Morbillo: 100 casi nel 2017, ma malattia in regresso
(Keystone-ATS) Quest’anno in Svizzera un centinaio di persone si è ammalato di morbillo. A fronte della settantina del 2016, il numero è in netto aumento ma senza paragone rispetto alla situazione ad inizio millennio, quando si registravano dai 1000 ai 2000 casi all’anno.
Secondo la strategia sviluppata dalla Confederazione la malattia – causata dal Paramixovirus e che si trasmette per contatto diretto – avrebbe dovuto scomparire fra il 2011 e il 2015.
“Non abbiamo raggiunto il traguardo ma stiamo per arrivarci e gli ultimi metri sono i più duri”, dice all’ats Mark Witschi, direttore della sezione Raccomandazioni di vaccinazioni e misure di lotta dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).
Non si può però parlare fallimento del programma e la Confederazione mantiene l’obiettivo di eliminare il morbillo, ma senza fissarsi una scadenza, aggiunge Witschi.
Lo specialista ricorda che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha attestato che la Svizzera nel 2016 è riuscita per la prima volta a rompere la catena di contagio del virus da almeno un anno. Ora ci sono solo casi sporadici di infezione.
In Svizzera il morbillo appartiene alla categoria delle malattie infettive a dichiarazione obbligatoria e il cumulo a livello locale di casi nel 2016 e 2017 ha fatto segnare una tendenza al rialzo nelle statistiche ufficiali. Ma – nota Witschi – se l’OMS mantiene il giudizio per il 2017 e 2018, la Confederazione potrebbe essere considerata uno dei Paesi che hanno sradicato la malattia.
Oltre a quello dei tempi, anche l’obiettivo a livello di vaccinazione non è raggiunto. L’87% dei bimbi di due anni e il 93% della popolazione fino ai 16 anni hanno ricevuto le due dosi necessarie e sono attualmente completamente immuni. La premessa per eliminare la malattia è però il traguardo di un’immunità del 95% della popolazione nata dopo il 1963.
Berna non vuole rendere la vaccinazione obbligatoria, e non avrebbe nemmeno le basi legali per farlo, sottolinea l’esperto dell’UFSP. D’altro canto le temporanee esclusioni da scuola dei ragazzi non vaccinati, misura di competenza dei cantoni, si sono rivelate efficaci per bloccare i contagi.
L’ultima edizione del bollettino dell’UFSP riporta 106 casi di morbillo nel 2017. L’80% sono stati generati da undici focolai in nove cantoni. All’inizio dell’anno le infezioni si sono concentrate nei cantoni Grigioni, Ticino e Friburgo; in tarda estate soprattutto in Vallese e Neuchâtel. Nel 2016 quasi la metà dei 71 malati era dovuta a due focolai di infezione. Nel 2015 sono stati segnalati 36 casi e nel 2014 22.
“Le impennate della malattia avvengono dove ci sono persone non vaccinate” precisa Witschi. E il virus – che si trasmette per contatto diretto, attraverso la saliva e il respiro – “trova gli indifesi soprattutto in posti con molta gente come scuole a asili”.
Quest’anno il 17% dei malati di morbillo annunciati ha dovuto andare all’ospedale e il 6% dei pazienti ha sviluppato una polmonite. Lo scorso febbraio si è inoltre verificato il primo caso mortale dal 2009: un giovane affetto da leucemia è deceduto in seguito a problemi polmonari. Il vaccino contro il morbillo gli era stato somministrato ma non era in grado di proteggerlo adeguatamente poiché seguiva una cura che metteva a dura prova il suo sistema immunitario.