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Lotta alla criminalità transnazionale: firmata anche dalla Svizzera la convenzione ONU

Il presidente della conferenza di Palermo, il minisitro italiano della giustizia, Piero Fassino (secondo da destra) all'apertura dei lavori Keystone

Una pietra miliare contro il crimine: così il segretario generale Kofi Annan ha definito la Convenzione, firmata martedì a Palermo nel corso di una conferenza cui partecipano una quindicina di capi di stato e 110 ministri dell'interno e della giustizia.

La convenzione di Palermo è il primo trattato giuridicamente vincolante, promosso dalle Nazioni Unite nell’ambito della lotta contro il crimine organizzato. Entrerà in vigore dopo la ratifica in 40 Paesi e introduce a livello internazionale i reati di associazione di stampo criminale, riciclaggio di denaro sporco, corruzione e intralcio alla giustizia.

«I gruppi criminali non hanno perso tempo nello sfruttare l’economia globalizzata e le tecnologie sofisticate che la accompagnano», ha detto Kofi Annan. «I nostri sforzi per poterli combattere sino ad ora sono rimasti frammentati e le nostre armi sono obsolete». Secondo il segretario generale, «la convenzione di Palermo offre ora un mezzo per combattere il crimine come problema globale: solo con la cooperazione internazionale possiamo fronteggiare i criminali internazionali».

Alla base della convenzione dell’ONU vi è l’armonizzazione delle legislazioni nazionali, e i punti essenziali su cui poggia sono i seguenti:

Criminalizzare la criminalità organizzata: i Paesi contraenti devono prevedere come reato l’appartenenza a gruppi di stampo criminale.

Lottare contro il riciclaggio: per la prima volta in una convenzione internazionale, le aziende e le grandi società possono essere ritenute responsabili di aver partecipato o aver tratto vantaggio da reati gravi che vedono il coinvolgimento di gruppi criminali in attività di riciclaggio. Le nazioni sono tenute a istituire le necessarie regolamentazioni degli istituti finanziari. La convenzione prevede l’abolizione del segreto bancario per prevenire e intercettare attività legate al riciclaggio e vieta i conti bancari anonimi o intestati a nomi falsi.

Lotta alla corruzione: tra i reati di corruzione figura la corruzione o l’offerta di tangenti a funzionari pubblici. Secondo stime della Banca Mondiale, la corruzione può ridurre il tasso di crescita di un Paese dello 0,5-1 per cento l’anno.

Intralcio alla giustizia: questa parte riguarda essenzialmente l’estradizione dei criminali e la sicurezza per i testimoni. Le nazioni dovranno riconoscere come estradabili gli individui colpevoli dei reati previsti dalla Convenzione, ove non esista un trattato di estradizione con il Paese in cui si trova il sospettato. Per quanto riguarda invece la protezione dei testimoni, il trattato prevede la possibilità di testimoniare tramite collegamenti video o altri mezzi di comunicazione.

In generale, i governi saranno tenuti a rafforzare la cooperazione tra i servizi di polizia, le autorità giudiziarie e i privati. Saranno tenuti anche a promuovere codici di condotta per le categorie professionali, in particolare avvocati, notai, consulenti tributari e commercialisti. L’obiettivo è di fare in modo che un reato sia tale ovunque nel mondo.

La convenzione è stata firmata già martedì da 16 paesi, tra i quali la Svizzera. La consigliera federale Ruth Metzler, parlando ai microfoni della RSI, ha detto che Berna rispetta le esigenze fissate dal nuovo trattato dell’ONU e anzi vanta uno standard più elevato: il trattato dell’ONU, ha spiegato, fissa infatti solo norme minime. Unicamente su singoli aspetti Berna è ancora inadempiente, in particolare per quanto riguarda la punibilità delle aziende. Ma una revisione è in corso è bisognerà attendere che giunga a termine l’iter parlamentare.

swissinfo e agenzie

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