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ROMA - A quasi cinque mesi dal disastro del golfo del Messico il petrolio è 'tutt'altro che andato', ed è rimasto sepolto nei fondali oltre che sospeso nei pennacchi sottomarini. Lo afferma al sito del National Geographic una ricercatrice appena tornata da una spedizione nell'area.
"L'idea che tre quarti del petrolio sia sparita dal golfo come affermato dalle autorità è una favola - afferma Samantha Joye dell'università della Georgia - sarebbe bello, ma non avrebbe assolutamente senso".
La ricercatrice insieme ad alcuni colleghi ha scandagliato le acque del Golfo a bordo della nave Oceanus per tutto il mese scorso, trovando in almeno dieci punti alcuni strati di petrolio di 5 centimetri depositati sul fondo del mare alla profondità di 1600 metri e a una distanza fino a 126 chilometri dal luogo dell'esplosione.
"In almeno un campione il petrolio ricopriva alcuni gamberetti ed altri animali - spiega la ricercatrice - e abbiamo anche trovato alcuni pennacchi in posizioni diverse da quelle segnalate in precedenza. Il petrolio c'è ancora, basta cercarlo nel posto giusto".

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SDA-ATS