Molte riserve su aumento dell’IVA per spese armamento
L'aumento dell'IVA proposto dal Consiglio federale per finanziare le spese di armamento ha ricevuto un'accoglienza piuttosto fredda nella procedura di consultazione conclusasi ieri: quasi tutti i partiti criticano la proposta.
(Keystone-ATS) Considerato il peggioramento della situazione geopolitica, il Consiglio federale intende rafforzare la capacità di difesa della Svizzera. A partire dal 2028 il governo intende stanziare ulteriori 31 miliardi di franchi, sull’arco di dieci anni, a questo scopo. L’esecutivo vuole compensare queste spese supplementari attraverso un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) dello 0,8 punti percentuali limitato a dieci anni, come annunciato a fine gennaio.
Le risorse derivanti dall’aumento dell’IVA dovrebbero confluire in un fondo in grado di contrarre debiti, destinato al finanziamento delle spese di armamento. Il denaro dovrebbe anche garantire risorse finanziarie sufficienti agli uffici federali civili rilevanti per la sicurezza. L’ultima parola spetterebbe al popolo e ai Cantoni, poiché un aumento dell’IVA richiede una modifica costituzionale. La votazione è prevista per l’estate del 2027.
Il Centro dice sì, il PLR sì, ma
L’unico a schierarsi senza riserve a favore della proposta del Consiglio federale è il Centro. In primo luogo – scrive il partito nella sua presa di posizione – la sicurezza è un bene pubblico di cui beneficiano indistintamente tutti gli abitanti del Paese. Ciò giustifica il fatto che tutte le economie domestiche contribuiscano solidalmente al finanziamento della sicurezza.
In secondo luogo, l’aumento dell’IVA può essere attuato in modo socialmente sostenibile, poiché sia i premi della cassa malattia sia gli affitti sarebbero completamente esenti dall’imposta. In terzo luogo, è corretto che l’elettorato possa esprimersi in merito.
Il PLR condivide la valutazione del Consiglio federale secondo cui la situazione in materia di politica di sicurezza è peggiorata. Una capacità di difesa credibile è “di fondamentale importanza per la protezione della popolazione e la sovranità del nostro Paese”, indica il partito nella presa di posizione.
In questo contesto, il PLR sostiene la creazione di un fondo per il finanziamento di uscite per l’armamento dell’esercito. Tuttavia, rifiuta “con la massima chiarezza” che questo venga alimentato tramite un aumento dell’IVA. Non è ammissibile che la Confederazione gravi ancora una volta il ceto medio con tasse più elevate.
Per PVL è “sbilanciato”
Il Partito dei Verdi liberali (PVL) riconosce la “necessità di agire a livello di politica di sicurezza e il bisogno di fondi aggiuntivi”. Allo stesso tempo i Verdi liberali ritengono che il fabbisogno supplementare indicato dal Consiglio federale non sia sufficientemente giustificato in tale misura, e considerano il finanziamento proposto esclusivamente tramite l’aumento dell’IVA come “squilibrato e politicamente non in grado di ottenere la maggioranza”.
L’obiettivo deve essere un’elevata capacità di difesa a fronte di un minore fabbisogno finanziario aggiuntivo, grazie alla concentrazione sulle competenze chiave, a dimensioni realistiche dell’esercito e a una maggiore cooperazione, sostiene il PVL. Il fabbisogno finanziario supplementare indicato dal Consiglio federale, pari a circa tre miliardi di franchi all’anno, deve essere ridotto di un terzo.
Per PS e Verdi sono troppi soldi
I Verdi respingono categoricamente un aumento del budget dell’esercito, come scrivono nella loro presa di posizione. Spendere ancora più denaro per il riarmo è “sbagliato e asociale”.
Questo budget è già stato progressivamente aumentato negli ultimi anni, passando da circa 5 miliardi di franchi (2021) a ben 6 miliardi di franchi, critica il partito. Ora, nel 2032, l’esercito dovrebbe avere a disposizione circa 9 miliardi di franchi. “In definitiva, il budget annuale dell’esercito sarebbe quasi il doppio rispetto all’inizio del decennio”, continuano i Verdi.
Anche il PS scrive che aumentare il budget dell’esercito “a ben oltre l’1% del PIL” non è “materialmente giustificato”. Il partito si oppone all’aumento dell’IVA per questo scopo. Il Consiglio federale dovrebbe valutare altre opzioni. Le Forze armate hanno bisogno in primo luogo di riforme nel lavoro di pianificazione e di un orientamento coerente verso un aumento dell’efficienza.
Il PS non respinge per principio il fondo in grado di contrarre debiti delineato dal Consiglio federale per il finanziamento delle spese di sicurezza, ma ne rifiuta la forma pianificata.
UDC vuole ridistribuire fondi
Ieri l’UDC non aveva ancora presentato una presa di posizione sul progetto in consultazione. Tuttavia, il partito aveva già reso noto a fine gennaio di essere contrario all’aumento dell’IVA proposto a favore della difesa.
La Svizzera dispone di mezzi sufficienti per finanziare questo aumento in altro modo, ad esempio correggendo il “caos dell’asilo”, il che libererebbe risorse. Inoltre, a suo dire è noto che all’interno della Confederazione gli aumenti d’imposta “temporanei” finiscono spesso per diventare permanenti.
Rappresentanti dei Cantoni dicono sostanzialmente sì
La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) sostiene in linea di principio la proposta del Consiglio federale, come si legge nella sua dichiarazione. La CG MPP riunisce i membri dei governi cantonali e del Principato del Liechtenstein responsabili degli affari militari cantonali, della protezione civile e dei servizi antincendio.
Poiché al momento non è chiaro se il decreto federale otterrà le maggioranze necessarie in Assemblea federale o in una votazione popolare, la Conferenza governativa “raccomanda con insistenza di portare avanti parallelamente altre varianti di finanziamento”.