Navigation

Skiplink navigation

Un’impalcatura fallimentare? Ripercorrere la storia della SDN per capire l'ONU

Il presidente statunitense Woodrow Wilson è acclamato dalla folla a Parigi, il giorno della firma del Trattato di Versailles, il 28 giugno 1919. Principale promotore della SDN, sarà sconfessato dal Senato americano respingerà la ratifica del trattato e dunque l'adesione alla SDN. Gallica.bnf.fr/Bibliothèque nationale de France

L’Assemblea generale fantasma delle Nazioni Unite, che dovrebbe celebrare il suo 75° anniversario, solleva invece di nuovo l’interrogativo sull’efficacia del modus operandi, per non dire della sua stessa ragion d’essere. Ma cosa traspare esattamente dalle critiche mosse all’ONU?

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 settembre 2020 - 15:00

Nessuna delegazione governativa ad affollare i grandi alberghi di Manhattan, calma piatta attorno al Palazzo di vetro, neanche l’ombra di un capo di Stato sul palco della 75° Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Non c’è proprio da stare allegri, al di là della pandemia, della sua gestione a livello internazionale e del suo impatto sull’economia, l’ordine mondiale incarnato dall’ONU è duramente scosso dalle tensioni crescenti tra le grandi potenze militari in Asia e nel Medio Oriente, mentre i leader nazionalisti seminano discordia nella maggior parte dei continenti. Per non parlare del surriscaldamento climatico, affrontato con scarsa maturità dagli attori internazionali, nonostante l’impegno dell’ONU.

Gl’interrogativi si susseguono: il multilateralismo è in crisi? L’ordine mondiale cementato nel 1945 – l’ONU e le sue agenzie, come il GATT, diventato Organizzazione mondiale del commercio – sta andando in frantumi? Gli egoismi delle singole Nazioni soffocheranno la cooperazione internazionale?

Molti rispondono in modo affermativo. Davide Rodogno, invece, è più cauto. Il professore di storia internazionale al “Graduate Institute” di Ginevra ritiene più saggio chiedersi cosa possano o vogliano fare questi enti interstatali e capire perché alcuni obbiettivi sono al di là della loro portata. Un attento esame delle gioie e dei dolori della Società delle Nazioni (SDN) spiega in gran parte le difficoltà passate e presenti dell’ONU.

Gli ideali e la dura realtà

Da sempre, l’ONU comunica le sue conquiste e i suoi obiettivi brandendo gli ideali, anche a costo di ignorare gli errori commessi. Una tendenza che si sta accentuando nell’era del marketing imperante e dei social network. È pertanto questa la chiave di lettura della comunicazione di un’organizzazione internazionale calata in una realtà assai meno edificante. Il divario tra queste due dimensioni viene sempre filtrato e riproposto dall’opinione pubblica.

«L’ONU non è brava a raccontare la propria storia perché poco incline all’autocritica. Accostando politica ed etica propone raramente un risultato convincente», afferma Davide Rodogno, pur sottolineando le importanti innovazioni rese possibili grazie sia alla SDN che all’ONU, ad esempio nei settori dei rifugiati, della salute, dei trasporti, della comunicazione o degli scambi commerciali.

Prendiamo l’esempio di un principio cardine che si snoda lungo il secolo di istituzione degli organismi internazionali: il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Questo principio racchiude i Quattordici punti enunciati dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson alla fine della Prima guerra mondiale come programma ove collocare il Trattato di Versailles del 1919, l’accordo di pace tra la Germania e le forze alleate che avvalla l’istituzione della Società delle Nazioni.

I grandi dominatori del gioco internazionale

«I Quattordici punti si applicano alle Nazioni cosiddette civilizzate», puntualizza Davide Rodogno. Le aspirazioni dei popoli riemersi dalle rovine dell’impero Ottomano sconfitto dalla Prima guerra mondiale sono parzialmente riconosciute dal Trattato di Versailles, per poi essere soffocate da una serie di accordi tra grandi potenze e rimpiazzate dai mandati di forza protettrice conferiti alla Francia e alla Germania in Vicino Oriente.

Davide Rodogno insiste: «I mandati sono l’espressione dell’imperialismo occidentale. E questo regime coloniale violento e oppressore porta avanti la sua lotta contro i movimenti indipendentisti che proliferano in Asia, Africa e in Medio Oriente.»

Ma tenendo conto del contesto dell’epoca, la SDN avrebbe potuto essere un macchinario di emancipazione progressista dove il diritto dei popoli all’autodeterminazione avrebbe potuto essere interamente rispettato? «Assolutamente no, visto che la SDN manifestava la volontà delle potenze vincitrici della Prima guerra mondiale, che erano appunto degli imperi coloniali. E così edificarono la SDN a loro immagine e somiglianza», spiega il professore ginevrino.

Caso analogo anche per la Nazioni Unite, anche se l’organizzazione ha integrato le vecchie colonie e funto da cassa di risonanza per i movimenti indipendentisti. Il suo carattere universale si ferma al confine tracciato dai suoi Stati membri, primi tra tutti quelli che siedono nel Consiglio permanente di sicurezza dell’ONU.

La pace, ma a che prezzo?

La pace e la sicurezza internazionale sono la ragion d’essere dell’ONU, come lo erano della SDN. «L’ossessione della SDN che si impegna con tutti i mezzi per evitare un’altra guerra come quella del 14-18 la sprona ad estendere le proprie attività e a sviluppare i mezzi di comunicazione, a creare un quadro normativo per gli scambi commerciali o la protezione dei rifugiati», ricorda Davide Rodogno.

 «Analogamente alle Nazioni Unite, la SDN voleva coordinare tutto, certa di esserne più legittimata dei suoi Stati membri. Ma tale aspirazione non corrispondeva affatto ai giochi di potere degli Stati che oggi come ieri vogliono decidere autonomamente del proprio destino», conclude Davide Rodogno.

Il multilateralismo è in pericolo?

Davide Rodogno non lo pensa: «Si sente parlare spesso di crisi del multilateralismo. Ma ci sono moltissimi ambiti in cui esso funziona in modo molto discreto, dietro le quinte. E l’ONU continua a ricoprire un ruolo importantissimo conservando il proprio prestigio, l’autorità e la legittimità.»

Visto che le Nazioni Unite, come la SDN, agiscono solo negli ambiti concordati dagli Stati membri, l’ONU permette di fare dei progressi, senza poter sempre evitare il peggio. L’Alto commissariato per i rifugiati, immaginato dalla SDN, ha visto la luce sotto l’egida dell’ONU. L’Organizzazione internazionale del lavoro è sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale. Solo per fare due esempi. Ma oggi come ieri, queste organizzazioni dipendono dalla buona volontà delle grandi potenze, che tuttavia tendono ad approfittarne a seconda degli obiettivi e degli interessi che perseguono. E quando le tensioni si inaspriscono, come in questo momento, le fondamenta di queste istituzioni iniziano a vacillare.

Condividi questo articolo