Un’ammiraglia al timone della Germania
Se la campagna elettorale è stata noiosa, i giochi politici in Germania si fanno ora più appassionanti, spiega l'editorialista Roger de Weck. Ma anche con le nuove forze politiche al potere le pressioni sulla Svizzera non tenderanno di certo a diminuire.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ce l’ha fatta, ma non la grande Coalizione. Le elezioni politiche di domenica in Germania, contrassegnate dal più basso tasso di affluenza del dopoguerra pari al 72,5%, hanno riconsegnato nelle mani della cancelliera cristiano-democratica (Cdu/Csu) le redini del governo con il 33,8% dei voti. Al suo fianco non vi saranno però più i socialdemocratici (Spd), ma i liberaldemocratici (Fdp).
La coalizione “nero-gialla” rispecchia esattamente il desiderio di Angela Merkel che, subito dopo il voto, ha dichiarato soddisfatta: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo», possiamo governare il paese «con una solida maggioranza». swissinfo.ch ha chiesto all’editorialista svizzero Roger de Weck di analizzare le sfide future che attendono la Germania e di aiutarci a capire cosa cambierà nelle relazioni tra Berna e Berlino.
swissinfo.ch: Le elezioni hanno sancito una vittoria nero-gialla, con a capo l’attuale cancelliera Angela Merkel. Una donna ritenuta poco carismatica e insicura, ma dal grande fiuto politico. Che tipo di persona è?
Roger de Weck: La Merkel non ha le caratteristiche tipiche di un presidente della CDU: è una tedesca dell’Est in un partito fortemente radicato nella Germania dell’Ovest, una protestante in un gruppo a maggioranza cattolico, una donna in un universo maschile, una divorziata in un movimento dai valori forti.
Non appartiene all’ambiente sociale della CDU e non ne ha l’esperienza, eppure si è imposta con successo e questo testimonia il suo fiuto per il potere. E si è visto nel cosiddetto “Elefantenrunde”, ossia l’incontro tra i quattro presidenti dei principali partiti la sera delle elezioni. La Merkel ha parlato poco e lasciato spazio agli uomini, ma alla fine ha dominato il gioco, sobria e obiettiva da scienziata qual è. Sa analizzare i problemi e ha la grande capacità di ricercare il consenso. Non si dà arie e i tedeschi la stimano.
swissinfo.ch: Il Partito socialista ha perso oltre dieci punti percentuali. Come mai non è riuscito ad approfittare maggiormente della crisi finanziaria?
R. de W.: La socialdemocrazia sta attraversando un periodo di crisi in tutta Europa. Questo vale per la Svezia, tradizionalmente ancorata a questi valori, per i socialisti in Francia, per la sinistra moderna in Gran Bretagna, in Italia o nell’Europa orientale, come nella Repubblica Ceca o in Ungheria.
I socialdemocratici tedeschi non sono riusciti ad integrare le ideologie ecologiste e a trattenere le frange operaie. Inoltre il margine di manovra è diventato sempre più esiguo: il finanziamento dello Stato sociale tormenta la sinistra non solo in Germania, ma in tutta Europa. E infine l’età media dei membri del partito è di 57 anni. Il Partito socialista è invecchiato e non è riuscito a vincere la sfida del ricambio generazionale.
swissinfo.ch: Cosa comporta questa svolta al potere per la Svizzera?
R. de W.: La Svizzera non deve aspettarsi troppo. Molti conservatori sperano che questo porterà a una dissoluzione del conflitto con la Repubblica federale tedesca. Ma io non ci credo, al contrario.
L’indebitamento dello Stato continuerà a crescere, se i progetti di sgravi fiscali si realizzeranno. E tendenzialmente questo porterà perfino ad un aumento della pressione contro l’evasione fiscale.
swissinfo.ch: Il Governo di centro-destra sarà presente anche sulla scena politica internazionale? Su temi come l’Afghanistan o la politica climatica?
R. de W.: L’Afghanistan sarà una nota dolente per questa coalizione. Il futuro ministro degli esteri, il leader del Partito liberale democratico Guido Westerwelle, sarà chiamato a difendere in patria questa guerra così impopolare.
