Didier Burkhalter nella terra del calmo mattino

Svizzeri... nel cuore swissinfo.ch

Per il suo primo viaggio oltremare in qualità di ministro degli esteri, Didier Burkhalter si è recato in Corea del Sud. Oltre a partecipare al Vertice sulla sicurezza nucleare, il consigliere federale vuole approfittare dell’occasione per curare i «partenariati strategici».

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 marzo 2012 - 11:43
Alain Arnaud, Seul, swissinfo.ch

Indossano gli abiti tradizionali dei cantoni primitivi, padroneggiano lo yodel come se lo avessero ascoltato sin dalla più tenera infanzia e lo schwyzerorgeli (l’organetto svizzero) sembra non avere segreti… Tutti questi alpigiani in erba hanno però gli occhi a mandorla. Questo gruppo di bambini coreani, che suonano una musica degna delle vallate alpine, ha animato la serata inaugurale delle «Settimane svizzere di Seoul», alla quale ha presenziato Didier Burkhalter.

Il 2012 è un anno particolare per la Svizzera e la Corea del Sud. I due paesi celebrano i 50 anni di relazioni diplomatiche e la Confederazione presenterà un padiglione all’Esposizione internazionale di Yeosu, che si aprirà ad inizio maggio. È proprio per rafforzare l’immagine della Svizzera in Corea che Berna organizza a margine di questi due avvenimenti tutta una serie di attività culturali ed artistiche, coordinate da Presenza Svizzera.

L’immagine della Svizzera in Corea del Sud è eccellente, come attesta del resto l’entusiasmo del gruppo di ragazzi coreani. «Le relazioni con la Corea sono buone, ma potrebbero essere intensificate», osserva da parte sua Didier Burkhalter, per la prima volta nel paese asiatico. «La Svizzera è lieta di collaborare in maniera ancora più stretta con la Corea del Sud e di rafforzare i suoi partenariati», ha dichiarato durante l'incontro con il ministro degli esteri e del commercio sudcoreano.

Contatti un po’ tralasciati

È stato il caso ad aver voluto che il primo grande viaggio del nuovo capo della diplomazia svizzera abbia avuto per destinazione la Corea del Sud. Burkhalter è infatti giunto a Seoul per rappresentare la Svizzera al Vertice sulla sicurezza nucleare. L’opportunità di visitare il paese asiatico comunque lo rallegra. Per il suo primo impegno al di fuori dell'Europa, il ministro degli esteri «auspicava un paese» come la Corea del Sud. Uno Stato «veramente dinamico, che corrisponde a una delle nostre priorità strategiche, ossia avere dei partenariati con gli attori globali».

Il consigliere federale ha insistito sulla necessità di impegnarsi a fondo per curare e migliorare i contatti. Un aspetto un po’ tralasciato negli ultimi tempi. «Credo che tra i ministri degli affari esteri non vi sia stato alcun contatto negli ultimi otto anni», osserva.

«Penso che il cocktail che vi è qui, con il design, la gioventù, l’arte, la cultura, sia veramente una buona cosa», afferma riferendosi alle «Settimane svizzere».

Per quanto concerne il folclore, gli stereotipi, le montagne e le tradizioni, «bisogna evidentemente approfittarne», osserva dal canto suo Nicolas Bideau, direttore di Presenza Svizzera. «Quando abbordiamo l’aspetto della tradizione, però, cerchiamo di mettere l’accento anche su qualcos’altro. Giocheremo su due aspetti; è così che in generale comunichiamo in Asia».

Didier Burkhalter ha approfittato del viaggio per recarsi anche nella zona smilitarizzata, che separa le due Coree da ormai quasi 60 anni. Qui ha incontrato i soldati svizzeri dispiegati lungo la linea di demarcazione, il cui compito è di far rispettare i termini dell’armistizio del 1953.

