Il protocollo di Kyoto salvato in extremis alla conferenza di Bonn
Finale favorevole in extremis alla conferenza sul clima di Bonn. Lunedì mattina è stato infatti raggiunto un accordo, dopo una nottata passata all'insegna della mediazione tra le differenti posizioni. L'annuncio della conclusione dell'accordo è stata fatta dal portavoce dell'Onu Michael Williams e confermata anche dai rappresentanti tedeschi.
L’accordo è stato raggiunto, come ha precisato il portavoce dell’Onu Michael Williams, grazie alla disponibilità mostrata dai governi di Giappone e Canada, mostratisi finora indecisi e che invece, alla fine, hanno votato a favore dell’intesa.
«È stato raggiunto un accordo soprattutto grazie all’impegno dell’Unione europea (Ue)», ha detto il ministro dell’ambiente tedesco Juergen Trittin (Verdi). «Con ciò – ha aggiunto – a Bonn si è riusciti a salvare il protocollo di Kyoto che potrà essere ora ratificato».
«È una buona giornata per l’ambiente globale. Abbiamo salvato il protocollo di Kyoto», ha detto da parte sua il ministro dell’ambiente danese Svend Aukem. L’intesa dovrà essere ora approvata dalla conferenza plenaria.
L’accordo di compromesso è stato possibile grazie alla proposta avanzata dal presidente della riunione il ministro dell’Ambiente olandese Jan Pronk: Il documento messo sul tavolo da Pronk ha cercato di andare incontro il più possibile alle richieste dei Paesi del cosiddetto gruppo Umbrella, in primo luogo Giappone, Canada, Russia e Australia, che si mostrano ancora restii ad accettare il protocollo di Kyoto del 1997. Tale protocollo prevede di ridurre le emissioni responsabili dell’effetto serra del 5,2 per cento entro il 2012 rispetto ai valori del 1990.
Di seguito i punti principali della proposta di compromesso, iniziando dal termine “sinks”, con il quale vengono indicati, in gergo specialistico, i serbatoi naturali che assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, come boschi e foreste. Stando alle proposte di Pronk, Giappone, Russia e Canada potranno disporre di tali serbatoi in misura non strettamente limitata e conforme alle loro particolari esigenze specifiche, a condizione che tali distese boschive siano adeguatamente curate e venga dato impulso all’attività agricola. La questione dei sinks era stata uno dei maggiori ostacoli che aveva impedito un accordo alla precedente conferenza sul clima dell’Aja lo scorso novembre.
Il progetto prevede poi, a livello di finanziamenti, la costituzione di appositi Fondi per garantire la concessione di aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo alle prese con i mutamenti climatici e le loro conseguenze.
Per quanto attiene i “Meccanismi flessibili”, la proposta di compromesso Pronk prevede meccanismi più flessibili per il rispetto dei propri limiti di emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, a cominciare dal cosiddetto commercio delle emissioni, che prevede per i vari Paesi la possibilità di acquistare una sorta di licenza di emissione da altri stati con margini più larghi da rispettare.
Infine, la voce “Rispetto degli impegni” è la parte della proposta di compromesso che prevede sanzioni legali per quei Paesi che non dovessero rispettare gli impegni assunti. A questo riguardo è, fra l’altro, previsto il divieto di vendere licenze di emissione e un abbassamento del limite di emissione.
swissinfo e agenzie
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