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Il senso di Isabella per gli altri

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Operatrice sociale in Svizzera, locandiera nelle Marche. Quella di Isabella Cattalani, e delle sue tre sorelle, è una delle storie legate all'emigrazione italiana in Svizzera, spesso caratterizzata dal ritorno nei luoghi di origine.

Come ogni storia accomunata da destini collettivi – l’emigrazione è una di queste – la storia di Isabella Cattalani è e rimane profondamente individuale per il percorso di vita, in cui scelte e rinunce si intrecciano fitte. Dopo 37 anni trascorsi in Ticino, Isa ha deciso di tornare nelle colline delle Marche, sua terra d’origine. Una terra argillosa, dove l’arsura crea crepe profonde e nelle enormi zolle si nascondono i segreti di un terreno fertile e generoso.

La natura, insomma, si svela e si rivela a chi la rispetta e la sa apprezzare. Così è in parte la vita, come quella di Isabella, dove l’altro e il senso della cura rimangono in qualche modo al centro. In Svizzera operatrice sociale, nelle Marche locandiera.

A vederla così, nella sua vita spesso solitaria, immersa in un paesaggio incantevole, ci viene in mente un romanzo molto speciale “Il senso di Smilla per la neve”. Anche Smilla, donna indipendente, ha alle spalle un trasferimento non voluto e un inaspettato dovere di cura.

Sapere cogliere le opportunità

Giunta in Svizzera nel 1965 insieme alla famiglia, Isa ha vissuto l’emigrazione ai tempi di James Schwarzenbach, il politico antistranieri che i primi migranti degli anni Sessanta-Settanta ricordano bene. E ricorda bene anche Isa, poco più che quindicenne, quando a Chiasso i migranti dovevano sottoporsi ad una visita medica. Quanti bocconi amari ingoiati in silenzio.

Nelle parole di Isabella nessun rimpianto, anzi. Un senso di rispetto e di gratitudine “perché in ogni caso la vita va come deve andare e perché in Ticino ho vissuto buona parte della mia vita: 37 anni non sono pochi”. E, come in tante storie di emigrazione, la Svizzera resta una seconda patria.

“Mi ha dato molto e per certe cose mi sento più svizzera che italiana. Del resto conservo molti legami con il Ticino, e non soltanto perché mia sorella Franca è tuttora a Locarno. L’emigrazione, in mezzo a tante fatiche, questo offre: cogliere le opportunità che la vita ti dà in quel momento”.

Una sofferenza che ti spacca il cuore

Tutto inizia quando la mamma di Isabella decide di raggiungere il marito che lavorava per la Società elettrica Sopracenerina a Locarno. “Di punto in bianco la mia vita è cambiata. Ho dovuto lasciare i miei amici, l’ambiente che conoscevo, la scuola. La sofferenza per quel distacco – non cercato e non voluto – mi ha letteralmente spaccato il cuore”.

Quando ci racconta la sua storia, negli occhi di Isabella è come se passasse un film; con le braccia conserte, quasi per trattenere i brividi di quei ricordi, continua il suo racconto. “I primi anni stavo male, ero ingrassata perché non sapevo più come colmare quella sensazione di vuoto, di smarrimento. Sentivo la responsabilità di aiutare i miei genitori, e quindi ho cominciato subito a lavorare”.

Il tempo, spesso, cura le ferite e Isabella, che la vita aveva nel frattempo reso più forte, segue una formazione di operatrice sociale. In fondo non ha mai smesso di occuparsi degli altri: come primogenita si è presa cura delle sorelle, come educatrice di persone portatrici di handicap e ora, come locandiera, degli ospiti che pernottano nel casale contadino ristrutturato.

“La Svizzera mi ha dato sicurezza”

Nel ripercorrere gli episodi della sua vita, Isabella si attarda anche su dettagli molto personali. E benché la sua vicenda di emigrata fosse iniziata sotto il segno della rivolta e della rabbia, in Svizzera ha trovato un suo equilibrio. “La Svizzera mi ha dato sicurezza. Intendo molta sicurezza dentro, nella parte più intima di me stessa. Mi ha reso più forte, resistente, capace di adattarmi ai cambiamenti”.

