Scoperto in Italia traffico di beni archeologici verso la Svizzera

I beni archeologici sottratti in Italia venivano inviati in Svizzera per essere poi immessi nel mercato internazionale swissinfo.ch

Un'organizzazione dedita agli scavi clandestini ed al traffico illegale di reperti archeologici con basi in Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio e referenti in Svizzera, dove i beni venivano ricettati, è stata sgominata in Italia dai carabinieri, che hanno eseguito il fermo di polizia giudiziaria nei confronti di 29 persone, tra le quali uno svizzero e due italiani residenti in Ticino.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 luglio 2001 - 12:17

Il Ministero pubblico e la polizia del Canton Ticino, che hanno collaborato all'operazione della polizia italiana, hanno confermato che tra i 29 arrestati figurano anche un cittadino svizzero e due italiani residenti nella Svizzera Italiana. In Ticino le indagini si sono protratte per alcuni mesi tra la fine dello scorso anno e l'inizio del 2001. Su richiesta degli investigatori italiani la polizia cantonale ticinese ha effettuato cinque perquisizioni domiciliari, quatto a Lugano ed una a Chiasso, nel corso delle quali è stato recuperato e sequestrato diverso materiale archeologico, oltre a documentazione ora al vaglio degli inquirenti.

Un imprenditore originario di Gela ma residente a Lugano è considerato dagli inquirenti il referente di tombaroli e ricettatori per la commercializzazione a livello internazionale. Il cittadino svizzero ed i due italiani residenti in Svizzera sono stati bloccati all'aeroporto romano di Fiumicino, dove erano atterrati proprio dopo aver portato a termine un'attività di compravendita di materiale archeologico.

Per tutti i personaggi coinvolti nella vicenda l'accusa è di associazione per delinquere, scavi abusivi e ricettazione. L'indagine, coordinata dai sostituti procuratori della Repubblica di Foggia e battezzata «Operazione Pandora», ha consentito di venire a capo di una vera e propria holding criminale specializzata nell'attività predatoria ai danni del patrimonio archeologico italiano.

Nel corso di numerose perquisizioni effettuate contestualmente al fermo di polizia è stata recuperata un'ingente quantità di manufatti archeologici, monili, statue di bronzo e circa 20 mila monete antiche.

Nell'ambito dell'organizzazione erano ben divisi i compiti tra i diversi personaggi. C'erano i tombaroli, per lo più operai e manovali che rappresentavano il braccio materiale per il procacciamento dei reperti. A svolgere la funzione di ricettatori erano soprattutto imprenditori con buone possibilità economiche, mentre una terza figura, quella dei committenti-ricettatori era rappresentata da due personaggi residenti in Svizzera (di cui uno di origine siciliana) con funzioni di referenti di più organizzazioni criminali.

L'operazione è stata denominata «Pandora» perchè, sottolineano al comando Tutela patrimonio artistico dei carabinieri, ogni volta che l'inchiesta faceva un passo avanti emergevano nuovi aspetti. Ed altri sviluppi, si fa capire, potrebbero essere imminenti.

Il valore commerciale dei reperti al centro del traffico è considerato ingente ma non quantificabile.

swissinfo e agenzie

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