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Coronavirus: la situazione in Svizzera

Keystone / Gian Ehrenzeller

Licenziamenti di massa finora evitati in Svizzera, grazie al lavoro ridotto. Il governo propone test gratuiti per tutti, inclusi i frontalieri, per favorire la ripresa graduale della vita sociale ed economica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 marzo 2021 - 14:05
swissinfo.ch con agenzie e RSI
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Nonostante la crisi del coronavirus, la Svizzera è stata finora risparmiata  da licenziamenti in massa: lo ha comunicato Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), che ha sottolineato l'importanza del lavoro ridotto nell'attenuare l'impatto negativo della pandemia sul mercato del lavoro.

"Non vediamo né un'ondata di fallimenti aziendali, né una crescita dei licenziamenti collettivi", ha affermato l'esperto commentando i dati sulla disoccupazione diffusi l'8 marzo dai suoi funzionari. In febbraio le notifiche arrivate dai Cantoni testimoniano licenziamenti collettivi concernenti 1050 impieghi in 18 aziende: un numero chiaramente inferiore alla media dei mesi scorsi.

Test gratuiti per tutti nella fase di riapertura

A partire dal 15 marzo, la Confederazione intende assumersi i costi di tutti i test del coronavirus. È quanto prevede la nuova strategia del Consiglio federale per accompagnare le riaperture graduali. Una decisione definitiva sarà tuttavia presa soltanto il 12 marzo dopo aver consultato i Cantoni.

Si tratta di una misura volta a "proteggere meglio le persone particolarmente a rischio e combattere tempestivamente i focolai locali di Covid-19", ha spiegato venerdì in conferenza stampa il ministro della sanità Alain Berset.

"Un anno fa, avevamo pochi test e potevamo esaminare solo le persone con sintomi. Oggi invece sono disponibili capacità di test e di laboratorio sufficienti e ci si potrà presto testare da soli", ha aggiunto il consigliere federale.

Stando all'esecutivo, per migliorare la prevenzione e il rilevamento tempestivo dei focolai di Covid-19, le imprese e le scuole dovranno eseguire test a ripetizione. I test a tappeto non sostituiscono tuttavia i piani di protezione, ma ne costituiscono piuttosto un rafforzamento, ha puntualizzato Berset.

La partecipazione è facoltativa, ma i Cantoni potranno esentare le imprese che testano spesso dall'obbligo di quarantena per chi è stato in contatto una persona infetta. L'obiettivo è, tra le altre cose, di eseguire test su circa il 40% della cosiddetta "popolazione mobile" di aziende, scuole e università.

Oltre a ciò, non appena saranno disponibili test fai da te affidabili, il Consiglio federale intende consegnarne gratuitamente cinque al mese all'intera popolazione. Affinché chiunque possa sottoporvisi subito, tutti i test eseguiti in farmacia o nei centri di test saranno gratuiti, anche per chi non ha sintomi. Questa regola si applica anche ai frontalieri.

Con questa nuova strategia, i cui costi sono stimati a oltre un miliardo di franchi, il governo vuole favorire la ripresa graduale della vita sociale ed economica. Poiché le varianti più contagiose del virus si stanno diffondendo sempre più rapidamente, bisogna rafforzare la prevenzione e il rilevamento tempestivo dei focolai locali, ha precisato l'esecutivo.

L'estensione della strategia di test comporta determinati rischi, perché ogni risultato costituisce soltanto un'istantanea, ha ammesso il ministro della sanità. Inoltre, i test fai da te sono molto meno affidabili dei test PCR. Un risultato negativo non deve dare un senso di falsa sicurezza e indurre a comportamenti superficiali. Sarà ancora necessario indossare la mascherina e tenersi a distanza, ha sottolineato Berset.

È inoltre importante che le persone risultate positive a un test rapido o a un test fai da te si sottopongano a un test PCR di conferma e si mettano immediatamente in isolamento.

