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Erdogan a Baku, in Nagorno chiusa ferita ma lotta continua

"Il fatto che l'Azerbaigian abbia liberato le sue terre dall'occupazione dell'Armenia non significa che la lotta sia finita". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel suo discorso alla "Parata della vittoria" a Baku, organizzata dopo la tregua siglata in Nagorno-Karabakh. KEYSTONE/AP sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2020 - 14:21
(Keystone-ATS)

"Abbiamo aperto una nuova era. Per trent'anni il Karabakh è stata una ferita nei nostri cuori. Oggi condividiamo la gioia di aver curato questa ferita". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

"Il fatto che l'Azerbaigian abbia liberato le sue terre dall'occupazione dell'Armenia non significa che la lotta sia finita", ha aggiunto il leader di Ankara nel suo discorso alla "Parata della vittoria" a Baku, organizzata dopo la tregua siglata in Nagorno-Karabakh.

"La lotta politica e militare proseguirà su molti altri fronti", ha proseguito Erdogan, riferendosi al suo omologo azero Ilham Aliyev come "mio fratello". "Finché Turchia e Azerbaigian saranno fianco a fianco, supereranno ogni difficoltà e andranno di successo in successo", ha aggiunto il presidente turco, che si è anche rivolto direttamente all'Armenia, accusandola di essersi fatta "incoraggiare dagli imperialisti occidentali" e invitandola a "rivedere le relazioni" e "ritrovare la ragione".

Dal canto suo, Aliyev ha ringraziato Ankara, sottolineando che "l'Azerbaigian ha avvertito il sostegno della Turchia sin dalle prime ore della guerra patriottica in Karabakh", in cui, ha detto, Erevan è stata "messa in ginocchio".

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