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Quattro gatti alle urne per le malattie animali

Le vaccinazioni obbligatorie contro la malattia della lingua blu, decise nel 2008, sono all'origine del referendum contro la revisione della legge sulle epizoozie Keystone

L’elettorato svizzero è chiamato ad esprimersi questo fine settimana sulla revisione della legislazione sulle malattie infettive degli animali. Combattuta con un referendum, sembra destinata a superare lo scoglio delle urne, ma non a mobilitare.

È certamente il referendum più sorprendente dall’inizio del secolo in Svizzera. La modifica della Legge sulle epizoozie (LFE) era infatti stata adottata dal parlamento con un solo voto contrario. Ma è stata contestata da una manciata di cittadini – in prevalenza contadini e naturopati della Svizzera orientale e centrale – che, senza alcun sostegno di partiti o grandi organizzazioni, sono riusciti a raccogliere le firme necessarie per portarla al voto popolare.

La revisione di una legge ormai vecchia di quasi mezzo secolo era stata sollecitata da rappresentanti del settore agricolo, preoccupati dalla crescita dei rischi di diffusione di malattie contagiose, a seguito dell’intensificazione degli scambi e dei trasporti a livello mondiale, nonché del riscaldamento climatico.

Obiettivo dell’operazione: disporre di basi legali che consentano di prevenire e combattere efficacemente epizoozie (epidemie tra animali) e zoonosi (malattie trasmesse da animali all’uomo). A tal fine, la Confederazione dirigerebbe la prevenzione e la lotta alle epizoozie.

Una concentrazione di potere combattuta dai promotori del referendum, i quali reclamano l’istituzione di un ente indipendente, sul modello della commissione paritetica creata nel cantone di Zurigo, che comprenda anche rappresentanti della Protezione degli animali, della medicina veterinaria sia classica, sia complementare, e dei detentori di animali.

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Timori di vaccinazioni coatte

“Anche noi vogliamo una nuova legge sulle epizoozie, ma che miri veramente a salvaguardare la salute degli animali e che faccia partecipare alle decisioni anche i loro detentori, non che li metta sotto la tutela di funzionari che impongono tutto quello che vogliono”, afferma Josef Zahner, membro del comitato referendario.

Per gli oppositori, la modifica della LFE varata dal parlamento costituisce una cambiale in bianco nelle mani della Confederazione per decretare vaccinazioni obbligatorie degli animali.

“Nella legge non è scritto da alcuna parte che l’Ufficio federale di veterinaria avvierà immediatamente campagne di vaccinazioni contro qualsiasi malattia che comparirà in Europa o in Svizzera”, obietta Christian Griot, capo dell’Istituto svizzero di virologia e immunoprofilassi, per il quale si tratta solo di interpretazioni tra le righe.

Effettivamente nel testo “si parla di misure di prevenzione in generale. Ma queste, implicitamente, possono comprendere anche le vaccinazioni. Ciò è evidente nel nuovo articolo che dà la possibilità alla Confederazione di acquistare vaccini in anticipo e di creare banche di vaccini”, replica Thomas Grieder, membro del comitato referendario.

Esperienze con la lingua blu

All’origine dei timori di gran parte dei promotori del referendum ci sono le loro esperienze durante la crisi della malattia della lingua blu. Tra i loro bovini e ovini si sono improvvisamente e inspiegabilmente verificati decessi, deperimenti, aborti, nascite premature e problemi vari, che a loro avviso avevano un punto di partenza in comune: le vaccinazioni contro quella malattia, imposte dall’Ufficio federale di veterinaria (UFV) nel 2008 e poi ripetute nei due anni seguenti.

La causa non è però stata dimostrata scientificamente e la stragrande maggioranza dei contadini non è stata risarcita. Inoltre chi ha rifiutato di far vaccinare i propri animali è stato perseguito e multato.

“Se non avessimo attuato le vaccinazioni a tappeto e avessimo lasciato ai singoli contadini il compito di combatterla, non credo che ci saremmo sbarazzati così in fretta della malattia della lingua blu”, osserva Christian Griot. “Tre anni per eradicare una malattia infettiva degli animali sono pochi”, dice anche la portavoce dell’UFV Nathalie Rochat.

