Accordi bilaterali: sì del Partito liberale, no dei Democratici svizzeri
Riuniti sabato a Berna, i delegati del Partito liberale svizzero hanno plebiscitato gli accordi bilaterali con l'Unione europea, in votazione il prossimo 21 maggio. No unanime invece da parte dei Democratici svizzeri, che si sono incontrati a Wil.
Come era prevedibile, anche i liberali svizzeri, riuniti sabato a Berna, hanno deciso di sostenere gli accordi bilaterali conclusi con l’UE, che verranno sottoposti al verdetto popolare tra tre settimane. Nonostante l’atmosfera favorevole al trattato, non è mancata comunque qualche voce dissonante, in particolare per quanto riguarda la futura politica europea del Consiglio federale
Per il basilese Jacques Cornut, gli accordi bilaterali sono vantaggiosi per l’economia, per la concorrenza e per far fronte alla mancanza di manodopera qualificata. A suo parere, non vi dovrebbero essere ripercussioni negative sul mercato del lavoro.
Nel corso del dibattito, diversi sostenitori degli accordi hanno invitato a non sottovalutare gli avversari dell’intesa: «non vi sono solo i consiglieri nazionali Bignasca e Maspoli ad opporsi agli accordi, ma anche altri rappresentanti che, finora, sono rimasti nell’ombra» – ha dichiarato un delegato alla tribuna.
Ancora secondo Cornut, gli accordi serviranno a costruire delle passerelle in direzione della «navicella» UE, «non necessariamente a salirci sopra». Per l’ex-consigliera nazionale vodese Suzette Sandoz, gli accordi bilaterali hanno carattere prettamente economico e non istituzionale. Sulla falsariga della vodese, diversi altri delegati hanno ribadito che non bisogna confondere gli accordi bilaterali con l’adesione.
Rieletto alla presidenza del partito per altri 4 anni, Jacques-Simon Eggly, ha dichiarato che, «a prescindere dal risultato della consultazione popolare del 21 maggio, il dibattito sull’adesione non potrà essere evitato». E questo, se non altro, perché bisognerà affrontare in parlamento l’iniziativa popolare che domanda l’adesione all’UE.
Da parte loro, i delegati dei Democratici svizzeri hanno bocciato invece all’unanimità gli accordi bilaterali e hanno annunciato di voler lanciare un referendum, in caso di liberalizzazione delle procedure di naturalizzazione. Secondo Rudolf Keller, riconfermato alla presidenza del partito, i trattati conclusi con l’UE sono sfavorevoli sia per i lavoratori che per le piccole imprese svizzere.
Strappando davanti ai delegati l’opuscolo informativo ufficiale, distribuito dalla Cancelleria federale, Keller ha criticato la politica d’informazione del governo, considerata non oggettiva. Il presidente dei Democratici svizzeri ha inoltre biasimato la passivitä dell’Unione democratica di centro e dell’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASIN).
swissinfo e agenzie
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