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In ricordo delle vittime

Con un minuto di silenzio e i rintocchi delle campane, la Svizzera ha commemorato venerdì le oltre 9'300 vittime del coronavirus. Il 5 marzo 2020 si registrava la prima morte legata alla Covid-19 nella Confederazione, una 74enne vodese.

Con questo momento di raccoglimento non si è voluto solo ricordare i morti ed esprimere solidarietà verso chi ha perso una persona cara. L'intenzione del gesto era mandare un pensiero anche a chi soffre tuttora per la malattia, a chi si sta riprendendo e a chi li ha sostenuti durante il processo.

Leggi: I malati di Long Covid lottano per l'aiuto e il riconoscimento

"Questa pandemia ha stravolto il mondo intero. La Svizzera ha pagato un tributo pesante", ha detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin in un video postato su Twitter, riferendosi sia al bilancio delle vittime sia agli enormi danni subiti dall'economia.

È raro che il Consiglio federale solleciti a rispettare un minuto di silenzio a livello nazionale. Stando agli archivi dell'agenzia di stampa Keystone-ATS, l'allora presidente della Confederazione Joseph Deiss aveva invitato a osservarne tre dopo gli attentati di Madrid del 2004, che fecero quasi 200 morti. Un momento di raccoglimento si era tenuto anche il 1° ottobre 2001, a qualche giorno dalla strage al parlamento di Zugo, in cui persero la vita 15 persone. Due settimane prima, ne erano stati rispettati tre in omaggio alle oltre 3'000 vittime degli attacchi dell'11 settembre.

Pressione sul governo

La maggioranza della camera bassa del parlamento vuole una rapida riapertura di ristoranti, strutture per la cultura, l'intrattenimento, lo sport e il tempo libero. È quanto emerge dalla dichiarazione adottata mercoledì dal Consiglio nazionale con 97 voti favorevoli, 90 contrari e 7 astenuti. L'obiettivo di questa dichiarazione è di fare pressione sul governo affinché anticipi le riaperture al 22 marzo.

Giovedì, affrontando la legge Covid-19, il Consiglio degli Stati ha però respinto una proposta dell'indipendente Thomas Minder che avrebbe voluto inserire nella legge un diritto di veto del parlamento su eventuali chiusure totali o parziali decise dal Consiglio federale. Minder voleva che, in caso di situazione particolare, il governo rinunciasse a pronunciare lockdown e coprifuoco totali o parziali, chiusure generalizzate delle frontiere e di settori economici importanti, se le competenti commissioni del parlamento si fossero espresse contro simili provvedimenti.

La legge Covid-19 sarà sottoposta a votazione popolare il prossimo 13 giugno. Le firme a sostegno del referendum contro la legge sono state raccolte dall'associazione "Amici della Costituzione", la quale vuole impedire che i poteri straordinari ottenuti dal Consiglio federale durante la pandemia vengano legittimati in maniera retroattiva e prolungati fino al termine di quest'anno. 

Gli svizzeri sostengono le misure del governo

La popolazione svizzera sostiene le misure contro il coronavirus adottate dal Consiglio federale, secondo il politologo Michael Hermann. In alcuni casi, la popolazione avrebbe decretato misure ancora più severe del Consiglio federale, ha detto Hermann ai giornali del gruppo Tamedia.

Sulla base del monitoraggio che svolge per la Radiotelevisione svizzero-tedesca SRF, l'esperto ha osservato che è sorprendente constatare quanto la popolazione sia ben informata sulle misure per contenere la pandemia. Conformemente alle circostanze, i cittadini hanno una visione differenziata delle misure, ha precisato. In passato, per esempio, la maggioranza si era espressa contro la chiusura dei negozi. Allo stesso tempo, però, la popolazione ha votato a favore della chiusura dei ristoranti a causa del rischio di infezione.