L’utilità della neutralità

Dal punto di osservazione Dora, il consigliere federale ha potuto scrutare l’orizzonte nord-coreano: la zona industriale speciale di Kaesong, il ponte del non ritorno e la gigantesca bandiera nord-coreana (la seconda più grande al mondo). Lo sguardo si è perso anche sulla terra di nessuno che si estende per 240 chilometri e illustra alla perfezione le posizioni inconciliabili di due comunità convinte comunque di essere un solo ed unico popolo.

«Nell’aria vi è un’atmosfera piuttosto pesante», constata il ministro, aggiungendo che «la neutralità della Svizzera mostra qui la sua utilità». Alla vigilia della visita sulla linea di demarcazione, Burkhalter aveva fatto il punto con il suo omologo sudcoreano in merito alla minaccia rappresentata da Pyongyang, che ha annunciato di voler lanciare prossimamente un razzo destinato a mettere in orbita un satellite a uso civile. Molti temono però che sia invece un modo per testare missili a lunga gittata. «La Corea del Sud è un po’ nervosa, è una situazione delicata», riconosce Didier Burkhalter, ribadendo che l’instabilità della regione giustifica l’aiuto della Svizzera.

L’impegno svizzero è comunque limitato: cinque ufficiali e nulla più. «La missione è soprattutto simbolica», ammette il divisionario Urs Gerber, comandante del contingente svizzero della CSNN (Commissione di supervisione delle nazioni neutrali in Corea). «Però fino a quando ce lo domandano, rimarremo». In questo periodo di nuove frizioni la presenza internazionale sembra necessaria più che mai. Per Didier Burkahalter non ci sono dubbi: la Svizzera «è responsabile – come altri paesi – di fare tutto il possibile affinché il nostro mondo possa migliorare».

Il Monte Rosa a Yeosu

Un pezzo del massiccio del Monte Rosa è stato trasportato a Yeosu, dove sarà esposto nel padiglione svizzero all’esposizione internazionale che si aprirà il 12 maggio.

Intitolato «La sorgente è nella vostra mano», il padiglione propone ai visitatori un viaggio nelle montagne svizzere. Presenterà in particolare le specificità della Svizzera come castello d’acqua per l’Europa. Il ‘clou’ del padiglione è costituito dalla carota di ghiaccio vecchia di oltre 4'000 anni.

End of insertion

La Svizzera alza i toni contro Pyongyang

Berna ha reagito all’annuncio di un prossimo lancio di un razzo per mettere in orbita un satellite convocando l’ambasciatore della Corea del Nord in Svizzera. Inoltre, l’ambasciatore svizzero in Cina e Corea del Nord non parteciperà alle cerimonie del 15 aprile (per il 100esimo anniversario della nascita di Kim Il-Sung).

Didier Burkhalter ha criticato l’annuncio fatto da Pyongyang, considerato una «vera provocazione», «contraria alle risoluzioni dell’ONU».

End of insertion

Svizzera – Corea del Sud

1962: Berna e Seoul stabiliscono delle relazioni diplomatiche.

2006: firma di un accordo di libero scambio tra l’Associazione europea di libero scambio e la Repubblica di Corea.

2010: le esportazioni svizzere raggiungono 2,2 miliardi di franchi; le importazioni dalla Corea del Sud 439,5 milioni.

In Corea del Sud alla fine del 2011 vivevano 235 persone di nazionalità svizzera.

End of insertion

Svizzera – Corea del Nord

1974: Berna e Pyongyang stabiliscono delle relazioni diplomatiche.

1995: la Direzione dello sviluppo e della cooperazione inizia a collaborare con la Corea del Nord nel quadro della carestia che colpisce il paese. Nel 1997 viene aperto un ufficio di coordinamento a Pyongyang, che impiega 3 svizzeri e 5 nordcoreani.

2003: Svizzera e Corea del Nord avviano un dialogo politico, che ha luogo una volta all’anno, alternativamente a Berna e Pyongyang.

La comunità svizzera conta 8 persone.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo