Perché la Svizzera è di nuovo coinvolta nel caso Magnitsky
La controversa gestione svizzera del caso Magnitsky, un’ampia operazione di riciclaggio di denaro russo, è tornata sotto i riflettori. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sta preparando una risoluzione critica nei confronti della risposta svizzera, mentre il Tribunale federale ha dichiarato incostituzionale una parte fondamentale del procedimento.
Il 22 aprile, a Strasburgo, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) dovrebbe votare una risoluzioneCollegamento esterno critica sulla gestione svizzera del caso Magnitsky, una vasta operazione transfrontaliera di riciclaggio di denaro che ha coinvolto vari alti funzionari e funzionarie russiCollegamento esterno. La frode riguardava 230 milioni di dollari (183 milioni di franchi) sottratti al Tesoro russo sotto forma di rimborsi fiscali illegali ed è stata scoperta da Sergei MagnitskyCollegamento esterno, un avvocato che rappresentava l’Hermitage Capital Management, all’epoca il più grande investitore di portafoglio in Russia. Magnitsky è stato trovato morto mentre era sotto custodia della Russia dopo la sua testimonianza. La sua morte ha dato il via a una serie di indagini internazionali e sanzioni a cittadini e cittadine russi.
Le tecniche di appropriazione indebita utilizzate nel caso Magnitsky sono state descritte nel dettaglio dalla Novaya Gazeta, un organo di stampa russo, e dall’OCCRP, un consorzio giornalistico internazionale.
Alcuni agenti della polizia russa hanno confiscato documenti e sigilli aziendali delle filiali russe dell’Hermitage Fund, una società di investimento britannica, servendosene per registrare la proprietà a nome di un altro ente. Dopodiché una serie di società di comodo, controllate dalle stesse persone, ha presentato richieste di risarcimento fittizie nei confronti delle finte filiali dell’Hermitage Fund. Fungendo sia da querelanti che da convenute, hanno convinto i tribunali arbitrali russi a emettere sentenze che sulla carta comportavano ingenti perdite, annullando completamente il reddito originario. Poi, munite di documenti che “dimostravano” che la società non aveva realizzato alcun profitto, hanno presentato una richiesta ufficiale di rimborso per 230 milioni di dollari, precedentemente versati al Tesoro russo come imposta sul reddito. Il denaro così ottenuto è stato poi trasferito all’estero attraverso una rete di conti offshore.
La bozza della risoluzioneCollegamento esterno, visionata da Swissinfo, è stata approvata all’unanimità dalla Commissione Affari legali e diritti umani dell’APCE il 27 gennaio 2026. Il documento critica le conclusioni delle autorità svizzere sul caso.
L’APCE è uno dei due organi statutari del Consiglio d’Europa: in quanto braccio parlamentare dell’organizzazione, è incaricato di promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto. La Svizzera vi è rappresentata e partecipa ai suoi lavori. Sebbene le risoluzioni dell’APCE non siano vincolanti, hanno un peso politico e possono influenzare il dibattito internazionale.
La risoluzione solleva questioni più ampie: il sistema giudiziario svizzero è in linea con le norme internazionali? E perché un caso chiuso dall’ufficio del procuratore svizzero più di quattro anni fa suscita ancora polemiche all’estero?
La posta in gioco va oltre il destino dei fondi congelati. La controversia riguarda l’applicazione degli standard giuridici in complessi casi internazionali di riciclaggio di denaro e il confronto tra l’approccio svizzero e di altre giurisdizioni.
Come tutto è iniziato
Nel 2011, Hermitage Capital ha presentato una denuncia penale in Svizzera, in quella che è stata una delle prime indagini internazionali avviate dal fondo sul riciclaggio dei proventi della frode.
Le autorità svizzere hanno congelato circa 18 milioni di franchi depositati su conti bancari controllati da tre cittadini russi che avevano beneficiato della frode: Vladlen Stepanov, allora sposato con la funzionaria del fisco russo Olga Stepanova, che aveva autorizzato il rimborso fiscale illegale; Denis Katsyv, figlio di un alto funzionario della regione di Mosca; Dmitry Klyuev, un banchiere russo già condannato in Russia.
