Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
La pioggia continua a farsi attendere e a risentirne non è solo l'ormai stecchito basilico che ho sul balcone. L'ultima preoccupazione riguarda il trasporto fluviale sul Reno, un'arteria commerciale importantissima per la Svizzera che, con Basilea, dispone di un accesso privilegiato al Mare del nord. Molte navi cargo, però, al momento devono restare ormeggiate.
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La carenza di precipitazioni ha effetti importanti sul trasporto fluviale di merci sul Reno, che collega Basilea al Mare del Nord. I livelli del fiume sono ai minimi storici. La Germania ha già introdotto delle misure per garantire per quanto possibile i trasporti e i problemi si manifestano anche in Svizzera.
Con livelli idrometrici bassi, le navi che possono ancora navigare devono ridurre il carico, facendo aumentare i costi di trasporto e mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento. Keystone/ATS cita l’esempio di un battello con prodotti petroliferi approdato lunedì a Basilea con un carico cinque volte inferiore alla norma.
Al momento, l’approvvigionamento della Svizzera non è a rischio. Le carenze possono essere compensate in una certa misura dalle riserve delle aziende e dall’aumento della produzione nazionale, precisa l’Ufficio dell’approvvigionamento economico (UFAE). I beni essenziali possono essere trasferiti su rotaia e strada, ma ciò comporta costi supplementari. Le associazioni economiche basilesi sono preoccupate e hanno chiesto la settimana scorsa che vengano adottate misure per far fronte in futuro a simili situazioni, ad esempio espandendo l’infrastruttura e promuovendo innovazioni tecniche per le navi.
Alcuni Länder tedeschi hanno allentato il divieto di circolazione domenicale e festivo per i camion. Un esperto di SRF relativizza però l’efficacia di questa misura: “Anche se i camion fossero grandi a sufficienza e autorizzati a circolare sempre, ci vogliono anche gli autisti, e trovarli è tutto fuorché semplice”.
In tutto il mondo, meno denaro viene versato per l’aiuto allo sviluppo e le conseguenze si fanno sentire, indicano a SRF delle organizzazioni umanitarie elvetiche.
Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), i suoi 38 Paesi membri hanno speso il 23% in meno nell’aiuto allo sviluppo nel 2025 rispetto all’anno precedente. Ciò corrisponde a 40 miliardi di dollari in meno. Anche la Svizzera ha tagliato 110 milioni di franchi l’anno scorso dal suo budget per progetti di sviluppo e prevede di risparmiare altri 321 milioni entro il 2028.
Meno denaro significa meno aiuti per le persone in aree di crisi e le associazioni devono rinunciare o ridimensionare i loro progetti. È il caso di Heks/Eper, organizzazione umanitaria delle Chiese protestanti riformate della Svizzera, e di Helvetas, i cui responsabili sono stati interpellati da SRF.
Karolina Frischkopf di Heks/Eper afferma che il denaro risparmiato negli Stati Uniti e in Europa provoca miseria e morte nelle zone già in difficoltà. La rivista medica The Lancet ha calcolato in un articolo pubblicato in maggio che, entro il 2030, “circa 9,4 milioni di persone, tra cui 2,5 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni, moriranno a causa di questi tagli da parte dei Paesi dell’OCSE”. Nonostante queste cifre, gli operatori umanitari temono che la crisi del settore umanitario sia destinata a peggiorare ancora.
Se pensavate che la Svizzera avesse esaurito i modi per proteggere la riservatezza e i patrimoni dei super-ricchi, vi sbagliavate di grosso. Nel cuore del massiccio del Brünig è in corso un progetto degno di un film di James Bond: il “Brünig Mega Safe”.
Si tratta di un gigantesco sistema di caverne artificiali scavate direttamente nella roccia alpina, pensato per offrire (a chi può permetterselo) un rifugio indistruttibile per i beni più preziosi. Opere d’arte, lingotti d’oro, auto d’epoca, vini: sotto la montagna c’è spazio per tutto. Complice il clima di insicurezza geopolitica, si tratta di un mercato in piena espansione, scrive RTS.
Lo ha capito l’imprenditore Thomas Gasser, ideatore del progetto a Lungern, nel canton Obvaldo. Dall’anno prossimo saranno disponibili una ventina di caveau, venduti per un periodo di 99 anni a un prezzo minimo che si avvicina al milione di franchi.
“Il vantaggio è che il cliente ne è proprietario. Dispone di un proprio numero di parcella nel catasto e può persino ipotecarlo“, spiega il promotore. Diverse persone hanno già firmato.
A seguito del violento sisma che ha colpito la Colombia, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha espresso solidarietà e ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a fornire il proprio sostegno qualora fosse necessario”.
Il terremoto di magnitudo 7,4 si è verificato lunedì alle 07:34, ora locale. L’epicentro era situato nei pressi di San José del Palmar, nell’ovest del Paese. L’ultimo bilancio pubblicato fa stato di 181 persone morte e più di 1’300 ferite e si registrano gravi danni a ospedali, aeroporti e strade nei dipartimenti di Chocó, Caldas, Risaralda e Valle del Cauca. Al momento, secondo le informazioni di cui dispone il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), nessun cittadino svizzero figura tra le vittime. Sono circa 2’800 le persone di nazionalità rossocrociata registrate come residenti in Colombia.
I servizi competenti del DFAE stanno valutando se e in che forma la Svizzera possa fornire il proprio aiuto. Ciò include anche la possibilità di inviare specialisti, ma al momento non è stata ancora fornita alcuna indicazione concreta.
“I nostri pensieri vanno al popolo colombiano dopo il terremoto”, ha dichiarato Parmelin in inglese su X. Il messaggio elvetico si va ad aggiungere a quelli di molti altri Paesi. Israele e Stati Uniti, alleati del nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella, sono stati i primi a offrire il loro aiuto.
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