“E’ del resto grazie a un ticinese, l’architetto Giorgio Tognola, che ho avuto il coraggio di realizzare il mio sogno: una piccola e accogliente locanda immersa nella natura. Giorgio, che è anche il mio socio, è stato al mio fianco in questa nuova avventura. Insieme a lui e alle mie sorelle abbiamo cercato il casale, abbiamo condiviso dubbi e insieme ci siamo lanciati in questo progetto”.

Così nel 2001 Isabella Cattalani si trasferisce definitivamente a San Costanzo. Dando forma al suo sogno e coltivando un progetto di vita che si sviluppa rispettando la natura, producendo in modo biologico e privilegiando i prodotti locali.

Siamo tutti migranti

Guardando il mondo di oggi dal suo piccolo paradiso, Isabella non può non esprimere preoccupazione per i crescenti sentimenti di xenofobia e intolleranza nei confronti dei nuovi migranti. “Ci sono stati periodi della storia, e nemmeno troppo remoti, in cui svizzeri e italiani hanno dovuto lasciare il proprio paese, per cercare una vita migliore. Prima di disprezzare l’altro e guardare i nuovi migranti con la lente deformante del pregiudizio – sottolinea Isabella – faremmo bene a ricordarci chi siamo e da dove veniamo”.

Nessuno nega l’esistenza di una serie di problemi legati ai flussi migratori, “ma un conto è affrontare i problemi quando si presentano, e un conto è fomentare odio e razzismo per strumentalizzare il fenomeno a fini politici. Il percorso migratorio, che può anche avere esisti molto felici – aggiungere Isabella – è fatto di separazioni, distacchi, ricongiungimenti, svolte improvvise, dolori, incertezze, aperture: sentimenti universali di questa nostra umanità.”

“Tutti hanno il diritto almeno ad un sogno, dal più povero al più ricco, dal più disperato al più sereno. Se quello che vedo oggi mi fa male – conclude Isabella – io voglio continuare a credere nella cultura dell’accoglienza, nella comprensione, nella condivisione e nella solidarietà”.

Françoise Gehring e Stefania Summermatter, swissinfo.ch, San Costanzo

Isabella Cattalani nasce nel 1949 nella Marche. Nel 1965 si trasferisce con la mamma e le tre sorelle a Locarno, dove il padre lavora per la Società elettrica Sopracenerina.

Segue una formazione di operatrice ed educatrice sociale e per molti anni lavora presso la struttura Miralago a Locarno, occupandosi di persone portatrici di handicap.

Nel 2001 decide di dare una svolta alla propria vita. Dopo aver vissuto e lavorato per 37 anni a Locarno, si trasferisce a San Costanzo, nella provincia marchigiana di Pesaro Urbino, dove dirige e gestisce la Locanda La Breccia. La struttura, immersa nel verde, è un piccolo e accogliente Bed&Breakfast gestito secondo criteri rispettosi della natura.

La maggior parte de marchigiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) risiede in Argentina (44,3%); circa un terzo vive nei paesi dell’Europa centrale (Svizzera, Francia, Belgio, Germania e Lussemburgo).

Nella graduatoria degli Stati di accoglienza dell’emigrazione marchigiana, l’Argentina è seguita dalla Svizzera dove, in base alle cifre del 2008, vivono 7 mila 103 marchigiani. Al terzo posto la Francia (6 mila 400).

La Svizzera come primo paese di residenza è stata scelta in prevalenza dai marchigiani originari della provincia di Pesaro Urbino.

Il circolo svizzero delle Marche, che conta 80 membri, è stato fondato nel 2004.

In tutte le Marche, regione che conta cinque Province, vivono circa 600 cittadini/e svizzeri/i e con la doppia nazionalità. Quasi la metà, circa 270, vive nella provincia di Pesaro-Urbino.

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