Svizzera-Usa: cos'è cambiato in 4 anni

L'Empire State Building illuminato con i colori rossocrociati in occasione dell'entrata della Svizzera all'ONU Keystone

Durante i quattro anni della presidenza Bush, la Svizzera ha rinsaldato i suoi legami con gli Usa, soprattutto nella lotta al terrorismo. Anche la vicenda dei fondi ebraici e delle banche svizzere è ormai capitolo chiuso.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 ottobre 2004 - 17:20

Per i turisti, i lavoratori e l’industria d’esportazione sono invece aumentati i controlli.

In ottobre, un giovane studente svizzero di origine etiope voleva venire negli Stati Uniti nell’ambito di un progetto di scambi di studenti, ma ha dovuto restare a casa.

Il suo nome figura in una lista di persone indesiderate delle autorità americane. Si tratta probabilmente di un errore di omonimia, ma le autorità americane sono state irremovibili.

Restrizioni per le entrate

In questi ultimi 4 anni l’amministrazione di George Bush ha lavorato sodo per rafforzare le misure di sicurezza per proteggere il paese da nuovi attentati.

Dalla fine di settembre ogni svizzero che entra negli Stati Uniti deve dare le impronte digitali e farsi fotografare, cosa che da gennaio già era richiesta a tutti quelli che entrano negli Stati Uniti muniti di visto.

Per assecondare le tante esigenze americane, la Svizzera ha poi deciso di introdurre, anche se per il momento solo a titolo sperimentale, il passaporto con dati biometrici.

La via crucis del visto

Negli ultimi anni ottenere il visto per gli USA è diventato più difficile e complicato. Bisogna richiederlo per tempo.

“Tre persone che avevo invitato a venire negli Stati Uniti per partecipare ad una discussione hanno declinato l’invito perché non volevano rispondere alle tante domande personali che le autorità americane rivolgono a chi chiede un visto”, afferma Katharina Vogeli, direttrice di “Swiss foundation for world affairs”.

Questo istituto, con sede a Washington e finanziato in larga parte dal settore privato, negli ultimi 4 anni ha organizzato nella capitale americana incontri e conferenze per promuovere uno scambio di idee e punti di vista tra Svizzera e Stati Uniti.

La lotta al terrorismo

Le divergenze d’opinioni non hanno impedito di rafforzare i legami tra i due paesi, soprattutto nell’ambito della lotta al terrorismo.

La Svizzera ha collaborato attivamente alle inchieste contro il terrorismo e ha contribuito all’arresto di persone sospettate di aver partecipato ad attentati.

Basti pensare alla vicenda dei telefonini Swisscom intercettati dagli inquirenti e che hanno portato all’arrestato in Pakistan di Khalid Shaikh Mohammed accusato di essere coinvolto nell’attacco dell’11 di settembre.

Tra i due paesi è stato firmato un “Operative Working Arrangement” che ha permesso una più stretta collaborazione tra inquirenti svizzeri e americani.

Una collaborazione che è destinata a continuare anche dopo il 2 di novembre, indipendentemente da chi occuperà la Casa Bianca.

Il 10 settembre 2002, la Svizzera è poi anche entrata nelle Nazioni Unite e durante la vicenda della crisi irachena Berna ha ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale.

Di fronte ai maltrattamenti dei prigionieri nel famigerato carcere iracheno di Abu Grahib ha invitato le autorità americane a fare massima chiarezza.

Le importazioni più difficili

Per quanto riguarda l’economia, anche l’importazione di merci dalla Svizzera negli USA è diventata più difficile e molto più burocratica.

Gli americani hanno intensificato i controlli doganali per evitare che arrivi merce sospetta in territorio americano. Ogni prodotto importato deve rispettare direttive molto severe e precise.

Ricucito lo strappo dei fondi ebraici

Negli ultimi quattro anni l’ambasciata svizzera a Washington ha lavorato sodo per ricucire lo strappo della vicenda dei fondi ebraici.

L’ambasciata, ma anche l’organismo di promozione “Presenza svizzera”, hanno realizzato molti progetti.

Tra l’altro, hanno invitato in Svizzera rappresentanti dei media, del mondo scientifico e politico per far loro conoscere meglio il nostro paese.

E’ stato poi creato un filo diretto tra un gruppo di parlamentari americani ed elvetici.

“Volevo organizzare un incontro tra i due gruppi parlamentari per parlare dei problemi che esistono tra i due paesi. L’incontro non si è fatto: i parlamentari americani non ne vedevano la necessità perché i legami sono ottimi” precisa a swissinfo la signora Vogeli.

Nel campo della cultura, a New York, Swisspeaks sta facendo conoscere la creatività elvetica al pubblico americano.

A Boston è stato inaugurata la Swiss House e a San Francisco la Swissnex.

Le due istituzioni, in parte finanziate dal settore privato, fanno da ponte tra il mondo scientifico, culturale ed economico elvetico ed americano.

swissinfo, Anna Luisa Ferro Mäder, Washington

Fatti e cifre

70'994 gli svizzeri residenti negli USA nel 2003.
Le esportazioni svizzere negli Usa sono calate da 17,4 miliardi di franchi nel 2000 a 14,6 nel 2003.
Le importazioni americane in Svizzera sono scese da 10,2 miliardi nel 2000 a 6,6 nel 2003.

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In breve

La Svizzera si è dimostrata molto disponibile nella lotta contro il terrorismo.

Le procedure d’entrata negli Stati uniti sono state inasprite sia per le persone sia per le merci, suscitando parecchio malumore in Svizzera.

Ma la cooperazione intensa fra Svizzera e Stati Uniti è destinata a continuare, indipendentemente dal nuovo inquilino della Casa bianca.

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