Nigeria domani al voto tra violenza e tensione
(Keystone-ATS) Tensione e violenze alla vigilia delle presidenziali in Nigeria, il popoloso Stato dell’Africa occidentale esportatore di petrolio e massima economia del continente nero.
La tornata doveva svolgersi sabato scorso ma è stata rinviata di una settimana a causa di ritardi nell’allestimento dei seggi, maltempo, controversie sulle registrazioni dei candidati e sospetti di sabotaggio. Intanto continuano le violenze: ieri sono stati almeno 59 i morti in un tentato attacco nel villaggio di Danjibga nel nord ovest, respinto da forze paramilitari locali.
Al voto sono chiamati più di 84 milioni di persone, a fronte di una popolazione di oltre 190 milioni. Il principale fra i 73 candidati è il presidente uscente Muhammadu Buhari che cerca un secondo mandato quadriennale nonostante sia stato afflitto da una misteriosa malattia che lo ha tenuto infermo a Londra e ha ridotto a pochi minuti la durata dei suoi comizi.
Sotto la sua amministrazione l’economia, nel 2017, è uscita fiaccamente dalla recessione e deboli sono considerati da più parti i successi nella guerra ai terroristi islamici Boko Haram. Anche la lotta alla corruzione ha prodotto pochi arresti eccellenti. Il suo principale sfidante è Atiku Abubakar: leader d’opposizione e liberista in economia, promette di lasciar fluttuare la valuta nigeriana (il Naira), incoraggiare gli investimenti esteri e privatizzare monopoli statali.