Adesione a Convenzione su diritti handicappati divide
(Keystone-ATS) L’adesione della Svizzera alla Convenzione sui diritti delle persone handicappate (ICRPD) entusiasma sinistra, sindacati e le associazioni del settore. Il PLR, l’UDC e il padronato invece si oppongono al testo, temendo che introduca troppi obblighi nell’ambito del nel diritto del lavoro e nel sistema educativo.
La Convenzione, posta in consultazione fino ad oggi, si propone di promuovere le pari opportunità per le persone handicappate e favorire la loro partecipazione alla vita politica, economica, sociale e culturale. Tutti i partecipanti hanno sottolineato che la Svizzera dispone già di norme che vietano la discriminazione. Per alcuni la Convenzione completa le disposizioni esistenti, per altri invece è superflua e pericolosa.
Aiuto Reciproco Svizzero Andicap (AGILE) sostiene l’adesione alla ICRPD perché – afferma – il quadro giuridico attuale lascia ancora adito a molti casi di discriminazione. Ad esempio nel settore del lavoro mancano disposizioni precise. Anche ler l’Unione sindacale svizzera il testo è un passo avanti verso l’uguaglianza poiché “crea nuovi vincoli per la Svizzera”. Un parere condiviso anche dal PS, dai Verdi e dal sindacato Travail.Suisse.
Sono proprio questi nuovi doveri che il PLR rifiuta. Il partito, come pure l’Unione svizzera degli imprenditori (USI), sono preoccupati dai “costi esorbitanti” causati dall’obbligo di adattare tutti gli edifici per garantire l’accesso agli handicappati.
Per i sostenitori della Convenzione l’inclusione dei bambini handicappati nelle classi normali è un progresso. Per l’UDC invece questa misura è “gravissima” perché metterebbe in secondo piano le classi speciali. Anche il PLR e l’USI sono contrari ad un'”integrazione sistematica” dei bambini con handicap. L’integrazione nella formazione professionale deve avvenire su base volontaria, non essere imposta alle imprese, sostiene il padronato.
Il PLR e l’USI temono inoltre le conseguenze sul mercato del lavoro. L’articolo 27 della Convenzione istituisce un vero e proprio “diritto al lavoro” per gli handicappati, una disposizione che potrebbe portare all’introduzione di quote considerate “controproduttive” dagli imprenditori e dal partito.
Il PPD non ha partecipato alla consultazione.