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Ucraina: 50 membri ONU, “minacce” Mosca contro diplomatici a Kiev

Keystone-SDA

Una cinquantina di Stati membri dell'ONU - tra cui la Svizzera - denunciano le "minacce" di Mosca contro i diplomatici a Kiev. Lo si legge in una dichiarazione letta dall'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite Andrii Melnyk.

(Keystone-ATS) Nella dichiarazione i membri dell’ONU (insieme all’Unione europea) “condannano le recenti minacce della Russia contro le istituzioni diplomatiche e le ambasciate a Kiev. È qualcosa che non possiamo tollerare”.

Ieri le autorità russe hanno invitato i cittadini stranieri residenti nella capitale ucraina, compreso il personale diplomatico, a lasciare Kiev il prima possibile in vista di ulteriori bombardamenti russi.

Inoltre il ministero degli esteri tedesco ha convocato l’ambasciatore russo a Berlino: “oggi abbiamo chiarito alla Russia che non ci lasciamo intimidire dalle minacce e continueremo a sostenere con forza l’Ucraina”, scrive il ministero sulla piattaforma X.

Con ironia, l’ex presidente russo e attuale vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Dmitry Medvedev ha scritto su X che “l’UE ha dichiarato che manterrà invariata la sua presenza diplomatica a Kiev, nonostante gli avvertimenti della Russia. Beh, a quanto pare hanno diplomatici da vendere e devono ridurre il personale”.

Da parte sua il presidente della Commissione difesa della Duma di Stato – la camera bassa del parlamento russo – Andrei Kartapolov ha spiegato che la Verkhovna Rada (il parlamento unicamerale ucraino) e l’ufficio del presidente Volodymyr Zelensky non sono tra i “centri decisionali” che la Russia si prepara a colpire nei nuovi raid su Kiev annunciati ieri.

“Innanzitutto – ha dichiarato Kartapolov al quotidiano governativo russo “Parlamentskaya Gazeta” – la Verkhovna Rada non è un centro decisionale, così come non lo è la Duma di Stato in Russia. I deputati non controllano le truppe né decidono dove e quando colpire. Lo stesso vale per l’ufficio del presidente ucraino. Sappiamo tutti che Zelensky non si reca fisicamente in ufficio. Se ne sta in un bunker, mentre il suo ufficio è presidiato da due guardie di sicurezza e cinque addette alle pulizie. Ha senso spendere munizioni costose su quello che è essenzialmente un luogo vuoto?”.

Quelli che invece potrebbero essere considerati “centri decisionali”, ha affermato Kartapolov, sono i posti di comando protetti delle forze armate e dei servizi di sicurezza ucraini. Ma “bisogna capire che non si trovano nel centro di Kiev”, ha aggiunto il deputato russo.

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