Netanyahu, continuiamo a combattere per distruggere Hamas
(Keystone-ATS) ”Continuiamo a combattere con tutta la forza per distruggere Hamas, per impedire che Gaza torni a minacciarci e per far sì che tutti gli ostaggi ritornino a casa”: lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu, aprendo una conferenza stampa.
”La guerra proseguirà fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi. La manovra terrestre e’ necessaria per raggiungere questo scopo”, ha aggiunto Netanyahu.
Il premier israeliano ha inoltre dichiarato che gli accordi di Oslo ”furono un errore terribile” e l’Autorità nazionale palestinese che ne scaturì non potrà dunque assumere il controllo su Gaza, una volta sconfitto Hamas.
”Malgrado ciò ci sia consigliato dai nostri migliori amici, io mi oppongo”, ha proseguito Netanyahu. Il premier ha rilevato che ”Abu Mazen” non ha condannato la strage del 7 ottobre”. ”L’Anp – ha aggiunto – ha fallito del tutto. Non solo non combatte il terrorismo, ma anzi lo finanzia”. L’esercito israeliano manterrà dunque ”un controllo di sicurezza su Gaza”, ma la sua gestione avverrà ”con un processo del tutto diverso”.
Netanyahu ha anche sostenuto che i dirigenti dell’Anp e di Hamas hanno ”un’ideologia comune”. ”L’Anp versa stipendi a terroristi, educa all’odio di Israele e anela alla scomparsa, in definitiva, dello Stato d’Israele”. Il premier ha anche menzionato dichiarazioni attribuite ad un dirigente dell’Anp, Jibril Rajub, ”secondo cui sarebbe opportuno ripetere in Cisgiordania” l’attacco sferrato da Hamas.
‘Io su di loro non sono disposto a farmi alcuna illusione”, ha insistito.
Gli ostaggi israeliani a Gaza ”sono prigionieri dal Diavolo”, ha aggiunto Netanyahu. ”Mentre si accumulano le testimonianze di quanti sono tornati, si comprende che hanno vissuto esperienze infernali. In maniera diversa, ma comunque infernali. La fame. La violenza. L’incertezza”.
Netanyahu ha aggiunto di essersi domandato, riferendosi al leader di Hamas Yihya Sinwar: ”come si fa a negoziare col Diavolo ?”. Ha quindi osservato che il ricorso ad una forte pressione militare avrebbe comunque favorito gli sforzi di mediazione.