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Nucleare: la stampa chiede più onestà e trasparenza

A Fukushima si teme una contaminazione radioattiva.

(Reuters)

Le esplosioni alla centrale atomica giapponese di Fukushima hanno rilanciato il dibattito sul futuro del nucleare. Al di là delle divergenze di analisi sui rischi per la Svizzera, la stampa elvetica è unanime nel chiedere un dibattito «onesto» e «trasparente».

È stata un'altra giornata di paura in Giappone. Le nuove scosse sismiche e le esplosioni alla centrale atomica di Fukushima hanno riacceso i timori di una contaminazione radioattiva. Malgrado le continue rassicurazioni da parte delle autorità, il mondo intero ha gli occhi puntati su Fukushima nel timore che i reattori non riescano a reggere all'impatto.

«Il pianeta in preda all'angoscia», «Il dramma atomico si avvicina ogni secondo di più», «La prova e la desolazione»:  la catastrofe che sta vivendo in queste ore il Giappone occupa le prime pagine dei quotidiani svizzeri lunedì e ha già infiammato il dibattito sul futuro dell'energia atomica.

«Vale la pena assumersi il rischio di continuare a puntare sull'energia nucleare invece di sviluppare quelle rinnovabili?», si chiede l'editorialista del Tages Anzeiger e del Bund. «È preoccupante vedere che un paese come il Giappone -  che da anni convive con il rischio terremoto, e le cui centrali sono costruite con alti standard di sicurezza – sia confrontato con una tragedia simile. E questa volta la causa non è da imputare all'uomo, come a Cernobyl, ma alla natura ribelle che ha mostrato i nostri limiti».

In Giappone si è prodotto «l'improbabile, sottolinea dal canto suo Le Temps, e tutto questo fa paura e rimette in questione quelle certezze tecniche così fragili di fronte all'imponderabile».

Propaganda a buon mercato

La catastrofe di Fukushima ha riacceso nella mente di molti lo spettro di Cernobyl, sul quale gli oppositori al nucleare non hanno mancato di far leva. Una strategia giudicata però «cinica o addirittura irriverente» dalla Neue Zuercher Zeitung.

«Malgrado il turbamento di fronte a ciò che sta accadendo in Giappone, è troppo prematuro fare paragoni con il caso di Cernobyl oppure saltare a facili conclusioni sul futuro dell'energia nucleare», scrive il foglio zurighese, che accusa il Partito socialista di fare «propaganda a buon mercato sulle spalle del dolore altrui».

«Nell'anno elettorale, i partiti di destra e di sinistra cercano di fomentare paura e incertezza. C'è da sperare che per una maggioranza dei votanti, questa strategia non sia più seducente», conclude la Neue Zuercher Zeitung.

Quali rischi per le centrali svizzere?

Al di là delle accuse di strumentalizzazione, sono molti gli interrogativi ancora senza risposta sollevati dal dramma giapponese: «Resisteranno ancora i vecchi reattori di Beznau e Mühleberg?», si chiede Le Temps. «Possiamo ancora immaginare un futuro senza atomo?», gli fa eco Le Matin.

«I sostenitori al fronte dell’opzione atomica, ovviamente, fingono sicurezza e padronanza della tecnologia», commenta La Regione Ticino. «In realtà la domanda che tutti si pongono è: ma sarebbero davvero in grado le nostre centrali di reggere di fronte a scosse telluriche simili?».

Stando al Blick, gli stabilimenti elvetici «non sono dei rottami ma sono stati costruiti secondo le regole». Come quelli giapponesi, d'altronde. «Da decenni le centrali nucleari hanno fornito energia senza problemi, e ci siamo ormai abituati a credere che siano sicure. Anche i giapponesi vi avevano creduto. Fino a tre giorni fa». Ora la paura è tornata, scrive il Blick, e allora che fare?

Un dibattito onesto e trasparente

I quotidiani elvetici sembrano concordare sulla necessità di un dibattito «trasparente» e «onesto» in vista della votazione federale sulla costruzione di una o due centrali atomiche, in programma per il 2013.

«I responsabili delle centrali hanno l'obbligo di orientare il dibattito in modo credibile, senza cercare di sdrammatizzare o mascherare i fatti», commentano Tages Anzeiger e Bund. «È soltanto attraverso una discussione trasparente che il popolo potrà pronunciarsi», aggiunge Le Matin. «I promotori del nucleare devono informare la popolazione dei veri rischi, uscire dai discorsi che paventano una penuria e smetterla con le frasi angeliche».

Per i fautori del nucleare non sarà però facile convincere i più scettici dei vantaggi di questa tecnologia, scrive la Aargauer Zeitung. Opinione condivisa anche dalla NZZ, secondo cui «sarebbe importante una volta per tutte poter affrontare il vero nocciolo del problema: la capacità umana e tecnica di controllare questa fonte di energia anche in caso di grave incidente».

Emergenza umanitaria e nucleare

Un terremoto e un'onda alta dieci metri hanno investito venerdì la costa nordest del Giappone, in maniera particolare la città costiera Sendai.

 
Le ultime stime parlano di oltre 10'000 morti nella sola prefettura di Miyagi, tra le più toccate dal sisma.

Nell'insieme del paese, almeno 600'000 persone sono state evacuate; 5,5 milioni sono rimaste senza elettricità e oltre 3'400  stabili sono andati distrutti.

La minaccia nucleare si concentra attualmente attorno alla centrale di Fukushima, situata nel nord-est del paese, a 250 km da Tokyo.

Dopo una prima esplosione al reattore numero 1, sabato in giornata, lunedì è stato il turno del reattore numero 3, anch'esso danneggiato al sistema di raffreddamento.

Stando alle autorità, le possibilità di una grossa fuga di gas radioattivo dalla centrale sono attualmente «molto basse».

Tre giorni dopo il sisma, diversi paesi hanno mandato delle squadre di soccorso in Giappone. Tra questi anche la Svizzera, sul posto con 25 persone e nove cani di ricerca.

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swissinfo.ch


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