L’UFV stima a circa 16mila bovini e 24mila ovini, le morti evitate con tali vaccinazioni. Cifre recisamente contestate dal comitato contro la modifica della LFE, che estrapolando alla Svizzera le percentuali di decessi registrati in Germania, stima a 379 bovini e 2’769 ovini il numero massimo di morti evitate.

La campagna di vaccinazioni contro la lingua blu è costata 20 milioni di franchi all’anno. Ma questa somma è contenuta se paragonata all’entità dei danni laddove si è diffusa la malattia, osserva la portavoce dell’UFV.

In Olanda, per esempio, i costi diretti e indiretti per l’industria del bestiame, a causa della diffusione della malattia della lingua blu tra l’Europa settentrionale e centrale, nel solo 2007 sono ammontati a 80 milioni di euro, secondo un articolo pubblicato nel 2009 sul giornale Philosophical Transactions, della Royal Society.

Disinteresse dell’elettorato

Ad incidere sulla decisione della maggioranza dei votanti in Svizzera, domenica, però, sarà verosimilmente la fiducia nelle autorità politiche. Secondo il responsabile dell’istituto di ricerche gfs.bern Claude Longchamp, circa il 25% dell’elettorato vota sempre e segue la posizione del governo e del parlamento, che nella fattispecie raccomandano di votare sì.

A meno di clamorose sorprese, per la modifica della LFE si profila dunque l’avallo popolare. Infatti, in base all’esperienza, Longchamp stima che la partecipazione si aggirerà attorno al 30%.

Soltanto un’intensa campagna di propaganda avrebbe eventualmente potuto avere un effetto mobilitante. Ma i promotori del referendum non avevano i mezzi finanziari necessari. Dovranno dunque quasi sicuramente accontentarsi di essere riusciti a convincere l’Unione democratica di centro, ossia il più grande partito della Svizzera, a raccomandare di votare no. E il fatto di essere stati capaci di portare alle urne questa legge rappresenta già di per sé un’impresa fuori dal comune.

Con la modifica della Legge sulle epizoozie (LFE), la Confederazione assume la direzione della prevenzione e della lotta contro le epidemie di malattie infettive animali. Il governo federale emana prescrizioni e disciplina il finanziamento delle misure di prevenzione. Può applicare una tassa temporanea a carico dei detentori di animali, fissa la parte dei costi coperta con tale tassa e la quota coperta dai cantoni. Può gestire banche di vaccini, procurarsi vaccini contro le epizoozie e distribuirli gratuitamente o a prezzo ridotto. Può concludere trattati internazionali nel settore della salute degli animali.

Ai cantoni spettano i compiti di esecuzione, di polizia, di perseguimento e di giudizio. Se sono accertate violazioni della LFE, le autorità sporgono denuncia penale. Alcune pene sono inasprite rispetto alla LFE vigente.

Per il si schierano il governo, il parlamento, l’Unione svizzera dei contadini, la Protezione svizzera degli animali, la Società dei veterinari svizzeri e tutti i partiti presenti alle Camere federali, ad eccezione dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Benché anche i loro rappresentanti in parlamento abbiano approvato il testo, la maggioranza dei delegati dell’UDC a livello nazionale ha deciso un cambiamento di rotta. Tuttavia, alcune sezioni cantonali del partito sostengono la revisione.

Oltre che dall’UDC, il NO è raccomandato dall’Associazione dei piccoli e medi contadini (VKMB), dal sindacato agricolo Uniterre, dall’associazione Bio Suisse, dall’Associazione contro le fabbriche di animali (VgT), dal Partito svizzero per gli animali, da organizzazioni di adepti di medicine alternative e di persone critiche verso le vaccinazioni, in particolare “Netzwerk Impfentscheid N.I.E” (una rete che chiede studi indipendenti sulle vaccinazioni, in particolare con procedure di controllo in doppio cieco per la valutazione degli effetti dei vaccini).

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