Nella politica climatica, la coalizione può difficilmente permettersi di restare indietro rispetto a quanto fatto dai suoi predecessori. Le aspettative dell’opinione pubblica e di tutti i partiti sono molto alte e chiedono alla Germania di avere un ruolo di pioniere nella politica climatica.
Forse la potente industria dell’auto aveva la sensazione di essere meglio rappresentata sotto la Grande coalizione, ma ciò non cambierà in modo significativo.
swissinfo.ch: È stata una campagna elettorale dai toni tiepidi e povera di contenuti. È questa la nuova era Merkel? Basta con gli show politici, verso maggiore realismo?
R. de W.: Lo stile politico di Angela Merkel resterà sobrio. La campagna elettorale è stata noiosa, ma adesso i giochi si fanno più appassionanti, perché l’intero panorama politico sarà scompigliato.
Ci sarà un’importante lotta di potere all’interno del Partito social democratico – tra la vecchia guardia, come Frank-Walter Steinmeier o l’attuale presidente Franz Muentefering, e i giovani tendenzialmente più a sinistra, che non hanno timori a discutere con i partiti di sinistra di Oskar Lafontaine e Gregor Gysi.
swissinfo.ch: Come in altri paesi, anche in Germania i grandi partiti hanno perso a favore delle formazioni minori . come i Verdi o il Partito liberale democratico. Cosa significa questo sconvolgimento del panorama politico?
R. de W.: I giochi sono aperti. Nei prossimi anni, tra i Verdi assisteremo a un ricambio generazionale e bisognerà vedere se si potrà ancora considerarlo come un classico partito di sinistra.
Nei prossimi quattro anni ci saranno molte opportunità per la creazione di altre coalizioni. Ad esempio quella nero-verde (ndr. cristianodemocratici e verdi) o quella a „semaforo” (rosso-giallo-verde). Anche quella rosso-rosso-verde resta un’alternativa, dal momento in cui l’attuale tabù si fonda su un conflitto personale tra i socialdemocratici e Oskar Lafontaine (ndr. ex Spd). I socialdemocratici lo vedono come un traditore, mentre i giovani sono pronti a flirtare con lui.
Ciò significa che – ad eccezione di una coalizione tra CDU e la sinistra – tutti i partiti possono trovare un punto di incontro con gli altri.
Gaby Ochsenbein, swissinfo.ch
(Traduzione dal tedesco di Stefania Summermatter)
A fine aprile, i cittadini tedeschi residenti in Svizzera erano circa 240’000 (14,5% della popolazione straniera). È il gruppo più numeroso dietro agli italiani (290’000 circa, 17,5%).
L’ambasciata tedesca a Berna ha ricevuto centinaia di richieste di informazione e registrazione per le elezioni del 27 settembre 2009. Nel 2005, erano state iscritte nelle liste elettorali 54’800 persone.
La Repubblica federale tedesca è il principale partner commerciale della Svizzera. Nel 2008, la Confederazione ha esportato merci in Germania per un valore record di 41,8 miliardi di franchi, pari al 20,3% del totale (seguono gli USA con il 9,4%). Le importazioni hanno raggiunto i 64,8 miliardi di franchi, ossia il 34,7% del totale (segue l’Italia, con l’11,4%).
L’entrata della Fpd nella coalizione di governo in Germania potrebbe portare ad una distensione nei rapporti con la Svizzera sulla questione fiscale. Il presidente di economiesuisse Gerold Bührer, intervistato della televisione svizzerotedesca SF, ha detto di sperare che nel dialogo fra i due paesi ci siano in futuro meno «ostilità».
«L’avvicendamento nel governo ci rende molto ottimisti», ha affermato da parte sua il direttore della Camera di commercio elvetico-tedesca Ralf Bopp. La speranza – ha aggiunto Bopp – è che fra i due paesi ci sia più concordanza sui temi di economia politica e meno divergenze sulle questioni fiscali.
Il leader dei liberali tedeschi Guido Westerwelle, probabile futuro ministro tedesco degli esteri, ha criticato nella campagna elettorale le esternazioni del ministro uscente delle finanze Peer Steinbrück (Spd) sul segreto bancario svizzero.
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