Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
ogni anno, molti giovani binazionali franco-svizzeri residenti nella Confederazione evitano il servizio militare partecipando a una sola giornata informativa in Francia. Ora la politica elvetica sembra del tutto intenzionata a cambiare le cose.
Parleremo anche delle conseguenze che la tragedia di Crans-Montana sta avendo su questo periodo normalmente spensierato di Carnevale, per poi spostarci ad Argovia, il primo Cantone che potrebbe menzionare gli autovelox nella sua Costituzione.
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In futuro potrebbe diventare più difficile per i giovani con doppia nazionalità residenti in Svizzera evitare di svolgere il servizio militare nella Confederazione. La politica si sta muovendo per cambiare le cose. Il quotidiano 24heures fa il punto della situazione.
È in particolare la situazione dei cittadini con la doppia nazionalità svizzera e francese a scaldare gli animi. Circa 1’000 di loro ogni anno evitano infatti il servizio militare e il pagamento della tassa di esenzione militare semplicemente partecipando a una giornata di informazione civica in Francia.
Una mozione che chiede la fine di questo privilegio dei doppi cittadini francesi e svizzeri è stata accettata con ampio margine dal Consiglio degli Stati. Il Nazionale vorrebbe invece una regola più ampia che si applichi anche ad altri Paesi. Secondo 24heures, nella prossima sessione parlamentare, in marzo, le posizioni non cambieranno e sarà il Nazionale in giugno a decidere se adattarsi a quanto chiede la Camera alta oppure rinunciare completamente a modificare lo status quo. Quest’ultima opzione sembra la meno probabile.
Nel frattempo, però, anche il Consiglio federale si sta muovendo. Il ministro della difesa Martin Pfister vuole risolvere la questione più velocemente del Parlamento. Delle discussioni ufficiali con Parigi sono previste già nei prossimi mesi. Tecnicamente, comunque, la Svizzera potrebbe agire anche in modo unilaterale, semplicemente non considerando più la giornata informativa francese come un’alternativa sufficiente al servizio militare. Una modifica della prassi non dovrebbe avere effetto retroattivo.
Il bilancio dell’incendio di Crans-Montana, in Vallese, si è ulteriormente aggravato nel fine settimana con la morte di un giovane ricoverato a Zurigo. Nel frattempo, le tragiche conseguenze del rogo hanno un impatto sui festeggiamenti del Carnevale in tutto il Paese.
L’ultima persona a perdere la vita è un 18enne svizzero di Lutry (canton Vaud), ricoverato all’ospedale universitario di Zurigo. Sale così a 41 morti il bilancio del tragico incendio di Capodanno al bar “Le Constellation”. Altre 5 persone rimaste ferite nel rogo sono in condizioni critiche nel nosocomio zurighese.
I festeggiamenti del Carnevale, che interesserà tutto il Paese fino a fine febbraio, sono toccati da quanto avvenuto a Crans-Montana. Per la maggior parte dei Carnevali sono stati annunciati rafforzamenti speciali delle misure di sicurezza. È il caso anche dei tre più grandi appuntamenti, quelli di Basilea, Lucerna e Bellinzona.
Il tradizionale rogo del pupazzo che rappresenta l’inverno (bonhomme hiver) è stato annullato a Sierre, in Vallese. “Qui conosciamo tutti delle persone colpite dal dramma”, ha affermato Jérémie Zuber presidente di uno dei tre comitati che organizzano il carnevale nella cittadina. “Tuttavia, penso che abbiamo anche la missione di ridare il sorriso alla gente, di provare a superare questo momento difficile”, ha aggiunto.
Secondo uno stereotipo molto diffuso nella Confederazione, le cittadine e i cittadini argoviesi sono i peggiori alla guida. È quindi abbastanza ironico che proprio in questo cantone l’8 marzo il popolo dovrà esprimersi su un’inedita iniziativa che vuole limitare l’installazione di rilevatori della velocità, i temibili autovelox, o “radar”, come sono chiamati in Svizzera.
La NZZ sottolinea oggi che in nessun altro cantone come in Argovia la discussione sui radar è tanto accesa. I media locali ne parlano in continuazione e la politica si occupa della questione almeno ogni due anni.
L’8 marzo il popolo argoviese dovrà esprimersi su un’iniziativa della sezione giovanile del Partito liberale radicale denominata “Stop alle fregature dei radar!”. Se accettata, Argovia sarà il primo Cantone in cui la Costituzione regolamenta gli autovelox. La posa di radar e rilevatori fissi ai semafori sarà possibile solo con un’autorizzazione cantonale. Attualmente la competenza è dei Comuni. Il testo, che Governo e Parlamento cantonali invitano ad approvare, chiede anche che dei cartelli segnalino la presenza dei dispositivi. Le postazioni semi-stazionarie, invece, potranno essere installate solo per un massimo di 72 ore.
Data la virulenza del dibattito, si potrebbe immaginare che l’iniziativa sia una risposta a una situazione di proliferazione eccessiva di radar fissi. Tuttavia, in tutto il cantone ne è attivo solo uno, a Baden.
L’ex consigliere nazionale ed ex ambasciatore svizzero in Iran e in Germania, Tim Guldimann, si è espresso in un’intervista sulla rivista Schweizer Illustrierte sulla complicata situazione geopolitica legata alla politica dell’amministrazione Trump e sull’atteggiamento che la Svizzera dovrebbe dimostrare.
L’ex diplomatico non usa mezzi termini. Secondo Guildimann, il presidente statunitense Donald Trump è “un farabutto senza coscienza”. Le sue azioni in Venezuela e le sue mire sulla Groenlandia rappresentano, a suo avviso, la fine dell’ordine mondiale basato su regole chiare. “Il Governo USA non è più interessato ai trattati e al diritto internazionale“.
Guldimann non auspica che la Svizzera risponda a Trump usando lo stesso tono dell’inquilino della Casa Bianca, ma che prenda una posizione più chiara. “Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, ad esempio, non ha escluso di entrare nel controverso Consiglio di Pace di Trump. Un semplice: ‘Non ne vediamo il bisogno’ sarebbe bastato”, afferma.
Sulle relazioni tra la Svizzera e l’UE, Guldimann si dice contento del raggiungimento di un accordo sui Bilaterali III. Teme però che l’Iniziativa sulla neutralità o quella per una Svizzera a 10 milioni di abitanti possano rendere tutto vano. “Quello che manca ora è la leadership da parte del Consiglio federale, che dovrebbe spiegare più chiaramente come questi progetti interagiscano l’uno con l’altro e cosa è davvero importante. Invece si nasconde dietro la presunta volontà popolare. Questo genera incertezze”, afferma.
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