Nel luglio 2021, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha formalmente chiuso l’indagine in meritoCollegamento esterno, durata un decennio.
Alla fine i franchi confiscati per collegamento diretto alla frode sono stati 4 milioni, mentre i restanti 14 milioni sono stati restituiti ai titolari dei conti.
Hermitage Capital ha impugnato la sentenza in tribunale. A gennaio del 2025 il Tribunale federale ha respinto il suo ricorso in ultima istanzaCollegamento esterno, esaurendo così gli ultimi rimedi giuridici a disposizione dell’azienda in Svizzera.
La decisione di restituire circa il 75% dei fondi congelati ai russi titolari dei conti ha suscitato polemiche internazionali da parte di organizzazioni per i diritti umani, giuristi, giuriste e organi legislatori.
Nel luglio 2023, la Commissione statunitense per la sicurezza e la cooperazione in Europa, un organo del Congresso americano che promuove sicurezza e diritti umani, ha “analizzato la scarsa efficacia svizzeraCollegamento esterno nell’eliminare il denaro sporco russo”, chiedendo sanzioniCollegamento esterno contro tre funzionari svizzeri coinvolti nella vicenda, tra cui l’ex procuratore generale Michael Lauber e un ex procuratore federale.
Il MPC ha respinto tutte le accuse e richieste di sanzioni.
Ufficialmente l’indagine si è conclusa, ma il caso ha continuato a suscitare polemiche all’esteroCollegamento esterno.
Il conteggio dei fondi
Al centro della controversia sulla restituzione dei fondi congelati c’è il metodo utilizzato dall’ufficio del procuratore svizzero per calcolare l’importo da confiscare.
Attraverso quello che ha definito un “metodo di calcolo proporzionale”, il Ministero pubblico della Confederazione ha infatti concluso che solo 4 milioni di franchi dei fondi congelati erano passibili di confisca definitiva. Il resto, secondo il MPC, non poteva essere ricondotto in modo inequivocabile al Tesoro russo ed è stato quindi scongelato.
Questa interpretazione e il conseguente sblocco di gran parte del denaro sono poi diventati il fulcro della controversia giuridica e politica.
L’approccio si basava sull’idea che i proventi originari fossero stati diluiti attraverso diversi livelli di transazioni. Per ogni “stratificazione”, il MPC ha stimato quale quota dei fondi potesse ancora essere ricondotta al reato principale, riducendo l’importo da confiscare di conseguenza.
Se l’ufficio del procuratore svizzero difende il proprio metodo, osservatori e osservatrici giuridici sia in Svizzera che all’estero hanno commentato che è raro che un calcolo di questo tipo venga utilizzato in grandi casi internazionali di riciclaggio di denaro.
>>Leggete la nostra inchiesta, citata nella risoluzione dell’APCE e selezionata per la shortlist preliminare dell’European Press Prize:
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Lo scrutinio internazionale e il ruolo dell’APCE
La controversia sulla gestione del caso da parte della Svizzera non è rimasta confinata a un’aula di tribunale, ma è diventata oggetto di un riesame parlamentare presso l’APCE a Strasburgo.
Il coinvolgimento dell’Assemblea nel caso Magnitsky risale al gennaio 2013, quando l’APCE ha iniziato a esaminare la morte di Magnitsky e la frode, compreso come e dove fossero stati riciclati i proventi.
All’epoca la Commissione Affari legali e diritti umani aveva nominato un relatore, il parlamentare svizzero Andreas Gross, autorizzando visite per l’accertamento dei fattiCollegamento esterno a Mosca, Londra, Nicosia e Berna.
La missione ha portato alla stesura di un rapportoCollegamento esterno e di una risoluzioneCollegamento esterno in cui le autorità russe competenti venivano invitate a indagare a fondo sulle circostanze e sui retroscena della morte di Magnitsky e a cooperare con le autorità di diversi Paesi europei, tra cui la Svizzera, nelle indagini sul riciclaggio di denaro legate alla frode.
