate’, tutti doneranno”, ha detto al New York Times l’italiano Paolo Zampolli, che è amico del tycoon e fa parte del board. Non è quello che ha sostenuto nell’azione legale che ha provocato l’ordine del giudice Cooper, Joyce Beatty, deputata Dem e l’unica non trumpiana del consiglio di amministrazione, secondo cui molti donatori si sono uniti all’esodo che ha coinvolto anche artisti e spettatori, contrari ad associarsi a un’istituzione che Trump intende rifare a sua ummagine e somiglianza. “Questo continuo tentativo di aggiungere il nome di Trump alla facciata del Kennedy Center è una follia”, ha dichiarato Beatty attraverso i suoi legali attaccando “il terzo tentativo di trasformare un sacro memoriale in un progetto autocelebrativo al servizio dell’io di un solo uomo”.