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L’11.ma revisione dell’AVS toglie le rendite alle vedove senza figli

I lavori della sessione speciale del Consiglio nazionale dedicati all'11.ma revisione dell'AVS seguiti da un pubblico numeroso ed attento di interessati Keystone

Proseguendo l'esame particolareggiato dell'11.ma revisione della legge sull'AVS, il Consiglio nazionale ha deciso martedì che, in futuro, soltanto le vedove senza figli non avranno più diritto alla rendita. Le vedove con figli a carico conserveranno la rendita, come finora.

Il Consiglio nazionale ha adottato una variante moderata di riduzione delle rendite di vedovanza, con la quale l’AVS risparmierebbe annualmente solo 120 milioni di franchi, contro i 786 del progetto iniziale del Consiglio federale, che si è dunque scostato dalle sue posizioni.

Attualmente le donne hanno diritto a una rendita di vedovanza se al momento del decesso del marito hanno figli o compiuto i 45 anni, con alle spalle almeno 5 anni di matrimonio. I vedovi, per contro, percepiscono una rendita solo fino a quando i loro figli sono minorenni (18 anni). Con l’11.ma revisione dell’AVS il Consiglio federale voleva adeguare la rendita di vedovanza delle donne a quella degli uomini.

La Camera del popolo non ha però compiuto molti passi su questa via. Su proposta di una minoranza della commissione condotta dal radicale democratico vodese Yves Guisan, la Camera ha deciso di abolire la rendita solo per le vedove senza figli. In un primo tempo, le vedove di 60 anni senza figli beneficerebbero ancora di una rendita. Questo limite d’età verrebbe rialzato di un anno a ritmo annuale a partire dall’entrata in vigore dell’11.ma revisione dell’AVS.

Con questo modello approvato dal Nazionale, difeso in particolare dai radicali, saranno risparmiati 120 milioni di franchi. L’11 percento delle vedove perderebbe il diritto alla rendita. Quelle che già beneficiano di una rendita la conservano. Le coppie senza figli – ha osservato la radicale democratica argoviese Christine Egerszegi – hanno maggiormente la possibilità di ricorrere al secondo pilastro, per garantire finanziariamente la loro vecchiaia.

Con 128 voti contro 43, la Camera ha dunque preferito la variante Guisan a quella iniziale del Consiglio federale, più severa. La sinistra, che voleva essere socialmente più generosa, si è alla fine schierata con il modello presentato dai radicali. Secondo alcuni suoi esponenti, questa soluzione tiene meglio in considerazione le realtà sociali e funge da compromesso sulla via dell’uguaglianza di trattamento uomo-donna.

In linea di principio, il modello iniziale del governo voleva concedere le rendite solo fintanto che vi sono figli a carico sotto i 18 anni. Inoltre, il diritto alla rendita sarebbe stato mantenuto anche dopo i 18 anni dei figli se la vedova avesse avuto più di 50 anni. Con questo progetto governativo, che il Nazionale non ha seguito, sarebbero stati risparmiati 786 milioni. La soppressione della rendita di vedovanza avrebbe colpito il 70 percento delle donne.

La consigliera federale Ruth Dreifuss ha riconosciuto che la posizione governativa era troppo severa. Con il benestare del governo, la ministra dell’interno l’ha di conseguenza abbandonata. Contro la sua volontà, il modello del Consiglio federale è però stato difeso inutilmente da una minoranza borghese di destra, capitanata dal radicale democratico bernese Pierre Triponez.

Niente statu quo

Secondo il modello della maggioranza della commissione, in linea di principio, come per i vedovi, il diritto alla rendita di vedova sarebbe cessato quando l’ultimo figlio avrebbe raggiunto i 18 anni. Soltanto le donne di 45 anni e più, con figli a carico in età inferiore ai 18 anni, avrebbero avuto diritto a una rendita fino all’età di pensionamento. Le vedove che già beneficiano di una rendita l’avrebbero conservata.

Alle vedove senza figli con più di 45 anni e sposate da almeno 5 anni sarebbe inoltre stata versata un’indennità corrispondente all’importo di una rendita annuale. Analogo provvedimento sarebbe stato previsto anche per le vedove con figli maggiorenni. Con il modello della maggioranza della commissione l’effetto risparmio per l’AVS sarebbe stato di 510 milioni, mentre la proporzione delle vedove colpite dal taglio della rendita sarebbe stato del 45 percento.

La sinistra si è vanamente battuta per il mantenimento dello statu quo. Lo stesso garantisce alle vedove con figli o a quelle di più di 45 anni, sposate da almeno 5, una rendita mensile di 800-1.600 franchi fino al pensionamento.

Numerose deputate si sono alternate alla tribuna per denunciare la volontà di risparmiare «sulle spalle delle donne». Questi tagli sono inaccettabili, ha esclamato la verde zurighese Ruth Genner, ricordando che le donne restano discriminate sul mercato del lavoro. La condizione finanziaria di una vedova – ha aggiunto la socialista bernese Stéphanie Baumann – è ancora fortemente legata a quella del marito deceduto.

swissinfo e agenzie

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