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Ambrosia, ma solo di nome

L'ambrosia artemisiifolia fiorisce tra agosto e settembre (cps-skew.ch) swissinfo.ch

Dopo aver seminato riniti e attacchi d'asma nel continente nordamericano e in vari paesi europei, l'ambrosia a foglie d'artemisia si sta rapidamente diffondendo anche in Svizzera.

Altamente allergenica, la pianta preoccupa gli ambienti sanitari. Le autorità sono sul chi vive.

Nell’antichità, l’ambrosia era il nettare degli dei, che dava immortalità e rimarginava le ferite. Oggi, invece, ambrosia è anche il nome di un’erbaccia che fiorisce verso la fine dell’estate, creando non poche preoccupazioni ad allergici e autorità sanitarie.

E da qualche anno, la temibile ambrosia a foglie d’artemisia (ambrosia artemisiifolia) si sta rapidamente diffondendo nella regioni di Ginevra e Basilea, e nel canton Ticino.

Molto più allergenica delle graminacee

La pianta erbacea stagionale, appartenente alla famiglia delle Composite o Asteraceae, è di origine nord-americana. Cresce soprattutto nei terreni incolti ai margini di strade e autostrade e nei campi di girasole, di soia, di mais, e ha una brutta particolarità: il suo polline è altamente allergenico.

E come se non bastasse, ne produce molto: più di un miliardo di granuli per ogni pianticella, tanto che durante la fioritura ce ne possono essere fino a due milioni per ogni metro cubo d’aria. Mentre già una mezza dozzina di granuli è sufficiente per scatenare violente reazioni allergiche nelle persone sensibili all’ambrosia.

A titolo di paragone: per le graminacee, principale causa del raffreddore da fieno, ce ne vogliono dosi 20 o 30 volte superiori.

E non è tutto. Nell’ambrosia, non è soltanto il polline a suscitare brutte sorprese: gli allergici non dovrebbero nemmeno toccare le infiorescenze, pena brutte reazioni.

Una neofita invasiva venuta da lontano

«Tutto è cominciato nel dopoguerra, allorché con il piano Marshall vennero importati in Ungheria sementi di frumento. Tra il frumento c’era anche la temibile ambrosia artemisiifolia, che ha trovato condizioni di propagazione ideali», spiega il professor Brunello Wüthrich, allergologo di fama internazionale. «E da lì, l’ambrosia è partita alla conquista del continente, a una velocità stimata a una quarantina di chilometri all’anno.»

Per il momento, la pianta invasiva non ha ancora fatto molti danni in Svizzera. Ma viste le vere e proprie epidemie d’asma che ha già provocato nell’America del nord, dove si stima che il 40 percento della popolazione sia allergica all’ambrosia, c’è di che preoccuparsi.

Tanto più che, negli ultimi anni, la pericolosa neofita ha già provocato moltissime reazioni allergiche e attacchi d’asma anche in Italia e in Francia.

Per il momento, la pianta invasiva non ha ancora fatto molti danni in Svizzera. Ma viste le vere e proprie epidemie d’asma che ha già provocato nell’America del nord, dove si stima che il 40 percento della popolazione sia allergica all’ambrosia, c’è di che preoccuparsi.

Tanto più che, negli ultimi anni, la pericolosa neofita ha già provocato moltissime reazioni allergiche e attacchi d’asma anche in Italia e in Francia.

Autorità sul chi vive

«L’ambrosia può provocare gravi problemi di salute pubblica», afferma il professor Wüthrich, che ha sollecitato le autorità sanitarie ad affrontare per tempo il problema.

E ora qualcosa si sta muovendo anche a livello federale, dopo che i cantoni di Ginevra e Ticino hanno già istituito appositi gruppi di lavoro interdisciplinari per tenere sono controllo la propagazione dell’ambrosia.

«Per il momento si tratta di monitorare la diffusione della pianta sul territorio, tenendo particolarmente sotto controllo le popolazioni individuate nel 2003», afferma il botanico Guido Maspoli, membro del Gruppo ambrosia del canton Ticino, dove l’ambrosia avanza più rapidamente del previsto.

Ma perché limitarsi a tenere le pianticelle sotto controllo e non eliminarle subito? La ragione è semplice: «Sia a livello federale che cantonale mancano ancora le basi legali per sradicarle», spiega Maspoli, «per cui dobbiamo contare sull’appoggio delle autorità sanitarie, per convincere i privati a lasciarci intervenire sulle loro proprietà».

E c’è anche un’altra lacuna legislativa che sembra favorire l’avanzata dell’ambrosia. «Molti semi della pianta invasiva si trovano nei mangimi per uccelli», afferma Guido Maspoli, «che non essendo considerati né foraggio né sementi, sfuggono a qualsiasi controllo».

Per limitare la diffusione della temibile erbaccia, si può però
chiedere aiuto direttamente alla popolazione, come fa il Gruppo ambrosia di Ginevra. «E come fanno da anni in Canada», aggiunge il professor Wüthrich, «in particolare nel Québec, dove l’ambrosia, molto diffusa da almeno un secolo, ha già provocato molti disagi agli allergici».

Meno grave di quanto sembra?

Ma non tutti sembrano preoccuparsi molto dell’avanzata dell’erbaccia. «Sebbene il numero degli allergici è destinato ad aumentare, vista la presenza di un polline in più, non credo che sorgeranno problemi molto gravi», sostiene il dermatologo ticinese Stefano Gilardi.

E questo perché la nostra società è già «altamente medicalizzata», per cui anche l’allergia all’ambrosia potrà essere diagnosticata con relativa facilità.

«Di conseguenza», afferma il dottor Gilardi, «si potranno adottare le misure preventive del caso. Per esempio, non utilizzare la ventilazione in auto, lavarsi i capelli prima di andare a dormire, evitare di aprire le finestre quando c’è vento e via dicendo».

Se necessario, si possono poi prendere anche medicinali come gli antistaminici e i corticosteroidi. «E in casi gravi si possono anche intraprendere cure di desensibilizzazione. Anche se per l’ambrosia, i risultati sono meno buoni che per altre piante», ammette il dermatologo.

E conclude ricordando che l’allergia al polline è quasi sempre ereditaria, «per cui il pollinosico, che non è quasi mai solo in famiglia, può contare sull’aiuto e l’esperienza dei parenti più stretti». Per magra che sia, è pur sempre una consolazione.

swissinfo, Fabio Mariani

I semi dell’ambrosia a foglie d’artemisia possono germogliare anche dopo 30-40 anni.
Una sola pianta di ambrosia può produrre oltre 1 miliardo di granuli di polline.
Per scatenare una reazione allergica, ne bastano meno di una decina per metro cubo d’aria.

All’inizio del 2004, il governo del canton Ticino ha istituito un gruppo di studio interdisciplinare, per analizzare la problematica dell’ambrosia.

Il gruppo, che si occupa innanzitutto di monitorare la situazione sul terreno, intende pure analizzare le possibili conseguenze a livello sanitario. Per questo, chiede che tra i test di depistaggio effettuati dai dermatologi sia introdotto anche il test allergologico sull’ambrosia.

Lo scopo di questa misura è di stabilire quante sono le persone che, in Ticino, potrebbero manifestare un’allergia all’ambrosia artemisiifolia, per adottare i provvedimenti del caso.

A Ginevra, per esempio, si è calcolato che una persona su dieci è allergica all’ambrosia. Una proporzione molto alta per una pianta tanto aggressiva, soprattutto considerano che oltre un terzo della popolazione è comunque da considerata atopica, vale a dire potenzialmente soggetta ad allergie.

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