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La ricerca pittorica di Nicolas de Staël esposta a Losanna

(Keystone-ATS) Dopo Parigi, l’ampia retrospettiva del pittore francese di origine russa Nicolas de Staël fa tappa alla Fondation de l’Hermitage di Losanna. L’esposizione conta 105 opere di cui 67 mai viste in Svizzera. Una ricerca pittorica da scoprire da venerdì e fino al 9 giugno.

Nicolas de Staël (1914-1955), “è l’uomo dello stupore dinanzi allo spettacolo del mondo. È il pittore della tonalità e della diversità delle luci, della ricerca e della sperimentazione, del rinnovamento costante. È una pittura dell’attimo, sensuale e carnale, per niente intellettuale o accademica”, si entusiasma Pierre Wat, uno dei curatori dell’esposizione.

La retrospettiva è diversa e riorganizzata rispetto a quella del Museo di arte moderna di Parigi. Con meno dipinti, segue cronologicamente la “ricerca pittorica di rara intensità dell’uomo attraverso la sua avventura esistenziale”, afferma lo storico dell’arte e professore all’Università di Parigi (Panthéon-Sorbonne).

“James Dean della pittura”

L’esposizione è suddivisa in undici parti, da visitare dal basso all’alto nella bella dimora dell’Hermitag: dai viaggi di de Staël in gioventù e dai suoi primi anni parigini, evocando poi la sua installazione nella Valchiusa (Francia), il suo noto viaggio in Sicilia nel 1953 e infine i suoi ultimi mesi ad Antibes, in un atelier affacciato sul mare, dove si è suicidato nel 1955. La mostra termina con l’estratto di un documentario inedito “Nicolas de Staël, la peinture à vif”.

Sulle 105 opere esposte, soltanto 15 provengono da una mezza dozzina di musei pubblici e il resto da collezioni private svizzere, europee e internazionali. L’idea comune con la mostra parigina era quella di focalizzarsi al 100% sull’opera, il lavoro del pittore, un’artista “pazzo per la pittura”.

“È un po’ il James Dean della pittura. Il mito e la leggenda hanno un effetto accecante, talvolta divorando l’opera. I tre anni di lavoro sono quindi consistiti esclusivamente in un esercizio di osservazione e di scelta delle opere”, spiega Wat. E non dell’uomo in sé.

Incredibilmente umano

Esplorando il percorso cronologico, dove ogni sala corrisponde a uno o più anni di lavoro dell’artista, il visitatore scopre le sue evoluzioni successive. Dai suoi primi passi figurativi e le tele scure degli anni ’40 fino alle tele dipinte la vigilia della sua morte prematura, che acquisiscono fluidità e intensità cromatica.

Malgrado la folgorazione della sua opera, racchiusa in una decina di anni, de Staël non ha mai cessato di rinnovarsi e reinventarsi. Realizzato in fretta e furia, il suo lavoro oscilla tra figurazione e astrazione, stravolgendo la distinzione per meglio imporre la sua visione immaginaria del mondo reale.

“È prima di tutto un pittore della visione”, afferma Wat. “La sua utopia era di animare la materia. In effetti, con tutti i suoi giochi di composizione, si ha voglia di toccare i suoi quadri”, dice. “Per quanto riguarda la luce, nelle sue opere proviene dal fondo del quadro. È una luce di vetrata”, aggiunge.

Mistero e stravaganza

Grandi dipinti come due dei suoi capolavori – “Parco dei Principi” (1952) e “Grande composizione blu” (1950-51), i paesaggi provenzali di Lavandou e Valchiusa, della Normandia, dell’Île-de-France o della Sicilia, nature morte, ritratti, disegni, stampe o quaderni, il pubblico può pittoricamente “sentire” le opere di Nicolas de Staël viaggiando in un mosaico infinito di luci e colori.

Rimane in sospeso il mistero di un uomo disperato e al contempo artista sfavillante. Quando si gettò dalla terrazza del suo atelier di Antibes, il 16 marzo 1955, lasciò dietro di sé alcuni dei suoi dipinti più chiari, persino gioiosi, di quel periodo.

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