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Maggie non c’è più, resta il thatcherismo

Anche dopo la morte, l'8 aprile 2013, Margaret Thatcher continua a dividere Keystone

L’intransigenza e l’impatto politico ed economico della grande protagonista della svolta neoliberale negli anni ’80 sono ricordati da tutta la stampa elvetica all’indomani della sua morte. Margareth Thatcher divise e divide ancora, ma tutti concordano: ha segnato la storia. Non solo britannica.

I commentatori elvetici rammentano il clima di guerra fredda che regnava in Occidente quando Margaret Thatcher, il 4 maggio 1979, s’insediò al numero uno di Downing Street. “La Gran Bretagna era allora il paese malato dell’Europa”, ricorda la Tribune de Genève (TdG). La prima – e finora unica – donna a prendere le redini del Regno Unito avvia la sua terapia ad urto per “salvare il paese”, entrando “in guerra contro i suoi nemici ideologici”, prosegue il foglio ginevrino.

Sarà una cura da cavallo che porterà avanti con una volontà di ferro, incurante delle obiezioni. “Margaret Thatcher non ha mai ambito all’amore delle folle. Né a quello dei suoi pari. Preferiva essere temuta”, rileva la RegioneTicino.

“Non mi ha mai preoccupato non essere amata, finché sapevo che agivo nel modo giusto”, cita il commentatore del quotidiano bernese Der Bund. “Amava certamente le sfide, questa figlia di un droghiere del Lincolnshire”, aggiunge dal canto suo la RegioneTicino.

Deregolamentazione

Così, negli undici anni in cui detiene il potere, deregolamenta senza mezzi termini l’economia e il lavoro, incurante delle conseguenze delle sue misure sulla disoccupazione e la precarietà. “Smantellò lo stato sociale e poco mancò che privatizzasse anche l’aria”, osserva la RegioneTicino.

“Nessuno ha diviso la società britannica come la defunta ex prima ministra Margaret Thatcher. Lei è responsabile della distruzione dei sindacati e della rovina del settore pubblico, in particolare del servizio sanitario nazionale”, afferma la Südostschweiz

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Maggie, Ronnie e il neoliberalismo

“Tagli netti nella spesa pubblica, abbassamento della pressione fiscale, privatizzazioni, deregolamentazione, sottomissione al mercato, declino del potere sindacale. Con Ronald Reagan negli Stati Uniti, la Scuola di Chicago di Milton Friedeman trova così la sua migliore allieva al servizio della «rivoluzione conservatrice»”, scrive il commentatore della Liberté di Friburgo, sotto il titolo “L’eredità di una rivoluzionaria”.

L’ideologia di Margareth Thatcher introdusse in Europa “il virus dell’ultraliberalismo”, rincara il commentatore dei quotidiani neocastellani L’Express e L’Impartial.

“Maggie e Ronnie furono gli artefici di quel «meno Stato, più libertà e responsabilità» che animò un confronto politico e ideologico intenso, duro, aspro”, in cui si contrapponevano “i Paesi del Patto atlantico, retti dal sistema liberal-democratico, e i Paesi del Patto di Varsavia, fagocitati dal sistema totalitario comunista imposto dall’Unione Sovietica”, commenta il Corriere del Ticino.

Dalla Thatcher al thatcherismo

“L’impatto prodotto da Margaret Thatcher sulla politica britannica è descrivibile evidenziando un paradosso fra rigido conservatorismo istituzionale e incidenza radicalmente innovativa sul sistema politico, oltre che sulle politiche pubbliche, che hanno preso il nome di thatcherismo”, spiega il Giornale del popolo, sotto il titolo “Londra dice addio all’altra regina”.

“Solo a poche persone è riuscito di avere un’ideologia politica che porta il proprio nome”, scrive la Südostschweiz, ricordando che ancora oggi “Thatcherismo è sinonimo di deregolamentazione, privatizzazione e distruzione dello stato sociale”.

“Già quando era in vita la sua persona e il suo operato sono diventati un mito che hanno marcato la cultura politica del Regno”, rileva la Neue Zürcher Zeitung, secondo cui, tutti i suoi successori ancora adesso fanno riferimento a lei, nel bene o nel male.

Il re denaro

“Preconizzava con forza valori lodevoli: lavoro, ordine, responsabilità individuale. Questo credo favorì il trionfo di un altro valore, quello del re denaro: un legato duraturo della “rivoluzione conservatrice”, sibila il commentatore della Liberté.

Poco importa se dopo undici anni di thatcherismo “i servizi pubblici sono a terra e interi rami dell’industria sono distrutti (…)”. Quel che conta per la Lady di ferro è che “la crescita è di ritorno e la City è raggiante. È il miracolo thatcheriano la ‘magia Maggie’. ‘Dei ricchi più ricchi faranno dei poveri meno poveri’, affermava alla Camera dei comuni di fronte ai laburisti”, scrive la Tribune de Genève.

Margaret Thatcher ha effettuato una sola visita ufficiale in Svizzera – nel settembre del 1990 – su invito del governo federale. Due mesi più tardi, e due settimane prima di dimettersi da prima ministra, partecipò a una conferenza sul clima tenutasi a Ginevra.

Nel corso del suo viaggio di lavoro in Svizzera il 20 settembre incontrò rappresentanti del mondo economico e l’allora presidente della Confederazione, Arnold Koller, con il quale discusse in particolare di integrazione europea. Thatcher – che lodò l’impegno svizzero nel settore della politica internazionale – non considerava la neutralità un ostacolo all’adesione elvetica alla Comunità europea (CE).

A Basilea la prima ministra britannica, che vantava una licenza in chimica, visitò la Ciba-Geigy, divenuta nel 1996 Novartis, dopo la fusione con Sandoz, e si dichiarò impressionata dall’azienda. Dopo il rientro di parte della sua delegazione, si concesse un giorno supplementare in Svizzera e con il marito visitò un’amica residente sul lago di Zugo.

Circa 300 persone manifestarono a Berna denunciando in particolare “la lunga occupazione britannica in Irlanda del Nord”. Diciassette dimostranti furono arrestati.

Fonte: Ats

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