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Forum cerca soluzioni alla crisi idrica mondiale

La gente deve aspettare a lungo il proprio turno per attingere acqua dal pozzo del villaggio di Natwarghad, nello stato indiano del Gujarat Reuters

Il consumo diretto e indiretto d'acqua in Svizzera è di quasi 4'200 litri pro capite al giorno, di cui l'82% all'estero. Lo evidenzia uno studio presentato in occasione del 6° Forum mondiale dell'acqua, in calendario a Marsiglia dal 12 al 17 marzo.

Calcolata per la prima volta, la cosiddetta “impronta idrica” della Svizzera rivela che i consumi reali vanno ben oltre le statistiche ufficiali. Queste, infatti, indicano che in media ogni abitante della Confederazione utilizza 162 litri di acqua al giorno. Questo dato considera tuttavia soltanto l’acqua usata per bere, cucinare, lavarsi e pulire.

Ma per dare un quadro più chiaro del consumo totale di acqua personale nel rapporto pubblicato la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri e il WWF calcolano la quantità di “acqua virtuale” necessaria a produrre tutti i beni e i servizi consumati in Svizzera.

Sommando i due, il consumo è pari a 4’187 litri al giorno per abitante e a un totale annuo individuale di 1’500 metri cubi. Una quantità che colloca la Svizzera sui livelli di paesi altamente industrializzati. A titolo di confronto, l’impronta idrica degli Stati Uniti è di 2’840 metri cubi l’anno pro capite.

Circa l’81% della quantità “virtuale” è assorbita da servizi e prodotti agricoli – di cui il 28% legato alla produzione di carne – e il 17% da attività industriali.

“La Svizzera esporta beni che comportano poca acqua virtuale, mentre importa beni – come cibo, veicoli e computer – per la cui produzione si utilizzano grandi quantità di acqua”, spiega a swissinfo.ch François Münger, responsabile della divisione Iniziative Acqua presso la DSC.

“Il paradosso è che la Svizzera ha grandi quantità di acqua – è il cosiddetto castello d’acqua d’Europa – ma non vive di questa. La maggior parte dei nostri beni sono prodotti con acqua dell’estero e certi persino con l’acqua di regioni dove essa scarseggia”.

Gli autori dello studio hanno individuato sei bacini idrici dai quali la Svizzera importa merci che soffrono di penuria d’acqua. Si tratte delle regioni che comprendono il lago d’Aral, il Gange, l’Eufrate, il Nilo, l’Indo e il Tigri.

Per gli autori del rapporto, piuttosto che limitare l’importazione di beni e servizi da queste regioni, ciò che avrebbe conseguenze negative sulle condizioni di vita locali, la Svizzera dovrebbe aiutare gli operatori locali a gestire le proprie risorse in modo più sostenibile. E le imprese svizzere che importano merci da quelle regioni dovrebbero assumere la loro parte di responsabilità sociale.

Prima la buona notizia, poi…

Il rapporto è stato pubblicato nel bel mezzo della settimana in cui 20mila rappresentanti – tra diplomatici, imprenditori, esperti scientifici e attivisti provenienti da 180 paesi – si sono riuniti a Marsiglia per il Forum triennale internazionale dell’acqua.

Alla vigilia della conferenza una buona notizia è giunta dalle Nazioni Unite: l’obiettivo di dimezzare il numero di persone senza accesso all’acqua potabile – che fa parte degli Obiettivi di sviluppo del Millennio –è stato raggiunto cinque anni prima della scadenza del 2015, ha annunciato l’ONU.

Tuttavia non si deve dimenticare che nel mondo restano ancora quasi 800 milioni di persone senza accesso all’acqua potabile. Inoltre l’obiettivo del Millennio di migliorare i servizi sanitari di base verosimilmente non sarà raggiunto prima del 2026.

Anche la penuria di risorse e le carenze idriche future destano sempre maggiori preoccupazioni. L’ultimo Rapporto sullo sviluppo mondiale dell’acqua, pubblicato il 12 marzo, avverte che la crescita della domanda alimentare, la rapida urbanizzazione e il cambiamento climatico aumentano in modo significativo la pressione sulle risorse idriche mondiali.

