L’appello cinese di Moritz Leuenberger
Il ministro svizzero dell'ambiente Moritz Leuenberger ha terminato lunedì la sua prima visita in Cina. Il consigliere federale ha siglato un accordo per lottare contro le piene dello Yangtze e ha esortato il gigante asiatico a diminuire le emissioni di gas a effetto serra.
È troppo semplice assumere il ruolo dello svizzero impeccabile che impartisce lezioni, che denuncia le violazioni dei diritti dell’uomo, la situazione in Tibet, la costruzione della diga delle Tre Gole. Anche nel nostro paese abbiamo dovuto spostare delle persone, sommergere interi villaggi. Additare sistematicamente gli altri è un atteggiamento che ci ha riservato brutte sorprese nel corso degli ultimi tempi», ha dichiarato il ministro elvetico.
Moritz Leuenberger ha fatto presente la necessità di «lavorare insieme, approfittare degli interessi comuni, discutere. È un approccio molto più efficace che criticare incessantemente, e consente inoltre di avere un dialogo costruttivo in materia di diritti umani».
I capricci del fiume
In occasione della sua prima visita ufficiale in Cina, terminatasi lunedì, Moritz Leuenberger ha sottoscritto domenica con il ministro cinese delle acque Chen Lei un protocollo d’intesa che rafforza la collaborazione – avviata nel 2003 – in materia di gestione delle acque, concernente in particolare la prevenzione delle inondazioni dello Yangtze.
Nel corso degli ultimi cento anni, gli straripamenti del fiume hanno ucciso 500’000 persone: la diga delle Tre Gole, operativa dall’inizio del 2009, mira principalmente a evitare il rischio di piene.
«Prima della costruzione della diga, 23 milioni di persone erano costantemente confrontate alla minaccia. Tutte queste persone sono oggi al sicuro: il bilancio è quindi ampiamente positivo, nonostante lo spostamento forzato di oltre un milione di abitanti», ricorda Andreas Götz, vice direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente e grande conoscitore dello Yangtze.
In merito alla collaborazione con Pechino in questo particolare ambito, Moritz Leuenberger sottolinea: «L’interesse è reciproco. La Confederazione ha una lunga esperienza in materia di gestione dei corsi d’acqua, che devo condividere con la Cina».
A questo proposito, Andreas Götz rileva che i fiumi dei due paesi si assomigliano, e che pertanto lo scambio d’informazioni torna a vantaggio anche della Confederazione. Inoltre, ricorda Moritz Leuenberger, «le turbine della diga delle Tre Gole sono fabbricate in Svizzera».
Opportunità economica
Andreas Götz ribadisce a sua volta la ghiotta occasione per le aziende elvetiche «capaci di proporre soluzioni moderne e durature per la gestione delle acque del bacino dello Yangtze». L’industria svizzera, ha dichiarato l’alto funzionario, è infatti menzionata nel protocollo.
Dal canto suo, Moritz Leuenberger ricorda che «i cambiamenti climatici concernono il mondo intero» e che – in quest’ottica – «la diga delle Tre Gole contribuisce a promuovere le energie rinnovabili».
Infatti, dal momento che l’opera consente di fornire elettricità sufficiente per soddisfare il fabbisogno del 10% della popolazione cinese, ciò permetterà di chiudere diverse centrali a carbone. Una scelta apprezzata, poiché – fa notare il ministro dell’ambiente e dell’energia – «auspichiamo che la Cina diminuisca la sua produzione di CO2».
Necessario agire
A conclusione del viaggio, il consigliere federale ha inaugurato con il suo omologo cinese il terzo Forum dello Yangtze a Shanghai. Nel suo discorso, Leuenberger ha espresso l’auspicio che – in occasione della Conferenza sul clima di Copenaghen prevista il prossimo dicembre – la Cina assicuri il proprio contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra.
Il ministro dell’ambiente ha comunque precisato di non aver voluto esercitare pressioni sulla Cina, ma di aver semplicemente colto l’occasione di affrontare la tematica con un interlocutore privilegiato.
«Gli sforzi mondiali di lotta contro i cambiamenti climatici potranno andare a buon fine soltanto grazie al sostegno dei grandi paesi: Stati Uniti, India, Brasile e Cina», ha poi affermato Leuenberger.
Interpellato in merito alla proteste della Cina, che ritiene di non doversi assumere interamente l’onere di riparare i danni al clima causati principalmente dagli altri paesi industrializzati, Leuenberger ha risposto che esse sono «forse giustificate». Il ministro ha però ricordato che non c’è più tempo per indugiare, dal momento che i paesi in via di sviluppo sono i primi a patire le conseguenze del riscaldamento climatico.
swissinfo, Alain Arnaud, Shanghai
(traduzione e adattamento, Andrea Clementi)
Lo Yangtze è il più grande fiume asiatico, e il terzo maggior corso d’acqua del globo dopo il Rio delle Ammazzoni e il Nilo. Tocca un’area vasta 43 volte la Confederazione e abitata da 400 milioni di persone.
Terminata nel 2009, la diga delle Tre Gole – lunga più di 2 chilometri e alta più di 180 metri – è situata nella provincia di Hubei (Cina centrale). Il bacino si estende per una lunghezza di oltre 600 chilometri.
La mastodontica opera, costata circa 24 miliardi di dollari, ha comportato lo spostamento di 1,2 milioni di persone e la cancellazione di un centinaio di città.
Grazie alla struttura, il fiume è stato reso navigabile fino a Chongqing, una megalopoli di oltre 30 milioni di abitanti. Questa nuova opportunità potrebbe decuplicare la forza economica della regione.
Il governo elvetico difende il principio di una responsabilità comune ma differenziata per quanto concerne le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Concretamente, ciò significa che le misure di risanamento necessario per lottare contro il riscaldamento globale dovrebbero essere finanziate in misura proporzionale alle emissioni di CO2 dei singoli paesi.
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