Interruzione di gravidanza e proibizione della pillola abortiva
Il dibattito sull'interruzione di gravidanza assume, in Svizzera, come in altri Paesi, valenze etiche e religiose, oltre che politiche e sociali. In quest'ambito vanno interpretati i risultati di un simposio medico specialistico a Berna e la conclusione di una battaglia giudiziaria nel Canton San Gallo, sull'autorizzazione alla pillola abortiva RU 486.
Iniziamo dal Canton San Gallo dove l’autorizzazione alla pillola abortiva RU 486 rimane in vigore. L’organizzazione antiabortista Aiuto svizzero per madre e bambino (ASMB) ha infatti deciso giovedì di ritirare il ricorso presentato al governo cantonale sangallese sulla non entrata in materia, pronunciata dal Dipartimento della sanità sangallese, sul precedente ricorso della medesima organizzazione, depositato lo scorso febbraio.
Con il suo ricorso, l’ASMB voleva ottenere il divieto della commercializzazione per il Canton San Gallo della pillola abortiva o del giorno dopo RU 486. Nel caso avesse ottenuto una decisione giudiziaria a favore, l’associazione antiabortista aveva già pianificato una strategia in altri cantoni.
Di accettazione dell’interruzione di gravidanza e di opposizione all’aborto nell’ambito della lotta politica, ideologica, religiosa degli Stati Uniti all’inizio degli Anni Ottanta si è invece trattato in un simposio giovedì a Berna. Per l’occasione specialisti svizzeri ed esteri hanno sfatato il cosiddetto «mito» delle conseguenze psichiche dell’aborto. Basandosi su diversi studi scientifici, gli studiosi hanno riportato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica il dibattito sull’interruzione della gravidanza.
Per definire la tematica i ricercatori hanno concordato il termine «Post-Abortion-Syndrome» (PAS), che descrive l’insieme dei problemi psichici attribuiti all’interruzione di gravidanza. Secondo vari esperti questa definizione, apparsa per la prima volta negli Stati Uniti all’inizio degli Anni Ottanta, sarebbe stata creata dai movimenti antiabortisti statunitensi e paragonato al trauma subito da alcuni veterani della guerra del Vietnam.
Gli oppositori all’aborto americani erano alla ricerca di una nuova strategia per convincere la popolazione delle bontà delle loro idee, ha spiegato il sociologo inglese Ellie Lee. Hanno tentato di presentare le donne come vittime per poter «assumere la loro difesa». Per Lee, il PAS in realtà non si basa su alcun dato scientifico.
Studi tedeschi, britannici e americani sono arrivati alla conclusione che non c’è alcuna relazione diretta fra l’aborto e la depressione o altri problemi psichici. Entrano in gioco molte variabili, fra cui i fattori sociodemografici, la storia personale o la qualità della relazione di coppia. Le donne che hanno subito abusi sessuali, uno stupro o violenze fisiche soffrono maggiormente per le conseguenze di un’interruzione di gravidanza. Allo stesso modo, quelle che avevano tendenze depressive prima dell’aborto sono più esposte a questa patologia.
Alle stesse conclusioni giunge un recente studio condotto a Ginevra dalla sociologa Eliane Perrin e dal medico Francesco Bianchi-Demicheli. Centotré donne sono state intervistate prima di subire l’interruzione di gravidanze e poi nuovamente sei mesi dopo. I risultati rivelano che l’aborto non viene mai vissuto come un avvenimento banale ma non si può certo parlare di trauma. Quasi il 90 percento della donne interrogate infatti non presentano alcuna conseguenza psichica e la loro vita sessuale non si è modificata.
«Solo l’11 percento delle donne presenta uno stato di stress post- traumatico sei mesi dopo aver subito un’interruzione di gravidanza», spiega Eliane Perrin in un’intervista pubblicata dalla «Tribune de Genève» e da «24 heures».
Il simposio è stato organizzato dall’Unione svizzera per la depenalizzazione dell’aborto e vi hanno preso parte la Società svizzera di psichiatria e psicoterapia, la Federazione svizzera degli psicologi, l’Associazione svizzera degli psicoterapeuti, la Fondazione svizzera per la salute sessuale e riproduttiva, la società svizzera di fertilità, sterilità e planning famigliare e la Società svizzera di sanità pubblica.
Prima di concludere va segnalato che lorganizzazione antiabortista «Aiuto svizzero per la madre e il bambino» ha accusato gli organizzatori del simpasio di strumentalizzare le associazioni mediche a fini politici e di aver invitato solo pro-abortisti.
swissinfo e agenzie
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