Dieci anni dopo, l’APCE sta riesaminando il ruolo della Svizzera nel caso. Nell’aprile 2024, il parlamentare estone Eerik-Niiles Kross ha presentato una proposta di risoluzioneCollegamento esterno volta ad avviare una nuova inchiesta sulla decisione svizzera di sbloccare la maggior parte dei fondi congelati. Nell’ottobre 2024, l’APCE ha nominato la parlamentare e avvocata ucraina Lesya VasylenkoCollegamento esterno relatrice speciale, incaricata di redigere un rapporto e un progetto di risoluzione sulla questione.
Una gelida accoglienza
A marzo del 2025, Vasylenko si è recata in Svizzera per una missione di accertamento dei fatti dell’APCE. Durante la giornata trascorsa a Berna, era previsto che incontrasse membri dell’Assemblea federale e funzionari e funzionarie del DFAE.
A Swissinfo ha dichiarato che la sua visita non è stata priva di “tensioni”.
Durante i colloqui con alcuni membri dell’Assemblea federale ha riscontrato quelle che ha definito reazioni “forti” e, a tratti, “inappropriate” da parte dei membri della delegazione svizzera all’APCE.
La copertura mediatica svizzera dell’epoca ha dato spazio alla reazione difensiva di alcuni membri della delegazione svizzera, criticando la bozza del rapporto e la stessa Vasylenko, anche se il resoconto finale non era ancora stato pubblicato.
Anche il DFAE aveva commentatoCollegamento esterno: “La Svizzera dispone di un solido sistema di garanzie contro i fondi illegali”.
Una nuova svolta
A dicembre del 2025, il Tribunale federaleCollegamento esterno ha emesso una sentenza con cui ha respinto il metodo proporzionale usato dal MPC nel caso Magnitsky, ritenendolo incompatibile con la legge svizzera.
Dopodiché, ha ordinato di ricalcolare la richiesta di risarcimento utilizzando metodi alternativi. Sia il metodo “correttivo intenzionale” sia il “metodo residuale” potrebbero alzare la percentuale dei fondi confiscati.
Il Tribunale penale federale dovrà quindi rivalutare l’entità della richiesta di risarcimento da parte dello Stato in base alla decisione del Tribunale federale.
Si tratta di una decisione importante, in quanto influenzerà le future sentenze sulla confisca di fondi legati a frodi internazionali.
“Il metodo di calcolo non era mai stato affrontato in forma definitiva dalla massima autorità giudiziaria del Paese”, ha spiegato Damien Cottier, membro del Consiglio nazionale e dell’APCE, aggiungendo che la sentenza stabilisce un nuovo quadro giurisprudenziale vincolante per le autorità e i tribunali di grado inferiore.
Sia il progetto di risoluzione dell’APCE, approvato dalla Commissione affari legali e diritti umani, sia la relazione “hanno accolto con favore la decisione del Tribunale federale”.
I prossimi passi
L’approvazione della risoluzione definitiva è prevista per aprile 2026, durante la sessione plenaria dell’APCECollegamento esterno. La Svizzera non ha alcun obbligo giuridico di seguire le raccomandazioni.
Il rapporto dell’APCE sottopone la procedura giudiziaria svizzera allo scrutinio internazionale.
Secondo Vasylenko, la risoluzione può contribuire a innescare una revisione della legislazione nazionale e degli approcci giudiziari nei principali casi di corruzione. Inoltre, potrebbe incoraggiare i tribunali e le autorità investigative, non solo in Svizzera ma anche in altri Paesi, a rivalutare i principi applicati nel trattare casi di questa portata.
“Qualsiasi risoluzione può essere interessante per la cittadinanza del Paese interessato, che potrebbe utilizzarla per promuovere un cambiamento”, ha affermato.
Simili risoluzioni possono anche rafforzare le argomentazioni politiche interne.
“Possono supportare le richieste di livello nazionale”, ha spiegato Liliane Maury Pasquier, ex presidentessa dell’APCE e delegata svizzera di lunga data al suo interno.
La banca svizzera UBS, che deteneva diversi conti aziendali e personali intestati sia a Katsyv sia a Stepanov, non ha rilasciato commenti.
Il MPC ha dichiarato che il caso è ancora aperto, rifiutandosi di commentare.
A cura di Virginie Mangin/ts
Traduzione di Camilla Pieretti
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