Il più vecchio minareto svizzero non disturba i vicini
Nel quartiere chic di Balgrist, a Zurigo, la moschea Mahmud non si nota. Il suo minareto di 18 metri, inaugurato nel 1963 – il primo in Svizzera –, qui non disturba nessuno, contrariamente all'iniziativa che chiede il divieto di questo elemento architettonico musulmano. Reportage.
Il simbolo non potrebbe essere più forte: i due “campanili” si trovano uno di fronte all’altro. Uno è quadrato, grigio e imponente. L’altro è affusolato, bianco e minuto. La chiesa evangelica riformata e la moschea Mahmud, infatti, sono “dirimpettaie”.
In questo ricco quartiere zurighese, il minareto fa ormai parte dell’inventario. Una passante, che abita nel vicino comune di Zumikon, non lo aveva neppure notato. “È nuovo?”, chiede. Quando le riveliamo la data di costruzione, sgrana gli occhi stupefatta.
Il 22 giugno 1963 varie personalità si erano recate a Balgrist per la cerimonia d’inaugurazione. Si ricorda in particolare la presenza dell’allora ministro pachistano degli affari esteri Zaffrullah Khan e del sindaco di Zurigo dell’epoca Emil Landolt.
Breve polemica dopo l’inaugurazione
Solo in seguito ci fu una brevissima polemica. Nel parlamento comunale, come lo ha ricordato nel 2006 il quotidiano Neue Zürcher Zeitung, alcuni rappresentanti delle chiese cristiane criticarono l’atteggiamento dell’esecutivo cittadino, accusandolo di avere dato un terreno a una “setta” (la comunità ahmadi) e di averla esonerata dal pagamento delle imposte.
Il sindaco replicò che la libertà di credo e di coscienza sono un diritto per tutti. Inoltre, aggiunse Landolt, la Chiesa riformata e la città di Zurigo si vantano della loro apertura al mondo e della loro tolleranza. Quale città cosmopolita, a Zurigo spetta il compito di accogliere degnamente i numerosi stranieri che attira, rilevò il sindaco. La polemica finì qui.
Oggi anche il pastore della parrocchia di Balgrist evoca il carattere urbano e internazionale di Zurigo. “In una città moderna come Zurigo, una moschea occupa un posto naturale”. In altri posti, per esempio in campagna, sarebbe meno evidente. D’altronde, nemmeno le chiese possono essere costruite ovunque”, afferma Jürg Kaufmann.
Coabitazione armoniosa
“La collaborazione globalmente funziona bene sin dall’inizio”, aggiunge il pastore. “Mettiamo dei parcheggi a disposizione per la preghiera del venerdì e affittiamo anche dei locali alla comunità musulmana. Ma, come in qualsiasi relazione, vi sono fattori che funzionano bene e altri un po’ meno”.
Un aspetto sensibile, per Jürg Kaufmann, è la segregazione delle donne, “che è più una questione politica che religiosa”. Il pastore protestante rileva che ciò pone anche la questione dell’integrazione: “fino a che punto i nuovi venuti accettano la nostra cultura?”, s’interroga.
Il muezzin, le campane…
La proprietaria della panetteria a fianco della moschea non vuole rilasciare dichiarazioni. Un cliente incontrato all’uscita del negozio, Felix Härter, invece, risponde. “Il minareto non mi dà assolutamente fastidio. E voterò no il 29 novembre. Sarebbe diverso se ci fosse un muezzin”.
Un’opinione confermata da Kaufmann. “Se fossero presentate domande in tal senso, ci sarebbe una grande controversia. Anche noi abbiamo dovuto avvolgere le campane nel vetro acrilico per diminuire i decibel”, racconta.
Il più critico sulle conseguenze del voto sull’iniziativa popolare “Contro l’edificazione di minareti” è un passante di origine serba. “In ogni caso il risultato sarà negativo. Se passerà il sì al divieto, la Svizzera avrà l’aria intollerante. Se vincerà il no, i minareti spunteranno come funghi. Gli Emirati hanno molti soldi. Possono farne costruire uno in una notte”, afferma lo zurighese di adozione.
Altri sviluppi
Iniziativa popolare
“Maometto non aveva minareti”
Un timore smentito da Lahoussine Kharbouch, delegato dell’Associazione delle organizzazioni islamiche di Zurigo (VIOZ). Il contabile marocchino ci riceve in un’altra moschea, quella di Al Hidaya, una delle più grandi della comunità di lingua araba di Zurigo, collocata fra edifici più o meno in rovina, nel quartiere di Altstetten.
“Non abbiamo bisogno di minareti, ma di luoghi di preghiera e di insegnamento per i nostri figli. D’altronde Maometto non aveva minareti”, sottolinea.
“Il minareto è un simbolo architettonico come ve ne sono in tutte le comunità religiose quando si gode di un certo agio e si vogliono accogliere persone di un certo rango”, prosegue il delegato. “Ma se l’iniziativa sarà respinta, ciò che mi auguro, la lealtà dei musulmani nei confronti del paese di accoglienza sarà ancora maggiore”.
Ariane Gigon, Zurigo, swissinfo.ch
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)
In Svizzera nel 2000, anno dell’ultimo censimento, c’erano circa 311mila musulmani. Attualmente si calcola che ve ne siano fra i 350mila e i 400mila.
In tutta la Confederazione ci sono quattro minareti. Il primo fu costruito a Zurigo nel 1963, il secondo a Ginevra nel 1978, il terzo a Winterthur nel 2005 e il quarto a Wangen (canton Soletta) nel 2009. Nessuno di essi è utiliazzato per chiamare i fedeli alla preghiera.
Il numero dei centri culturali e luoghi di preghiera islamici sono stimati fra i 130 e i 160. La maggior parte è situata in appartamenti o in edifici industriali senza segni di riconoscimento esterni.
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