Uno studio sulle sfide idriche mondiali pubblicato di recente prevede che i rapidi cambiamenti spingeranno la domanda di acqua fino ad un aumento del 55% entro il 2050. Ciò allorché ci si attende che oltre il 40% della popolazione mondiale vivrà in zone di grave “stress idrico”.

Soluzioni tempestive

Alcuni critici sostengono che il Forum è privo di legittimità e serve gli interessi delle grandi imprese. Per questo degli attivisti hanno organizzato un Forum alternativo mondiale dell’acqua.

Ma Münger difende l’evento. “Non è un’operazione delle Nazioni Unite, ma un’operazione globale che riunisce governi, agenzie ONU, organizzazioni non governative, industria privata, ricercatori e gruppi di pressione. Ed è uno dei rari momenti in cui tutti sono presenti. Dà molta visibilità ai paesi emergenti, come Cina, Brasile e Russia, ed è un forum interessante dove la società civile può esprimersi”.

Agnes Montangero, responsabile dei programmi riguardanti l’acqua dell’Ong svizzera Helvetas, che è presente a Marsiglia, ha detto recentemente che il progresso idrico e dei servizi sanitari dev’essere accelerato.

“Ci sono stati miglioramenti nelle aree urbane, ma non in quelle rurali, e i progressi sono stati più lenti nell’Africa sub-sahariana. Oltre il 30% dei sistemi idrici in Africa non funziona”, ha detto a swissinfo.ch.

“Abbiamo bisogno di investire nella formazione delle popolazioni locali che gestiscono questi sistemi. E c’è bisogno di più denaro investito in modo più mirato. Solo il 42% dei fondi per lo sviluppo idrico e dei servizi sanitari va ai paesi meno sviluppati e a basso reddito”.

Dichiarazione

In ogni modo Münger è soddisfatto di alcune soluzioni iniziali discusse il 13 marzo in una tavolo rotonda ministeriale, organizzata congiuntamente da Svizzera, Spagna e Uruguay. Al centro delle discussioni c’era in particolare l’idea di istituire budget speciali per persone che non hanno accesso all’acqua o vivono troppo lontano dalle sorgenti.

“L’accesso all’acqua e ai servizi sanitari è un diritto umano. Il principio è stato accettato. Adesso è ora di metterlo in pratica”, osserva il rappresentante della DSC.

A questo proposito i rappresentanti di 130 paesi al Forum dell’acqua hanno adottato il 13 marzo la “dichiarazione ministeriale Marsiglia”, un documento di cinque pagine, con il quale ci si impegna ad accelerare l’attuazione di un accesso universale all’acqua e ai servizi igienici.

Ma la relatrice speciale delle Nazioni Unite Catarina de Albuquerque e delle ONG hanno criticato la dichiarazione ministeriale. A loro avviso, il testo allenta il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari formalmente riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2010.

Helvetas ha definito il testo definitivo “deludente” e “non sufficientemente vincolante”. L’Ong svizzera deplora la mancanza di obiettivi specifici per risolvere la crisi.

Il capo della DSC Martin Dahinden riconosce che avrebbe preferito una formulazione più concreta per quanto riguarda il diritto all’acqua, “ma non c’era ampio consenso”.

Il Forum mondiale dell’acqua si svolge ogni tre anni. Alla 6a edizione, in agenda a Marsiglia dal 12 al 17 marzo 2012, la delegazione svizzera è guidata da Martin Dahinden, capo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

Quest’ultima coordina il gruppo di lavoro “Accesso all’acqua”. Nella fase preparatoria sono stati discussi oltre 200 progetti di proposte per migliorare questo accesso. Le migliori sono state presentate al Forum di Marsiglia.

In collaborazione con la relatrice speciale dell’ONU Catarina de Albuquerque, la Svizzera organizza simposi per mettere in pratica a livello di nazioni il principio del diritto umano dell’accesso all’acqua e ai servizi sanitari di base.

(Traduzione dall’inglese: Sonia Fenazzi)

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