Le prime aperture

Il deconfinamento graduale è iniziato il 1° marzo. Tutti i negozi hanno potuto riaprire e sono nuovamente accessibili anche musei, sale di lettura di biblioteche o archivi e centri di svago all'aperto come zoo, giardini botanici o parchi di divertimento.

Si possono inoltre frequentare le strutture sportive all'aperto, come le piste di ghiaccio, i campi da tennis, i campi da calcio e gli stadi di atletica. Gli assembramenti all'aperto e gli incontri tra familiari e amici fino a un massimo di 15 persone sono di nuovo consentiti. Rimangono invece in vigore l'obbligo di telelavoro e il divieto di manifestazioni e di competizioni sportive popolari per adulti.

La prima tappa del deconfinamento concerne attività che permettono di indossare mascherine e rispettare le distanze, che coinvolgono un numero limitato di persone o che si svolgono all'aperto, sottolinea il Consiglio federale sul suo sito webLink esterno.

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In base all'evoluzione della situazione epidemiologica,  il Consiglio federale ha acconsentito a una riapertura più dinamica: inizialmente previsti solo il 1° di aprile, i futuri allentamenti potrebbero già entrare in vigore a partire dal prossimo 22 marzo. I prossimi passi saranno decisi dal governo il 12 marzo e quindi sottoposti alla valutazione dei Cantoni. La decisione definitiva verrà presa il 19 marzo.

Indicatori per permettere le riaperture

Il governo intende basare le prossime decisioni su una serie di indicatori epidemiologici: il tasso di positività - ovvero il rapporto tra tamponi effettuati e risultati positivi - deve restare al di sotto del 5%; il tasso di occupazione dei reparti di terapia intensiva con pazienti Covid-19 non deve superare le 250 unità e il livello di riproduzione medio negli ultimi sette giorni deve restare inferiore a 1.

Infine, il 17 marzo l'incidenza della malattia - calcolata su 14 giorni - non dovrà essere superiore a quella del 1° marzo, ovvero la data delle prime riaperture. Tuttavia, "prima di prendere le sue decisioni il Consiglio federale procederà a una valutazione complessiva di questi indicatori", ha spiegato il ministro della sanità Alain Berset, precisando che i criteri non sono cumulativi o automatici.

Vaccinazioni, prosegue campagna

Complessivamente 1'190'300 dosi di vaccino sono state consegnate ai cantoni, di cui 884'905 sono state somministrate, e 300'568 persone hanno già ricevuto una seconda iniezione, stando agli ultimi dati disponibili (8 marzo). Si tratta del 3,5% della popolazione.

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La Confederazione, ha fatto sapere venerdì Alain Berset, ha già comprato 32 milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus. Ci sono però molte incognite sui temi di consegna e di approvazione di questi vaccini. L’obiettivo, nonostante i ritardi di forniture in febbraio, rimane quello di avere abbastanza dosi per vaccinare tutti quelli che lo vorranno entro l’estate.

Qui trovate le informazioni dell'UFSP sulla campagna di vaccinazione in SvizzeraLink esterno

Il 3 febbraio 2021, il Consiglio federale ha annunciato che si farà carico dei costi della vaccinazione anche per le persone che vivono in Svizzera, ma non sono soggette all’assicurazione malattia obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti delle organizzazioni internazionali.

La vaccinazione sarà gratuita anche per i frontalieri non assicurati in Svizzera che lavorano in strutture sanitarie elvetiche. Il nuovo disciplinamento è in vigore con effetto retroattivo dal 4 gennaio 2021.

Effetti collaterali e decessi dopo la vaccinazione

Dall'inizio della campagna vaccinale anti-Covid, all'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici sono pervenute 364 notifiche: 95 (tra cui quelle associate a 16 decessi) sono state classificate come gravi. Le persone sono state trattate in ospedale o le reazioni sono state considerate clinicamente significative per altri motivi, ma nella maggior parte dei casi non si sono rivelate pericolose per le persone colpite.

