Sconfitta sonora per l’iniziativa Servizio civico
Il popolo svizzero non estenderà l’obbligo del servizio civico a tutta la popolazione. Il “no” ha prevalso nettamente alle urne.
L’iniziativa Servizio civico è stata respinta dall’84,1% degli svizzeri e delle svizzere. Si tratta della proposta con uno dei risultati peggiori degli ultimi 25 anni: solo l’iniziativa “Imposta sull’energia invece dell’IVA” nel 2015 era stata bocciata con una percentuale più alta di “no” (92%).
Nessun cantone e nemmeno uno dei circa 2’100 comuni del Paese ha votato a favore del testo. L’affluenza alle urne è stata del 42,9%.
Lanciata da un’associazione ginevrina, l’iniziativa proponeva di obbligare tutte le persone di nazionalità svizzera, comprese le donne, a svolgere un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente.
Il sostegno alla proposta, inizialmente più ampio tra l’elettorato di sinistra, è crollato durante la campagna, secondo l’ultimo sondaggio SSR prima del voto. Dieci giorni fa solo il 32% delle persone intervistate si diceva ancora favorevole al testo. Tra chi vive all’estero, questa percentuale era solo leggermente più alta (34%).
L’argomento che sembra aver pesato maggiormente sulla scelta riguarda gli ingenti costi aggiuntivi che l’obbligo esteso comporterebbe per Confederazione e Cantoni, oltre che per le imprese elvetiche.
Decisione giusta
La decisione presa è stata quella giusta: ne è convinta Alleanza sicurezza svizzera, l’organizzazione leader nella Confederazione in materia di politica di sicurezza.
Con questa bocciatura, ha indicato in un comunicato, il popolo elvetico ha detto “no” a un servizio universale a spese dei contribuenti. L’organizzazione ha sottolineato come l’approvazione dell’iniziativa avrebbe avuto l’effetto di indebolire alcuni pilastri fondamentali della società, della sicurezza e dell’economia.
Anche il Gruppo per una Svizzera senza esercito crede che l’iniziativa non avrebbe aumentato la sicurezza del Paese. Pauline Schneider, segretaria politica dell’organizzazione antimilitarista, ha sottolineato sulla RTS l’importanza del volontariato in Svizzera. Schneider si è rammaricata del fatto che l’iniziativa abbia confuso la difesa con il volontariato. “È essenziale affrontare queste due questioni separatamente”, ha affermato.
Per l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), il messaggio emerso oggi dalle urne è che il popolo sostiene l’esercito. Il servizio obbligatorio statale avrebbe indebolito il sistema di milizia collaudato ed eroso l’obbligo militare che ha reso la Svizzera forte e sicura, ha comunicato l’UDC.
Per il Centro, la proposta andava troppo lontano, ha indicato il partito in una nota odierna.
Il Servizio civico “non è morto”
Noémie Roten, responsabile della campagna per il “sì”, si aspetta che il tema ritorni nei prossimi anni. “Ciò di cui siamo fieri è di aver portato un tema importante” sulla scena pubblica, ha dichiarato ai microfoni della RTS, citando questioni come l’impegno, la responsabilità civica, la sicurezza e l’uguaglianza. Ma anche “di aver fatto ciò che altri partiti o grandi organizzazioni non hanno fatto”.
Per il Partito Verde liberale (PVL) l’ultima parola non è ancora detta. “I tempi sono diventati più incerti. Se il rifiuto di un obbligo di servizio per tutti i cittadini sarà la risposta giusta a lungo termine, lo dirà il tempo”, ha sottolineato il consigliere nazionale del PVL Beat Flach, citato in un comunicato.
Tra chi è uscito perdente, vi è il Partito evangelico svizzero (PEV) che, insieme al PVL, sosteneva l’iniziativa. Secondo il PEV, la proposta avrebbe rafforzato la sicurezza nazionale e la coesione sociale e alleviato i problemi di risorse nell’esercito e nella protezione civile.
Cosa farà il Governo
Il Consiglio federale ha riconosciuto l’obiettivo di rafforzare l’impegno sociale, ma ha giudicato la proposta eccessiva rispetto alle necessità attuali e non sostenibile dal punto di vista economico. Lo ha sottolineato domenica in conferenza stampa il consigliere federale Martin Pfister, che dirige il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.
Pfister ha annunciato che il Governo intende aumentare la partecipazione delle donne all’esercito su base volontaria introducendo una giornata d’orientamento obbligatoria.
Parallelamente,il Governo prevede di adottare misure per migliorare la disponibilità del personale nell’esercito e nella protezione civile. Tra queste, vi sono le revisioni delle leggi sulla protezione civile e sul servizio civile che entreranno in vigore nel 2027.
L’iniziativa in breve
L’iniziativa chiedeva che tutte le persone prestassero servizio nell’esercito, nella protezione civile oppure in un servizio di milizia equivalente. Attualmente solo gli uomini hanno questo obbligo. In caso di conflitto di coscienza, possono effettuare un servizio civile di durata maggiore.
L’iniziativa mirava a rafforzare l’impegno delle cittadine e dei cittadini svizzeri in diversi settori quali la protezione del clima, la prevenzione delle catastrofi, la sicurezza alimentare e l’assistenza. Inoltre, puntava a garantire gli effettivi del personale dell’esercito e della protezione civile, che oggi sono sotto pressione.
Il motivo è che sempre più uomini scelgono il servizio civile o sono esonerati per motivi medici.
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Pro e contro dell’iniziativa
Chi promuoveva l’iniziativa riteneva che un “sì” avrebbe rafforzato la coesione sociale, in un mondo sempre più individualista. Aumentando il numero e la diversità delle persone che prestano servizio, la proposta avrebbe consolidato anche la sicurezza del Paese di fronte a nuove minacce come guerre, instabilità geopolitica, cambiamenti climatici e cibercriminalità.
Il sistema attuale sarebbe inoltre diventato più equo e avrebbe promosso la parità di genere.
Il campo contrario all’iniziativa, tra cui il Governo e la maggioranza del Parlamento, obiettava che il numero di persone reclutate con questo sistema avrebbe superato di gran lunga le necessità reali. Questo avrebbe fatto aumentare molto i costi a carico della società per l’indennità di perdita di guadagno e l’assicurazione militare.
La proposta avrebbe pesato anche sulle imprese, che si sarebbero dovute assumere i costi aggiuntivi per i e le dipendenti chiamati in servizio.
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