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La letteratura svizzera esiste

(Keystone)

Paese giovane, plurilingue e multiculturale può la Svizzera vantare una propria letteratura? Sì, risponde un’antologia, accanto alle singole voci esistono degli accordi elvetici.

«Voci e accordi» segue attraverso i testi di 100 scrittori dell’Ottocento e del Novecento l’intrecciarsi delle individualità artistiche con la storia.

La Svizzera, quattro lingue nazionali, di cui una – il retoromancio – frammentata in cinque differenti idiomi, e dei vicini con una storia letteraria ricchissima: per un paese con queste premesse è difficile sfuggire al risucchio delle grandi lingue di cultura e sviluppare una letteratura autonoma.

D’altro canto, proprio per non far scomparire gli scrittori elvetici al cospetto di grandi autori come Manzoni, Zola o Mann, le antologie e gli studi critici apparsi finora hanno sempre trattato le quattro letterature della Svizzera come entità indipendenti sia dalla realtà internazionale di cui condividono la lingua, sia dalla realtà nazionale cui le accomuna lo stesso destino politico.

Gli unici a sfuggire, almeno in parte, a questo destino sono i grandi scrittori svizzero-tedeschi, Max Frisch e Friedrich Dürrenmatt su tutti, che si sono ritagliati il loro posto nella storia della letteratura tedesca. Meno pronti ad accogliere “gli stranieri” si sono rivelati francesi ed italiani. Anche se bisogna ammettere, specialmente nell’ultimo caso, che rare sono le voci che hanno saputo innalzarsi al di sopra della mediocrità.

Alla riscoperta dei legami svizzeri

Domenico Bonini e Rudolf Schürch, i curatori dell’antologia «Voci e accordi», lasciano da parte i confronti internazionali e si lanciano alla scoperta delle specificità elvetiche. Accostando cento autori del XIX e del XX secolo, provenienti dalle quattro regioni linguistiche della Svizzera, riescono a far emergere i legami esistenti tra testi a prima vista molto diversi.

E se “isolamento” e “immobilismo” sono stereotipi che a torto o ragione accompagnano il concetto di “identità elvetica” chi si ritroverà tra le mani l’antologia potrà constatare che molti autori svizzeri rivelano un’indole dissacratoria e che non esitano a sperimentare nuove forme espressive.

Convergenze e divergenze, accordi e dissonanze che si risolvono in un’armonia elvetica. Per Roger Francillon, professore emerito di letteratura francese e autore della prefazione a «Voci e accordi», questa è la prova dell’esistenza di un’identità svizzera, di uno «spirito che ha impregnato la natura e il pensiero di tutti i cittadini, a dispetto delle notevoli differenze culturali che separano svizzero-tedeschi, romandi, italofoni o romanci».

E poco importa se quest’identità è stata strenuamente difesa dal nazionalismo imperante dell’Ottocento, ridotta a livello cantonale da un autore come Ramuz («La sola cosa che unisce tra loro gli Svizzeri è l’uniforme dei postini») o negata da chi all’esposizione universale di Siviglia (1997) ha coniato lo slogan «La svizzera non esiste». «L’identità svizzera esiste» scrive Francillon, «con i suoi pregi o i suoi difetti, e anche negandola non si fa che confermarla».

L’esempio dei grandi

L’appartenenza ad una sensibilità nazionale comune può trasparire dalla scelta delle tematiche. Il ticinese Francesco Chiesa (1871-1973) e il vodese Charles-Ferdinand Ramuz (1878-1947), ad esempio, scelgono entrambi di fissare sulla carta la realtà della loro regione. In questo caso la differenza sta nello stile, classicheggiante quello di Chiesa, rivoluzionario, perché carico di regionalismi, quello di Ramuz.

Significativo poi è anche l’influsso avuto da autori importanti come Frisch e Dürrenmatt sui loro connazionali. E non solo sugli svizzero-tedeschi Walser, Bichsel o Muschg, ma anche sui romandi Velan, Chessex o Voisard, sul ticinese Giovanni Orelli o su Theo Candinas, che scrive in romancio.

Il trionfo della poesia

Il posto di rilievo dato alla poesia da «Voci e accordi» potrà stupire chi pensa agli scrittori svizzeri come ad un popolo di saggisti, di pedagogisti, di amanti dei discorsi. Insomma, di quegli svizzeri pragmatici che caratterizzano l’immaginario comune.

E invece è proprio la poesia, lo slancio lirico, a caratterizzare, soprattutto nelle regioni latine, i momenti più alti della produzione letteraria elvetica recente. Si pensi a Giorgio Orelli (1921), uno dei poeti più importanti del Novecento italiano, a Grytzko Mascioni (1936-2003) o a Fabio Pusterla (1957).

Pusterla è poi traduttore in italiano di un altro grande poeta svizzero: il vodese Philippe Jaccottet (1925). Da anni residente in Francia, Jaccottet è considerato uno dei poeti più importanti del secondo Novecento francese, un’importanza che di riflesso mette in luce anche il resto del panorama letterario elvetico.

«Voci e accordi», come tutte le antologie, non è certo esaustiva, ma riesce tuttavia nell’intento di tracciare un quadro della letteratura svizzera e offre, a chi vorrà coglierla, l’occasione per conoscere autori diversi da quelli presenti nella propria regione.

swissinfo, Doris Lucini

Fatti e cifre

100 autori svizzeri vissuti nel XIX e XX secolo
37 di lingua tedesca
26 di lingua francese
23 di lingua italiana
14 di area retoromancia

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In breve

«Voci e accordi», l’antologia curata da Domenico Bonini e Rudolf Schürch, è pubblicata da Armando Dadò editore. Composto da 554 intense pagine, il libro è in vendita al prezzo di 39 franchi.

Presentando l’uno accanto all’altro autori diversi per lingua e intenti artistici ma dal comune destino storico, l’antologia permette di individuare le «voci» soliste e gli «accordi» che caratterizzano il panorama letterario elvetico.

Gli estratti, per quanto brevi, sono corredati da una scheda bio-bibliografica dell’autore, da un’introduzione critica e da un apparato di note esplicative. Molti dei testi appaiono per la prima volta in versione italiana.

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