Le reazioni più frequenti notificate in questi casi sono state herpes zoster (comunemente chiamato fuoco di Sant'Antonio), febbre, cefalea, sintomi da Covid-19 e reazioni allergiche, compresi quattro casi di reazioni anafilattiche.

Le persone decedute avevano in media 86 anni e nella maggior parte dei casi gravi patologie pregresse, scrive Swissmedic in un comunicatoLink esterno diramato il 26 febbraio. I casi di morte sono stati analizzati con particolare attenzione: in base all'attuale stato delle conoscenze, a provocare il decesso sono state malattie come infezioni, eventi cardiovascolari o patologie polmonari e respiratorie.

Nonostante un'associazione temporale con la vaccinazione, "non vi sono in nessun caso indizi concreti che la vaccinazione sia stata causa del decesso", sottolinea Swissmedic, ricordando che risultati simili dopo la valutazione dei decessi temporalmente associati alla vaccinazione anti-Covid-19 sono stati ottenuti anche dalle autorità di controllo dei medicamenti di altri Paesi e dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Regole per l'entrata in Svizzera

L'ingresso in Svizzera è possibile solo nel rispetto di nuove norme più severe atte a ridurre ulteriormente la propagazione della Covid-19 e delle sue varianti. Quasi tutte le persone che entrano in Svizzera, ad eccezione di chi proviene da regioni di confine o chi si reca in Svizzera per motivi di transito, devono compilare un modulo di entrata elettronicoLink esterno prima di entrare in Svizzera.

Chi arriva in aereo o da una zona a rischio, è inoltre tenuto a presentare un test PCR negativo, effettuato entro 72 ore precedenti all'entrata. Il test rapido non è ammesso per l'ingresso in Svizzera.

Resta l'obbligo di quarantena per chi ha soggiornato in uno Stato o regione a rischio anche in caso di test negativo. La quarantena può essere ridotta a partire dal settimo giorno in presenza di test PCR o antigenico rapido negativo. Maggiori informazioni possono essere reperite sul sito ufficiale dell'UFSPLink esterno.

Dall'8 marzo molti Paesi e regioni saranno aggiunti alla lista delle zone a rischio. Fra i paesi limitrofi, solo l'Italia e l'Austria sono interessate. Per quanto riguarda l'Italia sono stati inclusi nell'elenco Molise, Abruzzo, Campania, Liguria e Toscana (vanno ad aggiungersi a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia, Umbria che già figuravano nella lista). Per l'Austria le nuove zone a rischio sono la Carinzia, la Bassa Austria e la Stiria.

Anche la lista delle nazioni si sta allungando: Antigua e Barbuda, Barbados, Cile, Kuwait, Lussemburgo, Maldive, Moldavia e Perù sono stati aggiunti nel corso dell'ultimo aggiornamento effettuato dall'UFSP.

QuiLink esterno trovate la lista degli Stati e delle regioni con elevato rischio di contagio e per i quali vige l'obbligo di quarantena in Svizzera.

Ufsp

Anno nero per il turismo svizzero

Come era prevedibile il 2021 è cominciato male per gli alberghi svizzeri:  in gennaio i pernottamenti si sono attestati a 1,27 milioni, a fronte dei 3,04 milioni registrati nello stesso periodo del 2020. Si è quindi registrato un crollo del 58%.

Stando ai dati diffusi l'8 marzo dall'Ufficio federale di statistica (UST) a mancare sono stati soprattutto gli ospiti stranieri, le cui notti hanno segnato una flessione delll'80% a quota 307'000. L'arretramento è stato comunque consistente anche per gli svizzeri: -37% a 962'000.

A livello regionale, il Ticino (-46% a 34'000) e i Grigioni (pure -46% a 372'000) sono le zone che hanno subito i cali meno sensibili. Le flessioni più forti sono state osservate a Zurigo (-78%) e Ginevra (pure -78%). In Vallese - seconda regione in numeri assoluti, dopo i Grigioni - la diminuzione si è attestata al 50%.

