Svizzeri alle urne per un voto emozionale
Proibire i minareti, bandire le esportazioni di materiale bellico e istituire un finanziamento speciale del traffico aereo: l'elettorato elvetico è chiamato ad esprimersi sui tre temi questa fine settimana.
La questione dei minareti ha polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. L’iniziativa popolare lanciata dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e dall’Unione democratica federale (UDF, destra ispirata alla Bibbia) chiede di introdurre un nuovo capoverso nella Costituzione che recita: “L’edificazione dei minareti è vietata”.
I promotori dicono che questo elemento architettonico è preso di mira in quanto simbolo di dominio del potere islamico, non come simbolo religioso. I minareti non servono per praticare la religione musulmana, aggiungono, ricordando che molte moschee in paesi islamici ne sono prive.
Per gli oppositori, invece, tale bando discriminerebbe i musulmani, poiché colpirebbe unicamente i loro edifici, mentre quelli di tutte le religioni non soggiacerebbero ad alcuna restrizione. La coalizione che combatte l’iniziativa, composta da tutti gli altri partiti, giudica questa disposizione contraria alle libertà di credo e di coscienza garantite dalla Costituzione federale, come pure alla libertà di religione e al divieto di discriminazione sanciti da trattati internazionali sottoscritti anche dalla Svizzera.
Gli animi si surriscaldano
La campagna per la votazione si è ulteriormente arroventata in seguito alle polemiche relative al manifesto del comitato d’iniziativa. Il cartellone – sul quale sono raffigurati una donna che indossa il burqa e minareti disseminati su una bandiera rossocrociata – è stato proibito in numerosi comuni, perché giudicato offensivo nei confronti dei musulmani che vivono pacificamente in Svizzera.
Una misura che per i promotori è antidemocratica e viola la libertà di espressione. Laddove il manifesto originale è stato proibito, i fautori dell’iniziativa lo hanno sostituito con uno sul quale al posto della donna velata e dei minareti campeggia la parola “censura”.
Nell’ultimo sondaggio condotto dall’istituto gfs.bern per conto della SRG SSR ideé suisse, l’iniziativa “Contro l’edificazione di minareti” è stata respinta dal 53% degli intervistati, contro il 37% di consensi e il 10% di indecisi. Ma per il responsabile dell’istituto di indagini demoscopiche Claude Longchamp, l’esito del voto non è scontato.
Esportazioni controverse
Lo specialista dà invece per assodata la bocciatura dell’altra iniziativa sottoposta al verdetto popolare, quella “Per il divieto di esportare materiale bellico”. Nell’ultimo sondaggio gfs.bern è stata rifiutata dal 50% degli intervistati, contro il 39% di sì e l’11% di indecisi.
Il testo chiede che la Confederazione sostenga e promuova gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti. Domanda quindi il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico, comprese le tecnologie che possono servire alla produzione di armamenti. D’altra parte il testo stabilisce l’obbligo per la Confederazione di sostenere per dieci anni le regioni e i dipendenti colpiti dalle conseguenze del bando.
Per i promotori è una questione etica. Si tratta di porre fine al “commercio della morte” e offrire alla Svizzera l’opportunità di una riconversione dell’industria bellica in una civile. Ciò sarebbe conforme alle tradizioni elvetiche di neutralità e di politica umanitaria.
Gli oppositori replicano che i costi per la Confederazione sarebbero troppo elevati e che l’industria bellica non potrebbe sopravvivere solo con la produzione interna. La sicurezza nazionale risulterebbe quindi compromessa. Know-how e posti di lavoro andrebbero persi anche per l’industria civile.
L’iniziativa è sostenuta da una coalizione capeggiata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito e composta da una trentina di partiti di sinistra, ecologisti, sindacati, organizzazioni pacifiste per la difesa dei diritti umani, pacifiste e femministe. A favore si è schierata anche la commissione nazionale della Chiesa cattolica Giustizia e Pace, sottolineando che nessun motivo economico giustifica l’uccisione di esseri umani.
Ma le formazioni politiche di ispirazione cristiana sono divise: il Partito cristiano sociale e quello evangelico sostengono l’iniziativa, mentre quello popolare democratico la combatte. Pure contro l’iniziativa sono il Partito liberale radicale e l’Unione democratica di centro.
Un finanziamento ignorato
Praticamente mai dibattuto durante la campagna, combattuto solo dai Verdi, il terzo oggetto in votazione è caratterizzato da una grande incertezza: a due settimane dallo scrutinio, il 28% degli interpellati nel sondaggio gfs.bern si è dichiarato ancora indeciso sulla creazione di un sistema di finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo. Il 49% ha detto che voterà sì e il 23% no.
L’ampio e vibrante dibattito suscitato dall’iniziativa anti-minareti sembra destinato a ripercuotersi sull’affluenza alle urne. Se i risultati del sondaggio si confermassero, allo scrutinio prenderebbe parte circa il 50% degli aventi diritto. Pur non essendo massiccia, questa mobilitazione è più elevata di quella che si registra abitualmente in Svizzera. Supera di 5 punti percentuali la partecipazione media alle votazioni federali.
Sonia Fenazzi, swissinfo.ch
Il 29 novembre l’elettorato svizzero vota su tre temi. Due iniziative popolari, denominate rispettivamente “Contro l’edificazione di minareti” e “Per il divieto di esportare materiale bellico” e un decreto federale, concernente la creazione di un sistema di finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo.
Tutti i tre oggetti comportano una modifica costituzionale. Perciò, per essere avallati, necessitano della doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.
Governo e parlamento raccomandano di votare respingere entrambe le iniziative e approvare il decreto.
Oltre che sui tre temi federali, in 16 cantoni gli elettori sono chiamati a votare complessivamente su 21 oggetti di carattere regionale.
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