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Usa-Francia: Sarkozy-Obama, piu' vicine sanzioni a Iran

WASHINGTON - Amici sì, questo è fuori discussione. Ma tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy le divergenze restano, anche se molto meno marcate di quanto non lo fossero prima dell'incontro avuto oggi a Washington. Al termine del colloquio privato nello Studio Ovale, e prima di andare a cena negli appartamenti privati degli Obama alla Casa Bianca, il presidente francese e il presidente Usa hanno manifestato sorrisi e "condivisione globale" sui principali problemi che attraversano lo scacchiere internazionale, primo fra tutti l'Iran.
Ma tra Francia e Stati Uniti rimangono punti di vista diversi sui tempi e i modi per affrontarli. Innanzitutto l'Iran. "Sull'Iran, America e Francia sono uniti" ha sottolineato Obama. "Ma bisogna valutare con grande attenzione le conseguenze che un intervento può avere sull'intera regione" ha aggiunto, annunciando che sanzioni scatteranno "entro settimane". Nello stesso tempo, però, Obama ha sottolineato che "la porta della diplomazia resta aperta" nei confronti di Teheran, anche se "sono inaccettabili" le conseguenze di un Iran con l'arma atomica.
Più aggressivo Sarkozy, secondo il quale invece sull'Iran "il tempo delle decisioni è venuto", e le sanzioni nei confronti di Teheran per il suo programma nucleare non possono più aspettare. Una posizione analoga a quella espressa nel pomeriggio a Ottawa dal segretario di Stao Usa, Hillary Clinton, che sulle sanzioni all'Iran ha annunciato un prossimo unanime consenso da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Cina compresa. "Le sanzioni fanno parte della diplomazia" ha detto Hillary Clinton, che in Canada ha partecipato a un G8 ministeriale in cui il problema del controverso programma nucleare di Teheran è stato uno dei temi più importanti.
Capitolo Afghanistan: Obama ha evitato di chiedere, come invece avrebbe voluto, un ulteriore aiuto militare francese per quella che si annuncia come l'estate-chiave del conflitto. Di fronte a una sollecitazione del genere, Sarkozy avrebbe dovuto dire un 'no' esplicito, consapevole che l'opinione pubblica francese non gradirebbe l'invio di altri soldati, anzi. Per questo - come anticipato dalla stessa Casa Bianca prima del colloquio ufficiale - Obama non ha chiesto altri soldati francesi rispetto a quelli che già sono impegnati nel Paese.
In terzo luogo, il Medio Oriente, questione sulla quale, come ha ricordato Obama, non si può che procedere con prudenza. Sarkozy aveva a suo tempo proposto una conferenza internazionale sul tema, ma l'amministrazione americana è convinta che i tempi non siano maturi. La situazione a Gerusalemme è talmente tesa che l'obiettivo diplomaticamente più verosimile al momento è quello di riuscire ad avviare "colloqui indiretti" tra israeliani e palestinesi. E la cautela diplomatica è d'obbligo se si vuole davvero riavviare il processo di pace.
Obama e Sarkozy, infine, si sono detti "pienamente d'accordo" sulla necessità di nuove regole finanziarie per evitare una nuova crisi come quella dello scorso anno. "Quanto é successo - hanno affermato - non deve ripetersi".

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