L'UST ha pubblicato anche i dati di alcuni comuni scelti, nessuno dei quali in Ticino. Spiccano Zurigo (-83%) e Ginevra (-75%); St. Moritz (GR) segna -63%, Zermatt (VS) -55%, Davos (GR) -54%, mentre Laax (GR) contiene il calo al 3%.

Gli effetti del virus sul Pil

L'economia svizzera è stata fortemente toccata dal coronavirus nel 2020, sebbene meno di quanto inizialmente temuto: il Prodotto interno lordo (Pil) è sceso del -2,9% rispetto all'anno prima, segnando una contrazione superiore a quella dei tempi della crisi finanziaria del 2009 (-2,1%).

Per ritrovare una flessione maggiore bisogna risalire al 1975, epoca della crisi petrolifera, indica la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) in un comunicato.

Il settore dei servizi è stato particolarmente colpito dalla crisi e i consumi privati hanno subito un calo di portata storica. Al contrario, la contrazione dell'industria manifatturiera e delle esportazioni è stata meno sensibile rispetto a quella registrata durante la crisi scatenata dalla finanza oltre un decennio fa.

"Finora, la Svizzera ha superato la crisi relativamente bene dal punto di vista economico. Anche le nostre previsioni, sebbene fossero più ottimistiche rispetto a quelle di altri istituti, si sono rivelate troppo negative. Gli scenari catastrofici dipinti dalla Seco, dal Fondo monetario internazionale e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non si sono materializzati", ha commentato Claude Maurer, analista presso il Credit Suisse, citato dall'agenzia Keystone-ATS.

Uno sguardo oltre i confini nazionali permette di inserire la situazione elvetica nel quadro globale. Nell'Eurozona il Pil è sceso del -6,8%, con l'Italia a -8,9%, la Francia a -8,2% e la Germania a -4,9%. Il Regno Unito mostra un -9,9%, gli Stati Uniti -3,5% (calo peggiore dal 1946). La Cina si è invece rivelata in contro tendenza, segnando un +2,3%. Tutti i dati sono stime dei vari enti locali ufficiali, pubblicate però in tempi diversi negli scorsi giorni o settimane.

Miliardi in aiuto delle imprese

Il 4 marzo, i vari crediti proposti dal governo per sostenere l'economia duramente toccata dalla crisi del coronavirus sono stati approvati dal Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento svizzero.

Tra i crediti accolti, su cui deve ancora esprimersi il Consiglio nazionale, vi sono 6,9 miliardi per i casi di rigore, 600 milioni di franchi in più rispetto a quanto previsto dall'esecutivo. Altri 6 miliardi sono destinati all'assicurazione contro la disoccupazione per finanziare le indennità in caso di lavoro ridotto.

In febbraio, il governo aveva chiesto al parlamento nuovi fondi per complessivi 14,3 miliardi di franchi.

Dall'inizio della pandemia di coronavirus il governo federale ha deciso una serie di provvedimenti per attenuare le conseguenze economiche. Ad esempio, l'indennità per lavoro ridotto e l'indennità di perdita di guadagno coprono, a seconda del settore, tra la metà e i due terzi delle perdite della giro d'affari, detratte le prestazioni preliminari.

>> Leggi: Il lavoro ridotto permette non solo di salvare degli impieghi, ma anche di abbassare i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione

Le aziende che a partire dal 1° novembre 2020 hanno dovuto chiudere la loro attività per almeno 40 giorni su ordine delle autorità possono da parte loro disporre di un limite massimo di contributi a fondo perduto aumentato del 20%, pari a 750'000 franchi per impresa.

Dove trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier specialeLink esterno di SWI swissinfo.ch, sulla pagina FacebookLink esterno e su TwitterLink esterno.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblicaLink esterno

Organizzazione mondiale della sanitàLink esterno

Numero di contagi e decessi a livello mondialeLink esterno

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